Come i nostri lettori più fidelizzati avranno modo di ricordare, abbiamo dedicato un’ampia ed esaustiva riflessione sull’attuale situazione in cui versa il sistema di difesa statunitense. Un apparato, quello del Pentagono, di dimensioni e costi immensi e pressoché irraggiungibili per qualsiasi altro Paese nel globo, caratterizzato tuttavia da un sistema di contractors il più delle volte inefficiente e clientelare. Il confronto più logico e naturale per determinare lo stato effettivo dell’apparato militare statunitense è legato al ruolo della Russia, tanto per una questione storica – la quale vede le due nazioni al centro di una rivalità geopolitica mai effettivamente sopita – e strategica – dal momento che gli interessi dei due governi sono spesso contrapposti in un gran numero di scenari. È proprio alla Russia, dunque, che si cercherà di guardare in questo nuovo articolo da interpretare come una prosecuzione, su un versante opposto, di quanto affermato nel contributo precedente.

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La Russia spaventa, non solamente Washington: abbiamo parlato più volte dei numerosi leaks e del loro peso, reale o presunto, all’interno della campagna elettorale statunitense del 2016; abbiamo visto come la stessa Europa veda il tentativo di penetrazione russa all’interno dei propri processi democratici come una minaccia concreta e che richiede massima tempestività nell’essere affrontata; abbiamo visto come la crisi ucraina abbia posto nuovamente di fronte agli occhi dell’Occidente il fatto che Mosca, malgrado il travagliato periodo storico successivo al crollo dell’Unione Sovietica, non abbia rinunciato alla sua volontà di difendere il proprio interesse nazionale. La Russia spaventa e a buon titolo: date le stime di GlobalFirepower, il gigante russo è attualmente la seconda potenza militare del pianeta. Inoltre, come è stato scritto nell’articolo da cui questa riflessione ha preso piede, Mosca sta attualmente sviluppando tecnologie interessanti sul piano militare ed intensificando il grado di interoperabilità delle proprie forze armate, ottenendo come effetti a lungo termine una maggiore ottimizzazione dei costi e una maggiore efficienza del proprio apparato di difesa.

Una sfida comune per chiunque aspiri ad avere a disposizione un sistema difensivo efficace e tatticamente avanzato nei nostri tempi è lo sviluppo di strumenti offensivi ad elevata precisione. Secondo quanto riportato da RT, tale obiettivo sarà fra le principali priorità all’interno del nuovo Programma di armamenti dello Stato russo. In base alle dichiarazioni del ministro della Difesa Yuri Borisov, ad accompagnare lo sviluppo di questa specifica tipologia di armi sarà un programma di forze strategiche nucleari ed il supporto dell’intelligence per le operazioni militari.

Yuriy Ivanovich Borisov

Yuriy Ivanovich Borisov

All’interno di un’intervista condotta dal giornale russo Military-Industrial Kourier, il ministro Borisov ha inoltre dichiarato che la Russia proseguirà lo sviluppo di armi nucleari a scopo deterrente, affermando che:

Il nostro scudo missilistico nucleare deve essere molto affidabile, affinché nessuno abbia la vaga idea di testare la nostra forza.

Secondo quanto il ministro ha aggiunto nella stessa intervista, lo sviluppo di armi ad elevata precisione sarà inserito al secondo posto in termini di importanza all’interno del programma per gli armamenti russo. Nel frattempo, l’industria russa avrà il compito di sviluppare una maggior varietà di armi di questa precisa tipologia. Il terzo punto fondamentale del programma, come accennato in precedenza, sarà lo sviluppo di un servizio di intelligence per le operazioni di combattimento, incluso il gruppo spaziale, gli strumenti di navigazione e l’aviazione senza pilota.

