“Plebei ed Altri Animali. Il razzismo segreto della nobiltà cattolica contemporanea” è il nome dell’ultima fatica del nobiluomo Rammarik de Milford che in 183 pagine mette a nudo i limiti, le contraddizioni e i cattivi usi della nobiltà nostrana (e non). Certo, non si può dire che la nobiltà italiana si sia sempre distinta per portamento e grazia, basti pensare ai nobili che da anni hanno fatto capolino nei programmi demenziali della nostra televisione: Marina Ripa di Meana (che Dio l’abbia in gloria) ed Emanuele Filiberto di Savoia (che tra duetti con Pupo, balletti incatramati a “Ballando con le stelle” e pubblicità per le olive di Saclà avrebbe fatto vergognare non solo Vittorio Emanuele II ma pure tutti i rami collaterali) o quelli che da tempi immemori risiedono nei Consigli di Amministrazione delle più grandi aziende nazionali facendo sempre e solo danni come l’intramontabile Luca Cordero di Montezemolo oppure a coloro che hanno intrapreso una carriera politica come la brevissima parabola (e meglio così) del Marchese Terzi di Sant’Agata a Ministro degli Esteri del Governo Monti o l’inqualificabile e deleterio Paolo Gentiloni (che sì, è nobile anche lui); o come forse dimenticare quando i Savoia hanno fatto a pugni coi Duchi di Savoia-Aosta (loro cugini) al matrimonio del Re di Spagna perché offesi della presenza dei propri parenti prossimi mentre i regnanti europei tra lo stupore e il riso si chiedevano se veramente questa casata poteva avanzare pretese al trono italico. Non me ne vogliano i miei amici aristocratici né tanto meno gli altri nobili ma è lampante agli occhi di tutti come gli esempi pubblici di questa classe sociale un tempo fondamentale per ogni stato siano oltre ogni dubbio deleteri e infamanti.

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Ma torniamo a noi, come mai è successo tutto ciò? Perché la nobiltà è crollata sotto le spire della storia ed è dovuta ridursi in diversi casi a spettacoli e teatrini infimi? De Milford prova a darci una spiegazione storico-sociale: le due grandi sconfitte (mortali) della nobiltà italiana furono il referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica del 1948 e lo smantellamento della Corte pontificia ad opera di Papa Paolo VI nel 1968. Perché queste due date? La prima perché sanciva la fine dello stato monarchico e aboliva ogni privilegio e prerogativa nobiliare esiliando addirittura il Re e privandolo di ogni possibilità legalmente riconosciuta di rilasciare qualsiasi sorta di patente nobiliare od onorificenza (leggasi: creare nuovi nobili ex novo), mentre la seconda faceva crollare l’ultima roccaforte del diritto nobiliare del Patriziato romano (definito anche come nobiltà nera) rimuovendo così ogni prerogativa che diverse famiglie aristocratiche romane possedevano (Colonna, Ruspoli, Lancellotti, etc.) all’interno delle sale della Santa Sede.

Il libro però, più che la cronistoria della decadenza nobiliare punta il focus sul razzismo (classismo) che tale classe sociale esercita nei confronti delle altre. Ma andiamo con ordine: per diritto nobiliare l’unico che può rilasciare patenti nobiliari e creare nuovi nobili è solamente il Re, detentore della fons honorum e in alcuni casi il Papa (per quanto riguarda i Conti palatini et simili) ma la storia d’Italia non è stata clemente con nessuno dei due dato che al primo è stato tolto qualsiasi diritto mentre il secondo è stato relegato a una funzione spirituale spogliandolo di qualsiasi potere temporale (nonostante il Vescovo di Roma sia monarca assoluto nel territorio vaticano). Così è avvenuto che la classe sociale aristocratica abbia dovuto combattere con il fenomeno più deleterio per un gruppo sociale: il non avere eredi, o meglio, non avere nuovi ingressi all’interno del proprio stato minandone la propria reiterazione. Sempre più famiglie nobiliari si estinguono perché l’ultimo erede non procrea oppure perché nobildonne sposano ricchi borghesi perdendo quindi la discendenza del cognome (che comunque su base di diritto si articola in linea patrilineare). Ma si badi bene, questo fenomeno avviene da quando esiste la nobiltà ma almeno un tempo il sovrano poteva creare nuovi nobili rimpolpando le file dei sangue blu cosa che per legge ora in Italia non può più avvenire lasciando quelle oltre 1500 famiglie titolate in balia degli eventi dovendo sempre sperare che nascano figli maschi che a loro volta generino figli maschi per permettere al blasone di esistere ancora, ma soprattutto, questa situazione numerica ha portato gran parte di tali casate a chiudersi in una sorta di Eden perduto andando a smarrire progressivamente il contatto con la realtà per cercare di proseguire (a volte invano) titanici obiettivi come il mantenere la limpieza de sangre o i quarti nobiliari.

