“Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.”
P. Salinas

Pedro Salinas, poeta spagnolo del Novecento, nacque a Madrid nel 1891 (anno della morte di Arthur Rimbaud) e morì a Boston nel 1951.
Forse perché “eclissato” da altri maestri della sua generazione quali Federico Garçia Lorca o Rafael Alberti, Pedro Salinas y Serrano ha sempre spiccato ma mai a sufficienza all’interno di quella corrente (la cosiddetta generazione del ’27) che invece deve vederlo fra i suoi protagonisti di rilievo. Madrileno di nascita, Salinas si iscriverà alla facoltà di legge per poi abbandonare gli studi di giurisprudenza per la laurea in lettere e filosofia. Divenuto professore dopo un’esperienza alla Sorbona e all’università di Cambridge, sarà il primo traduttore spagnolo del capolavoro proustiano “Alla ricerca del tempo perduto” del quale era rimasto affascinato durante il suo soggiorno a Parigi, nonché di diverse opere di propaganda antitedesca durante la grande guerra. Attorno ai primi anni trenta incontrerà Katherina Whitmore, la musa ispiratrice delle sue più celebri poesie.  Allo scoppio della guerra civile si rifugerà prima negli Stati Uniti e poi a Porto Rico; un periodo, quest’ultimo, che ricorderà forse come il più lieto della sua stagione terrena. Nel 1946 ritornerà poi a Baltimora, dove riprenderà il suo posto di docente sino alla morte, sopraggiunta alla precoce età di sessant’anni.
Si è soliti dividere l’opera del poeta madrileno in tre (quasi “platoniche” stagioni) della giovinezza, della maturità e della (quasi) vecchiaia. Della prima è bene ricordare tre raccolte che sono capisaldi per il lettore salinasiano quali Presagios, Seguro azar e soprattutto Fabula y signo; il periodo della maturità è quello dei capolavori più conosciuti come La voz a te debida e Razòn de amor; l’ultimo periodo segna invece un cambio di genere con la stesura di quattordici drammi e romanzi, antagonisti il materialismo moderno. Collaboratore delle principali riviste letterarie spagnole, Salinas è stato amico di tutti i grandi scrittori, poeti e intellettuali della sua epoca, da Unamuno a Valle Inclán, Da Machado a Ortega y Gasset, da García Lorca a Juan Ramòn Jiménez.

La larga parte della sua poetica è composta da liriche d’amore asciutte, pure, malinconiche ma estremamente penetranti, per una poesia “passionale e sensuale” come la definiva l’amico Jorge Guillèn. Salinas mescolerà la letteratura europea con il secolare patrimonio letterario spagnolo in una fusione unica e straordinaria, di un romanticismo che non sfocia mai nel puro ornamento estetico ma punge dritto, verso l’anima dell’incanto. È soprattutto sul capolavoro, La voce a te dovuta, che merita concentrarsi la nostra attenzione: una raccolta di settanta poesie dedicate alla medesima donna; essa è quasi un poema unitario, un canzoniere amoroso che punta alla ansiosa (e irrisolta) ricerca gnoseologica dell’essere autentico. “Non ho bisogno di tempo/ per sapere come sei:/ conoscersi è luce improvvisa” scrive all’incipit della dodicesima lirica. “Chi ti cerchi nella vita/che stai vivendo, non sa/di te che allusioni, /pretesti in cui ti nascondi (…) Io no./ Ti ho conosciuta nella tempesta. /Ti ho conosciuto, improvvisa/ in quello squarcio brutale/di tenebra e luce/ che sfugge al giorno e alla notte.”

Non si perde in monti fantastici e inesistenti, Salinas: fotografa il trascendente senza mai staccarsi dall’immanente. Il madrileno non cede allo sperimentalismo della sua epoca: nutre il suo lavoro anche degli oggetti e delle pose più quotidiane sfiorando spesso toni prosaici, specie nel punto più alto della sua opera, appunto La voce a te dovuta, il cui titolo è un richiamo alla poesia amorosa di Garcilaso: “Ma con la lingua morta e fredda nella bocca intendo muovere la voce a te dovuta…”(Egloga III vv.11-12).
”L’arte [scrive Salinas] è una costante scoperta; non si concede sosta nella sua ansia esploratrice, nella sua sete di rinnovamento, anche quando navighi per mari molto solcati e manipoli, nei suoi esperimenti, le formule più conosciute”. Quanto alle scelte espressive, esse si muovono all’interno di convenzioni stilistiche tradizionali, lontane dal linguaggio di rottura dei contemporanei eppur innovative nel loro conservatorismo.

Salinas va insomma annoverato fra i più grandi autori che il novecento spagnolo ci abbia donato: un poeta che sa darsi al mondo nelle sue fragilità inconsuete.