Il piano decennale che dovrà portare a compimento questi ed altri obiettivi correlati è stato adottato ufficialmente nel 2015. Tuttavia, la sua attuazione è stata rinviata a causa di difficoltà economiche. Secondo Dmitry Rogozin, il ministro in carica del complesso industriale militare, il nuovo programma verrà ufficialmente approvato per la fine dell’anno corrente. Viene naturale chiedersi dove queste rinnovate capacità offensive potrebbero essere impiegate: per chi ricorda un articolo apparso mesi fa su questa stessa testata, lo scenario siriano rappresenta uno dei contesti attualmente più accreditati per un’eventuale dispiegamento massivo di forze russe, a causa della vitale presenza della base militare russa nel porto di Tartus.

Dmitry Olegovich Rogozin

Dmitry Olegovich Rogozin

L’importanza strategica del sito è confermata dalla presenza di numerosi strumenti militari provenienti da Mosca, fra cui l’insieme di missili S-300 ed S-400. Riprendendo quanto scritto nel precedente articolo:

Il sistema missilistico S-300 è, assieme agli S-400, il pilastro della difesa antiaerea russa, con un range d’azione fra i 150-200 e i 300 km. Considerato uno dei più potenti missili antiaerei oggi disponibili, è in grado di inseguire circa 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12/24/36 ed è capace di distruggere anche i missili balistici. Il loro tempo di dispiegamento è di soli cinque minuti. Il sistema di difesa antiaereo S-400, sviluppato dall’azienda del settore difesa russo NPO Almaz, è stato progettato per intercettare e colpire aerei da guerra e missili balistici ad una velocità da 0 a 4,8 km/s. Il suo sistema può individuare fino a 36 obiettivi contemporaneamente in un raggio che va da 30 a 40 km – nelle nuove versioni si parla di 80 obiettivi –. Esso copre un raggio di 250 km, contro i 160 km del Patriot statunitense.

La tradizione di difesa missilistica russa è invidiabile e si manifesta anche su un secondo scenario tattico fondamentale, ossia quello legato alla difesa su lunghe distanze. Infatti, come accennato a suo tempo

Sul fronte dei SAM a lungo raggio, invece, la Russia può contare su 101 unità ripartite fra S-400, 2-300ps, S-300pm, S-300v ed S-300v4, mentre gli USA possiedono solo 80 Patriot che raggiungono i 160 km di raggio – contro i 250-400 km degli S-300v4 e degli S-400. Il vantaggio in quest’area strategica garantisce una capacità difensiva russa molto solida, capacità impiegata anche al lancio dei famosi 59 Tomahawak lanciati dagli USA il 7 aprile.

S-400

S-400

Fra i rivali della Russia presenti nel territorio mediorientale vi è, oltre agli Stati Uniti, naturalmente anche l’Isis, il quale rappresenta il principale obiettivo militare delle azioni condotte da Mosca. È del 3 novembre la notizia che 6 bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 ed il sottomarino russo Kolpino avrebbero lanciato un feroce attacco contro le forze del califfato. RT parla di un’operazione condotta nella Siria orientale, volta a distruggere le riserve e i rifugi dell’Isis nell governatorato di Deir ez-Zor, vicino la città di Abu Kemal. Si tratta di un luogo raggiunto dall’esercito siriano con il supporto degli attacchi aerei russi nei primi giorni di settembre ma che, tuttavia, rimane ancora sotto il controllo dei terroristi in alcune zone.

Stando alle dichiarazioni del portavoce del ministro della Difesa russo Igor Konashenkov, l’attacco sarebbe stato condotto con l’intento di sostenere le truppe governative siriane. Il sottomarino, sempre secondo quanto detto dal portavoce, avrebbe sparato missili cruise di calibro 6 da una posizione sommersa. Inoltre, i Tu-22M3 sarebbero stati accompagnati da aerei Su-24 e Su-34, stanziati nella base d’aviazione presso Khmeimim nella Siria occidentale. Gli aerei da combattimento sono stati supportati da jet da combattimento Su-30, Su-35 e Mig-29. Tutti i bombardieri a lungo raggio sarebbero tornati in Russia dopo il compimento dell’attacco, in base alle dichiarazioni di Kovashenkov, mentre i sottomarini continuano ad effettuare operazioni nell’area in collaborazione con altre navi russe.