Papa Paolo VI

Papa Paolo VI

Da una parte la storia e la società civile non sono state per niente riconoscenti con il ceto altolocato rilegandolo a cimelio del passato e definendolo non idoneo alla nuova società, dall’altra parte però, gli stessi superstiti di questo mondo non hanno fatto quasi nulla per cercare di sopravvivere nella maniera più civile possibile preferendo chiudersi nella loro torre d’avorio e facendo un vero e proprio muro contro borghesi e non titolati. De Milford a questo proposito cita diversi esempi (vissuti e no) di questa chiusura ermetica da parte dell’aristocrazia: prima di tutto molte famiglie assai titolate non sono solite ammettere nei propri ranghi borghesi seppur assai ricchi per non far perdere ai pargoli i quarti di nobiltà (pensate, il calcolo minimo viene fatto su basi di quarti ma per entrare alla corte dei Kaiser ne servivano 16/4 ovvero quasi tre generazioni titolate sia da parte di madre e di padre per almeno 200 anni) in secundis la nobiltà europea si è attaccata come cozze allo scoglio a tutte quelle istituzioni che permettono a quest’ultimi di esercitare ancora le loro prerogative nobiliari di sangue e di nascita, primi fra tutti sono appunto gli Ordini cavallereschi religiosi come il Sovrano Militare Ordine di Malta.

Ed è proprio lo SMOM ad essere l’oggetto principale dell’attacco dell’autore, eletto ormai a ultima roccaforte della nobiltà europea. Esso, forte del proprio glorioso passato e delle sue timide e sofferte vittorie giuridiche degli ultimi decenni, si dedica tuttora a mansioni di volontariato e mutuo soccorso in tutto il mondo. All’interno del suo fittissimo organigramma vi sono sia semplici volontari (al quale tutti possono accedervi) che colmi di pietas cristiana e di senso civico dedicano il loro tempo ai bisognosi, ma sia i così detti Cavalieri e Dame, veri e propri protagonisti delle vicende mondane e no dell’Ordine. Si badi bene, è proprio qui che entra in gioco il meccanismo classista su cui l’autore si scaglia: per poter essere investito di tale nomea (con paludamenti e titolo annessi) è necessario presentare a un’apposita commissione (probabilmente formata da araldisti e genealogisti riesumati dalle cantine di manieri sperduti) la propria genealogia e discendenza nobiliare materna e paterna che deve soddisfare almeno i cento anni l’uno. Da qui, si può ben evincere come tutte le classi di Cavaliere e Dama siano vietate a tutti coloro che non possiedono una famiglia titolata con annesse documentazioni delle varie Cancellerie regie. Ma non è solo lo SMOM ad avere tali pretese per titolare a sua volta i membri, anche l’Ordine costantiniano di San Giorgio o la Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro (ultimo vero giuspatronato italiano e forse europeo) utilizzano procedure simili per ammettere nuovi membri nelle loro file altolocate.

Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, 80º Gran Maestro del Sovrano militare ordine di Malta

Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, 80º Gran Maestro del Sovrano militare ordine di Malta

Insomma, lo scritto di de Milford, ricco di documentazione e citazioni bibliografiche, dipinge con molta chiarezza gli ultimi spasmi di un mondo che piano piano sta tramontando ma che non intende cambiare nulla del proprio stile di vita.