valentina nappi

La signorina Nappi e le orge del capitale

Hic Rhodus, hic salta! È questo il livello, che ci piaccia o no. “Micromega” ne ha dato prova, una volta di più. Ha dato prova di essere il luogo in cui “culturalmente” il capitale si riproduce: le sparate laiciste dei dotti animatori di “Micromega” e le farneticazioni pornografiche della signorina Nappi sono le due facce della stessa medaglia.
di - 29 ottobre 2014

La signorina Nappi ha fatto nuovamente sfoggio della sua Bildung, dalle pagine dell’autorevolissimo giornale – organo ufficiale del pensiero unico – “Micromega”: “Squirtare in faccia a Diego Fusaro” (sic!) è il dotto e raffinato articolo con il quale risponde – se così si può dire – alla mia risposta. La vecchia categoria lukácciana di “distruzione della ragione” pare davvero, in questo caso, desueta: siamo ben oltre, ormai, alla distruzione della ragione.

In verità, rileggendo le dotte e raffinate argomentazioni della Nappi non vi sarebbe null’altro da aggiungere (qui). All’insulto non vale mai la pena rispondere con l’insulto. Vi è un vecchio detto, in accordo con il quale se, camminando per strada, si incontrano residui organici, occorre aggirarli e, in ogni caso, evitare oculatamente di pestarli: entrare in contatto con essi (in questo caso, gli “argomenti” della signorina Nappi) implica che se ne esca inevitabilmente sporcati noi. Alla luce di questo aureo detto, non risponderò ovviamente allo “squirtaggio” della Nappi, emblema della società dello spettacolo e della pornografia del capitalismo postborghese. La sua risposta è, anzi, una evidente conferma di quanto ero venuto sostenendo nel mio precedente articolo: la Nappi – che lo sappia oppure no – è parte organica al capitale, di cui rappresenta, come altra volta dissi, la “Sinistra del Costume”, complementare alla “Destra del Denaro”. La sua risposta lo avvalora: quod erat demonstrandum!

Dunque, non mi soffermerò oltre sugli utili idioti pornografici del capitale, che vogliono dare via la sovranità nazionale e la cultura borghese con la stessa solerzia e facilità con cui sono soliti dare via parti del loro corpo. Li compatisco: non sanno quel che fanno. Una precisazione, tuttavia: la signorina Nappi lamenta il fatto che io l’ho offesa paragonandola a un verme. Si sbaglia: non mi sarei mai permesso. Il mio riferimento ad Aristotele (per cui – lo ricordo – anche un verme è degno del massimo interesse filosofico) era riferito all’argomento, non alla persona. La vecchia cultura borghese, cristiana, kantiana e hegeliana, che la Nappi tanto disprezza mi ha insegnato che ogni essere umano ha un valore sacro, compresa un’attrice porno.

In base a quella stessa aborritissima cultura borghese, del resto, non mi permetterei mai di minacciare di fare quello che lei invece, nel titolo del suo elegante saggio, ha minacciato di fare nei miei riguardi: quel gesto offensivo e volgare fatto a chi peraltro non è consenziente. Ma tant’è. Il fatto che su “Micromega” passino messaggi come questo la dice lunga sul degrado della “cultura”: può darsi che i redattori della rivista non leggano i contenuti prima di pubblicarli. Dubito che non leggano i titoli. Se proponi a “Micromega” un testo dal titolo, ad esempio, “Difesa della sovranità nazionale”, puoi stare sicuro che non lo pubblicheranno; idem se ne proponi uno intitolato “Uscire dall’euro e dall’Unione Europea”. Se invece ne proponi uno in cui minacci di venire in faccia a una persona, ti stendono il tappeto rosso. Vi è di che meditare.

Compatisco la Nappi, che dietro la categoria del progresso postborghese e dell’emancipazione femminile porta avanti una battaglia che è massimamente offensiva e deemancipativa rispetto alla donna: come se emancipazione della donna significasse finire sugli schermi nei video porno! Ma per favore! Ancora una volta, la Nappi si conferma arruolata nell’esercito degli utili idioti del capitale: i quali lottano contro il Dio tradizionale, così favorendo la fede nell’unico Dio riconosciuto, il Dio-Mercato; i quali lottano contro la famiglia, quando è il capitale stesso a distruggerla in quanto comunità inaccessibile alle logiche illogiche del capitale; i quali lottano contro lo Stato, quando è la stessa Internazionale liberal-finanziaria a battersi per questo obiettivo; i quali si battono per emancipare la donna svestendola e confondendo il giusto e sacrosanto riconoscimento della donna con il suo passaggio alla minigonna o, nel caso della Nappi, alla nudità integrale. Difficile credere che la Nappi renda un buon servizio al genere femminile: l’emancipazione che ella propone è già gravida di capitale, è l’emancipazione che fa della donna una merce seducente, una merce di cui godere, una pura macchina di piacere senza dignità. Il modello di donna difeso e incarnato dalla Nappi non mi pare affatto più dignitoso ed emancipativo del modello-burqua.

