“Dobbiamo combattere insieme l’ignoranza, riaprire i rapporti diplomatici tra Siria e Italia e levare l’embargo al nostro Paese che danneggia prima di tutto la popolazione siriana”. È questo il messaggio lanciato alle istituzioni italiane dalla Sala Conferenze Stampa di Palazzo Montecitorio da Diana Jabbour, responsabile della produzione televisiva e cinematografica in Siria. La direttrice della TV ha partecipato ad una conferenza organizzata dalla “Federazione Assadakah Italia – Centro Italo Arabo e del Mediterraneo” (presieduta da Raimondo Schiavone) e dal “Coordinamento Nazionale per la pace in Siria”. Moderati da Alessandro Aramu (direttore di Spondasud) e da Naman Tarcha (giornalista siriano), i relatori hanno potuto offrire ai tanti giornalisti e politic presenti all’incontro una testimonianza diretta e delle soluzioni concrete per affrontare una questione, quella del terrorismo, che dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre, non può lasciarci indifferenti. Bashar Al Assad, dopo aver espresso la sua solidarietà al suo omologo francese, aveva commentato così la tragedia: “quello che voi avete subito noi lo subiamo ogni giorno da cinque anni”. Ecco che la risoluzione del conflitto siriano diventa un elemento nodale se si vuole arginare l’espansione del Califfato di Al Baghdadi e dei gruppi affiliati ad Al Qaeda. La sicurezza dell’Europa e di tutto il mondo occidentale passa per la stabilità del Vicino e Medio Oriente.

“Noi siriani abbiamo sicuramente delle colpe perché non siamo riusciti a fermare l’Isis, in parte a causa della corruzione interna al Paese, ma l’Occidente ha delle responsabilità molto più importanti” ha detto Diana Jabbour. “La destabilizzazione del nostro Paese – ha continuato – è iniziata nel 2005 dopo la morte del premier libanese Rafiq Hariri, poi si è estesa con la creazione di Daesh che ha affascinato molti radicali che hanno visto in quella organizzazione un rifugio”. “La Siria è in una posizione geografica scomoda perché si trova tra Israele e la Turchia, e si colloca in un’area che per il Califfato ha un’importanza di carattere religioso prima ancora che strategico”, ha spiegato Jabbour. Dopo il suo intervento l’ex ambasciatore siriano in Italia Samir Al Kassir ha sottolineato la strategia volta a far diventare “la Siria, un Paese laico che rispetta tutti, in una nazione fondamentalista sul modello dell’Arabia Saudita”.

A concludere l’incontro è stato il parlamentare del Movimento 5 Stelle Manlio Di Stefano (Commissione Esteri) che invece ha ribadito le posizioni del suo gruppo politico sulla questione siriana. Il M5S avrebbe già depositato due interrogazioni parlamentari: una sulla riapertura dei rapporti diplomatici tra Siria e Italia e l’altra sulla cancellazione dell’embargo. Inoltre Di Stefano ha aggiunto che l’obiettivo deve essere quello di fermare la vendita di armi ai Paesi del Golfo che finanziano direttamente i gruppi terroristici e di impedire l’ingerenza degli Stati occidentali nella politica interna dei Paesi attraverso il cosiddetto “regime change”. Riportando le parole dell’inviato delle Nazioni Unite in Siria Stephen De Mistura, Di Stefano ha affermato che “Assad fa parte della soluzione”.