Chi c’è dietro così tanta “celebrità”, chi c’è dietro il successo di Matteo Renzi e dei renziani? 

Sappiamo che solo con la qualità, la coerenza e la costanza delle idee, si può provare a fare la rivoluzione, solo così si può tentare di cambiare davvero. Il problema è che Matteo Renzi di idea non ne possiede nessuna, figuriamoci se questa possa essere coerente o di qualità. Piuttosto ha la faccia di uno che mente, spudoratamente, soprattutto a se stesso, la faccia di uno che la sa lunga, di uno che sa di aver capito “come ci si muove”.

Di noto c’è che i cittadini di Firenze non vedono l’ora di liberarsene, a causa della sua perenne latitanza, simile a quella di Ignazio Marino a Roma.

Ma chi si nasconde dietro il nuovo segretario del partito democratico? Il fatto quotidiano ha provato a scoprire qualcosa di più cominciando a frugare nelle casse della campagna elettorale per le primarie.

A quanto pare solo una cosa è certa, Alberto Bianchi e Marco Carrai, sono fra i fund raiser più bravi d’Italia, non solo sono riusciti a raccogliere fra il 2009 e oggi quattro milioni di euro, ma sono riusciti a fare in modo che non si capisse da chi provenissero questi fondi.

Due sono le fondazioni deputate a ricevere le donazioni per il segretario toscano, una è la “Fondazione Open”, figlia dalla “Fondazione Big Bang”, alla quale è stato cambiato non solo il nome, ma anche lo statuto in modo da far sì che ci fosse maggiore controllo. Anche la più sconosciuta “Festina Lente”, si occupava di reperire fondi grazie a Carrai e Bianchi, i quali tuttavia non si lasciano intervistare dal giornalista del Fatto.

Ma l’associazione “Link”, è la più attiva, dove risultano nel direttivo tutti i fedelissimi di Renzi e da cui sono stati reperiti ben 750.000 euro. Come? Non è dato saperlo.

Il Fatto quotidiano inoltre insinua che dietro l’operazione Renzi ci sia anche Denis Verdini di Forza Italia e quindi Berlusconi, come a dire che anche il nuovo segretario del Pd sia un prodotto di Palazzo Grazioli. Chissà.

In ogni caso i volti cambiano, non è più l’ “Aspen Institute” di Enrico Letta e Alfano, c’è questa Link, ma i fatti non cambiano e le procedure neanche.

Il sospetto, però, è che ci si nasconde dietro al solito Berlusconi, Craxi o chi per loro, per paura di scoprire che c’è qualcosa di più grande, più meschino, più subdolo, dietro tutto questo. Sicuramente per la maggior parte delle persone comuni, ma comunque informate, dei giornali e della comunicazione, è più comodo, più facile e rassicurante dare un nome e un volto al complotto che sta mandando in rovina l’Italia e si tratta del volto di Silvio Berlusconi. Che sia vero o no, poco importa. Un capro espiatorio serve sempre, se poi è anche condannato, è tutto più semplice.