La pornostar Nappi e gli intellettuali organici a “Micromega” lottano per la stessa cosa, sia pure difesa in forme diverse: per la distruzione della cultura borghese e il mantenimento del capitalismo; lottano per un progresso senza emancipazione, e per una modernizzazione ultracapitalistica, in cui la scuola diventa azienda, lo Stato diventa “minimo” se non nullo, la religione sparisce, la filosofia diventa chiacchiera d’intrattenimento per “gente di una certa kual kultura” (Stefano Benni).

La Nappi lo dice apertis verbis: auspica “un potenziamento del modello occidentale contemporaneo di libertà, in virtù del quale i ragazzi a scuola mettono i piedi sul banco e fanno scoppiare le gomme da masticare in faccia agli insegnanti” (sic!). Non v’è altro da aggiungere.

Il capitalismo deve svilupparsi fino in fondo, perché nel ritmo del suo sviluppo vi è progresso e liberazione, dice la Nappi, coerente con il coro del pensiero unico progressista, antiborghese e ultracapitalista: di modo che appunto si possano mettere i piedi in testa agli insegnanti, sputare loro in faccia e magari anche fare “squirtaggi” in faccia alla gente. Ecco la libertà occidentale! La Nappi ovviamente non ha la minima contezza della differenza che passa tra “libertà” e “licenza”, e infatti per lei, come per il capitale trionfante, libertà significa sempre e solo fare sessantottinescamente tutto quel che ti pare (a patto che tu abbia in tasca il “valore di scambio” corrispondente). Puoi sputare in faccia o bombardare i popoli che non accettano questa forma magnifica di libertà; puoi mettere le orecchie da asino al docente e lasciar morire di fame la gente; puoi “squirtare” liberamente in faccia a tutti e intanto vedere il 42 % dei giovani disoccupati; puoi spogliarti liberamente dove, come e quando vuoi e intanto vedere rimossi uno dopo l’altro tutti gli ultimi diritti sociali (art. 18, ecc.). Se poi pretendi di scendere in piazza per difendere i diritti e per opporti alla marcia trionfale del capitale, sei un osceno conservatore! Sei un fascista che non riconosce la marcia emancipativa resa possibile dal capitale, quella marcia in forza della quale diventeremo tutti disoccupati ma potremo fare liberamente coi nostri corpi video-porno da caricare in rete! In base al sacro dogma per cui chi vuol frenare il capitale è fascista e lo sviluppo del capitale porta con sé progresso e liberazione, occorre lasciare a casa i lavoratori e bombardare i popoli che resistono! Se fosse un western, si intitolerebbe senz’altro: “è il capitalismo, bellezza!”.

Non vi è davvero altro aggiungere. Il pensiero unico domina sotto il solo e, come avrebbe detto Eduardo De Filippo, non resta che aspettare che passi la nottata. Sperando che al risveglio gli utili idioti al servizio di sua Maestà Le Capital siano rinsaviti…

Due parole vale invece la pena spendere su “Micromega” e sulla sua funzione storica. Come già ho detto, si tratta dell’organo ufficiale del pensiero unico e del clero intellettuale organico al capitale. Un tempo il capitale rispondeva alle critiche dei suoi contestatori invocando le bobbiane “procedure”, l’habermasiana “etica del discorso” e, ancora, la libertà inalienabile degli individui. Era ancora, evidentemente, un liberalismo interno, sia pure elasticamente, alla sfera del capitalismo borghese: era il liberalismo di Benedetto Croce, nel quale si rifletteva la grande stagione della cultura borghese (Goethe e Mozart, Hegel e lo stesso Marx). Oggi, nel tempo del capitalismo postborghese e finanziario, in cui domina l’acefalo principio del godimento e dell’orgasmica crescita smisurata del profitto, i vecchi intellettuali vengono sostituiti dalle pornostar, fronte avanzato della modernizzazione capitalistica: occorre abbattere – Nappi docet – ogni valore che resista tanto all’estensione illimitata della forma merce a ogni ambito del reale e del simbolico, quanto al principio pornografico del godimento illimitato e senza misura, unico valore nel tempo della “notte del mondo” (Heidegger).

Hic Rhodus, hic salta! È questo il livello, che ci piaccia o no. “Micromega” ne ha dato prova, una volta di più. Ha dato prova di essere il luogo in cui “culturalmente” il capitale si riproduce: le sparate laiciste dei dotti animatori di “Micromega” e le farneticazioni pornografiche della signorina Nappi sono le due facce della stessa medaglia; le ignobili sciocchezze sulla necessità di abbandonare la sovranità nazionale e aderire euforisticamente al progetto UE sono complementari rispetto agli “squirtaggi” della signorina Nappi. È bene che lo si sappia. Conoscere il profilo del nemico è fondamentale per poterlo combattere. E con questo dixi et salvavi animam meam. Passo e chiudo.

Per approfondire con il Circolo Proudhon

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