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Siamo sicuri che la liberazione sessuale ci abbia consegnato un’umanità più libera, meno bigotta e più aperta a nuove mentalità ed esperienze? Siamo certi che la rivoluzione del desiderio abbia inaugurato un periodo di accettazione serena della propria sessualità, segnando una rottura con un passato ottuso e sessuofobo? È proprio vero che il ’68 fu solo un’ubriacatura gaia e libertaria fatta di belle canzoni, oceaniche adunate e amori sinceri ed innocenti? A rispondere a queste domande, o meglio, a scardinare questi luoghi comuni sul nostro passato più recente c’è un libro straordinario, scritto da uno dei più grandi scrittori viventi e che, pur pubblicato nell’ultimo anno del secolo scorso conserva ancora un’attualità strabiliante, che stupisce ed allarma. Il libro in questione è Le Particelle Elementari, la rivelazione per cui Michel Houellebecq si rivelò al mondo. L’autore francese in questo primo romanzo rivela già lo stile straordinario che l’ha reso celebre proiettandolo nell’olimpo dei più grandi romanzieri in circolazione: un modo di scrivere corrosivo, cinico, cattivissimo, che indaga le brutture e le miserie dello squallore metropolitano della Francia postmoderna con la precisione chirurgica dello scienziato e l’esattezza plastica dell’incisore di parole, del cultore della lingua.

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«Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia rapporti saltuari con altri uomini. Visse in un’epoca infelice e travagliata»

Anche i momenti di più avanzato scadimento, di più conclamata depravazione vengono descritti con una maestria invidiabile. Houellebecq è un grande maestro dello stile crudo e senza imbellettamenti, la cui lettura risulta godibile proprio perché non cede mai alla volgarità gratuita, alla parolaccia priva di senso, alla descrizione erotica fuori contesto. In lui sopravvive la tensione ad un ideale superiore, ad un orizzonte più alto che può e deve emergere, pur in mezzo al più tetro squallore. Il racconto si dipana attraverso delle storie esemplari, lo scadimento quieto e disperato dell’Occidente, il diffuso suicidio della nostra civiltà dal primo Dopoguerra all’alba del nuovo millennio. I due protagonisti, Michel e Bruno, sono due fratellastri figli di una comune madre. La storia opprimente delle loro famiglie segnerà le loro rispettive esistenze, distanti eppure speculari, diverse ma prossime, sorte da una comune origine. La loro madre è una precoce libertina, hippy e convinta sostenitrice del movimento, sessantottina e fiera praticante del più sfrontato permissivismo sessuale. Con il suo unico marito, un chirurgo plastico cinico e modaiolo, concepisce Bruno; con il più significativo dei suoi numerosi amanti, un regista cinematografico che morirà mentre girava un documentario in Corea, Michel. La donna si disinteressa di entrambi i figli, liquidandoli come degli ingombri che le impediscono di proseguire la sua vita all’interno della comunità hippy: la vita che Houellebecq descrive con tanta precisione, degli amanti copiosi, delle ammucchiate e della promiscuità, della fornicazione mai sazia, dei campi di nudisti e delle droghe psichedeliche, della libertà assoluta e del misticismo vago e sconclusionato. E, mentre la madre latita, Bruno e Michel crescono, orfani de facto, con due padri a loro volta poco presenti e poco adeguati, che, sia pur in modo diversi, hanno sempre coltivato la vita come divertimento, arricchimento personale e realizzazione delle proprie aspirazioni. Il mondo che ci ha lasciato la rivoluzione sessuale, lascia intendere Houellebecq tra le righe, è troppo individualista ed egoista per tener conto dei figli. La progenie nasce, in modo accidentale, per sbadataggine, in mezzo al vorticoso ciclo dell’amore libero: questi figli, senza figure che diano loro riferimenti e, soprattutto, affetto, fatalmente, si perdono.