Tu-22M3

Tu-22M3

Come è possibile immaginare a partire da questo episodio, i sottomarini giocano un ruolo importante all’interno del sistema militare russo. Del resto, dopo il pensionamento del San Pietroburgo, i media russi hanno annunciato i piani di lancio di due nuovi sottomarini diesel-elettrici classe Lada. Il dato che fa più riflettere, però, e che non è stato menzionato in alcuni comunicati stampa è il fatto che questi nuovi sottomarini saranno sprovvisti del sistema a propulsione AIPair-independent propulsion – che avrebbe dovuto costituire il punto fondamentale di questa nuova classe di mezzi. La mancanza di un sistema di questo tipo espone i sottomarini a rischi derivanti dal potenziale alto livello di rumorosità, la quale viene ridotta drasticamente da un sistema a propulsione nucleare, assieme ad un sostanzioso vantaggio in termini di velocità ed autonomia – pressoché illimitata –. I costi per tale sistema sono però proibitivi, aggirandosi fra le quattro e le otto volte in più di un sistema a diesel tradizionale.

A confortare le autorità russe, però, potrebbe essere la generale validità dell’utilizzo di simili sottomarini per fini di pattuglia delle acque locali. Gli stringenti limiti finanziari non rendono però la Russia una potenza militare isolata né tantomeno inattiva. Proseguono infatti le attività di esercitazione fra cui, attesa con numerose aspettative, l’esercitazione Zapad, su cui si è scritto persistentemente fra gli osservatori occidentali e che ha visto l’impiego di truppe di terra, navi e aviazione militari, oltre al lancio di missili Iskander. Le manovre sono state svolte dal 14 settembre al 20 settembre 2017 fra la Bielorussia e la Russia. La preoccupazione della NATO, in particolare per la vicinanza con i territori baltici, è stata evidente.

9K720 Iskander

9K720 Iskander

I dubbi degli Occidentali erano legati all’impiego delle 13.000 truppe per l’esercitazione, in quanto si attendeva la presenza di 100.000 truppe. Oltretutto, i Paesi baltici temevano che la Russia potesse adoperare l’esercitazione come uno strumento per testare il loro territorio e, a scopo di precauzione, gli Stati Uniti hanno schierato 600 paracadutisti nella regione. Contro i dubbi dei Paesi NATO, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato a Mosca che:

Molti osservatori internazionali hanno visitato le esercitazioni, c’è stato un briefing per loro all’interno di cui hanno potuto ricevere informazioni legate ai risultati e agli obiettivi delle esercitazioni ed hanno anche avuto l’opportunità di vedere con i loro occhi che gli scenari delle esercitazioni erano conformi agli risultati dichiarati.

Quando si parla di Russia è però un altro tipo di arma quella che viene in mente, complice anche un ricco immaginario collettivo ereditato dalla Guerra fredda: l’arma atomica. Per quanto l’arsenale russo rimanga un pilastro del sistema militare del gigante euroasiatico, attualmente Mosca sarebbe intenzionata ad alleggerire il proprio arsenale. In particolare, la Russia sarebbe interessata a ridimensionare il numero di armi nucleari non strategiche, per quanto attualmente ci siano poche prove certe che confermino il trend.

Attualmente non c’è un accordo unanime sulla vastità dell’arsenale nucleare non strategico (non strategic nuclear weapon, NSNW) russo. Secondo le dichiarazioni di Hans Kristensen – della  Federation of American Scientists – per The National Interest, il governo di Mosca non ha rilasciato nessuna stima ufficiale.

Non esistono numeri ufficiali da nessuna parte […] Certamente le agenzie di intelligence hanno le loro stime e non le usano mai realmente, quello che fanno piuttosto è fare affidamento su fonti pubbliche.

Alcune stime parlano di circa 1200 NSNWs, mentre altre parlano di 5000 unità. Secondo le stime di Kristensen, la Russia disporrebbe di un arsenale dotato di 1800-2000 unità, uno scenario che combacia con gli studi di alcuni fra i migliori esperti nel settore fra cui Sokov e Igor Sutyagin, senior fellow al Royal United Services Institute. Stando a quanto afferma Sokov, le circa 2000 unità sarebbero divise più o meno equamente fra aviazione e Marina, mentre le forze di terra ne sarebbero sprovviste. Inoltre, sempre secondo Sokov la Russia avrebbe ridotto il numero di NSNWs al di sotto di qualsiasi accordo stipulato con gli Stati Uniti.

RS-24 Yars

RS-24 Yars

Il mantenimento di un tale arsenale nucleare è giustificato dal fatto che la Russia non sia attualmente in grado di resistere ad una guerra portata avanti per un lungo periodo di tempo. Come fece la NATO ai tempi della Guerra fredda, la Russia fa ora affidamento su un forte arsenale nucleare come deterrente dal momento che le forze armate rivali sono in grado di sovrastarla numericamente – il contrario di quanto accadeva in precedenza. L’inferiorità numerica delle dotazioni delle forze armate russe è probabilmente un elemento chiave per comprendere uno strumento cardine dell’azione condotta dai vertici politici e militari di Mosca: la dottrina Gerasimov.

Elaborata nel febbraio 2013 dal generale Valery Gerasimov – il comandante dello Staff Generale russo – ha pubblicato un documento di 2000 pagine intitolato The Value of Science Is in the Foresight, all’interno della rivista settimanale russa Military-Industrial Kurier. Si tratta di un insieme di concetti derivati dalla strategia sovietica arricchita da elementi di total war e una nuova teoria della conduzione di azioni di guerra. Secondo Gerasimov:

L’importanza dei mezzi non-militari per raggiungere obiettivi politici e strategici è aumentata e, in molti casi, hanno superato il potere della forza delle armi nella loro efficacia.

L’approccio adottato risulta più vicino alla guerriglia, con l’adozione di qualsiasi strumento utile per destabilizzare la società del nemico – compresi i media, l’hacking, i leaks e le fake news. Un ruolo importante è giocato dai social network, tramite i quali la diffusione di informazioni destabilizzanti è resa più istantanea e capillare. La novità più importante, dunque, è il fatto che tali tecniche di penetrazione non siano uno strumento ausiliare alla conduzione della guerra tradizionale. Sono essi stessi la guerra, mentre il caos è la strategia perseguita da chi applica tale dottrina.

Valery Vasilyevich Gerasimov

Valery Vasilyevich Gerasimov

Sebbene non ci sia un accordo totale su quanto la dottrina Gerasimov sia un quadro teorico innovativo – c’è chi sostiene che in realtà sia la medesima strategia che i russi impiegano da sempre con poche modifiche non sostanziali –, è indubbio che l’azione russa sia pervasiva e capace di risultare determinante su numerosi fronti. Superando le costrizioni dovute a limitate risorse economiche, Mosca riesce a fare della propria debolezza una preziosa occasione per rafforzare strumenti di offesa indiretta ma non per questo meno efficace o insidiosa. In più, tale sistema si nutre principalmente delle storture, delle velleità e del marcio che alcune società cercano di occultare ma che fa parte intimamente del proprio essere e dell’organizzazione che si sono date.

Le notizie imbarazzanti, i leaks e le informazioni che vengono immesse sulla rete sono spesso reali, come le mail hackerate dagli uffici del Partito democratico americano in cui, oltre a delineare la cinica strategia elettorale di Hillary Clinton, si commentava in maniera aspra e sagace la performance del candidato Bernie Sanders. Una società che ha paura di mostrarsi per quello che è e che ha numerosi scheletri nell’armadio risulta il bersaglio privilegiato per chi ha una peculiare abilità nel tirarli fuori. La miglior difesa, dunque, è e rimane la trasparenza.