Il trailer del film ispirato al romanzo del discusso autore francese

Attraverso questo duplice percorso esistenziale l’opera consegna una delle più lucide e complete disamine del mondo moderno, tratteggiando uno dei più fedeli ed efficaci ritratti della modernità liquida. Lo scrittore francese mostra il patto segreto che in Italia ancora molti non hanno colto tra il liberalismo economico, che distrugge gli stati e le comunità per organizzare una competizione serrata fra gli individui per un lavoro ed un salario, ed il libertinaggio sessuale, nel nome del quale si distrugge la famiglia nucleare e che ci trasforma tutti in atomi desideranti, ovvero i più perfetti ingranaggi di un sistema economico che si fonda precisamente sulla continua sollecitazione di un godimento drogato. Da una parte il capitalismo ci rende individualisti e solitari, facendo il gioco del libertinaggio sessuale; dall’altra la promiscuità assoluta elimina i rapporti stabili e duraturi e induce alla continua e inesauribile ricerca di desiderio, il che è perfettamente funzionale al sistema del consumismo economico.

Vita da hippie negli anni Sessanta

È questo il vero codice binario che regge l’ordine mondiale attuale: il sistema oggi è liberista in economia e libertario nei costumi. Houellebecq in questo senso è stato il primo a delineare ex post in modo preciso ed implacabile il modo in cui il Sessantotto e la liberazione sessuale abbiano fatto (e, per la verità, ancora facciano) il gioco del capitalismo mondiale e della mercificazione oggi in atto. Da noi lo intuì in modo altrettanto geniale, denunciandolo anche in modo coraggioso, Pier Paolo Pasolini; in Francia se ne accorse Clouscard (autore meritoriamente introdotto in Italia da Lorenzo Vitelli). Scrive Houellebecq a proposito di Bruno, che la sua generazione non era spinta alla competitività sfrenata tanto dal punto di vista economico (era il trentennio glorioso, il periodo in cui ancora si credeva che un certo grado di ricchezza fosse accessibile a tutti), bensì proprio da quello sessuale:

La Danimarca e la Svezia, che servivano da esempio alle democrazie europee nella missione di livellamento economico, fornirono altresì l’esempio della libertà sessuale. In modo del tutto inatteso, in seno a quelle classi medie cui andavano progressivamente aggregandosi gli operai e gli impiegati-ovvero, più precisamente, tra i figli di tale classe media-si aprì un nuovo campo di battaglia a sfondo narcisistico.

La nuova competizione è, appunto, a livello sessuale. Nell’opera si racconta il lato sinistro ed oscuro della liberazione dei costumi, attraverso la tristissima parabola del protagonista Bruno. Il racconto ci porta con lui in campi di nudisti, comunità hippie, sessantottardi ormai stremati da una vita di eccessi ed avviliti dall’età, loro che avevano così cocciutamente costruito la mitologia del giovanilismo esasperato. Sono veramente penose queste escursioni tra corsi di yoga, decrepite libertine avvizzite dall’età disposte a concedersi a chiunque per un po’ di godimento, uomini logorati dalla vecchiaia che si masturbano mestamente in un clima di indifferenza generale…Houellebecq mostra implacabile il vero finale di quella tremenda sbronza di desiderio, di quella stolida normalizzazione dell’eccesso: alla sessualità gioiosa e gaudente del Maggio segue la morbosa e patetica ricerca di godimento senile, gli eccessi degli uomini, lo sconforto delle donne. Leggendolo viene davvero voglia di ringraziare Dio di essere nati in Italia, nell’Europa mediterranea e piaciona, indolente forse ma che ha conservato umanità e affetti ed un vivo senso di comunità, specialmente in provincia. Accompagniamo lo scrittore francese e capiamo ancora di più l’enorme importanza della nostra battaglia di Civiltà, della stoica difesa del nostro patrimonio umano contro il feroce e micidiale mix di capitalismo & godimento proveniente dagli Usa, dalla Scandinavia e dall’Europa continentale e stanca. Meglio ad ogni costo una vecchia zia beghina che una madre tardo-sessantottina e femminista.