Il rabbino che si arrese a Cristo” è il titolo della traduzione italiana di un libro scritto da Judith Cabaud, un’autrice ebrea convertitasi al cattolicesimo negli anni ’60, sulla vita dell’ex rabbino capo di Roma e sugli eventi che lo portarono a “spalancare le porte a Cristo”, e coglie pienamente il profondo significato della conversione di uno dei massimi esponenti dell’ebraismo europeo e del sionismo della prima parte del secolo breve.

Il Novecento è stato uno dei secoli più importanti per la storia del cattolicesimo, caratterizzato dall’alternanza di fenomeni paranormali inspiegabili all’uomo comune e carichi di significati profetici e messianici, come ad esempio le apparizioni mariane a Fatima nel 1917, di persecuzioni gravissime sfociate in veri e propri tentativi di genocidio e scristianizzazione, come la questione cristera in Messico nel post-rivoluzione, la caduta dell’Europa centro-orientale, cuore della cristianità ortodossa, sotto il dominio ateistico dell’Unione Sovietica, e l’elezione di Karol Józef Wojtyła al soglio pontificio, il primo papa non italiano 455 anni dopo Adriano VI. La chiesa cattolica non è mai stata vicina all’annichilimento come nel corso del secolo scorso, fra persecuzioni, genocidi e processi di ateizzazione forzata, eppure è sopravvissuta, riuscendo a ritrovare una forza mobilitante capace di abbattere regimi autoritari e dittatoriali in America Latina, Europa e Asia nell’epoca della geopolitica della fede, e spingendo milioni di persone in tutto il mondo a porsi la domanda che Gesù, secondo i cristiani messia e figlio di Dio venuto a riscattare l’umanità dal peccato e gli ebrei dall’ipocrisia farisaica, pose a Pilato, ”quid est veritas?”.

Il rabbino che si arrese a Cristo – Judith Cabaud

La ricerca della verità sulle origini del mondo e dell’uomo, dell’esistenza di un fato e di un essere superiore creatore di ogni cosa conosciuta e sconosciuta dell’universo, dove essa può essere trovata e magari compresa? Sempre più persone trovano la risposta a questo dilemma millenario nell’islam, la prima religione del mondo da alcuni anni e in fortissima crescita in ogni continente, la civiltà indiana ha invece trovato la risposta nei testi sacri dell’antichissima tradizione induista e, un tempo, la civiltà occidentale sapeva con certezza che tale risposta si trovasse negli insegnamenti di Gesù riportati nel Nuovo Testamento. Ed è proprio nel cristianesimo, più in particolare nel cattolicesimo, che nel Novecento, moltissimi pensatori, statisti, intellettuali e grandi uomini, in senso carlilenyano, trovarono la risposta al quesito: Werner von Braun, creatore dei missili V2 ed in seguito capostipite del programma spaziale statunitense, Gilbert Keith Chesterton, celebre scrittore inglese, Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912, Giovanni Papini, scrittore anticlericale e anticattolico, e Israel Anton Zoller, rabbino capo di Roma durante la seconda guerra mondiale. La storia di Israel Zoller è stata condannata alla damnatio memoriae e all’oblio ma rappresenta uno dei capitoli più importanti della storia del dialogo ebraico-cattolico.

Zoller nacque nel 1881 in Galizia da una facoltosa famiglia di ebrei polacchi. L’antigiudaismo strisciante nella Russia imperiale e il collasso dell’impero austro-ungarico lo spinsero in Italia nel primo dopoguerra, più precisamente a Trieste, di cui diventò rabbino capo nel 1920, a due anni dal suo arrivo, favorito da una profonda erudizione nell’ebraismo e dalle doti carismatiche. Nel 1925 si recò in Egitto e Palestina per ragioni di studio. Durante la permanenza in Palestina, all’epoca coinvolta in un importante processo di rinascita dell’ebraismo, ebbe il privilegio di studiare i testi ebraici sotto l’egida di Abraham Isaac Kook, l’allora rabbino capo di Gerusalemme ed uno dei più prominenti cabalisti di sempre. L’amicizia con Kook, uno dei più importanti sostenitori del progetto sionista, irrigidì le posizioni di Zoller riguardo il dialogo interreligioso e il trattamento degli ebrei secolarizzati. Scrisse diverse lettere aperte all’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, ammonendo circa lo smarrimento degli ebrei italiani, largamente assimilati e secolarizzati, spingendo per una maggiore vigilanza e un maggiore attivismo nel farli ritornare alla religione dei padri. Durante gli anni a Trieste svolse un ruolo importante nell’accoglienza degli ebrei in fuga dal resto d’Europa e diretti in Palestina; circa 160mila ebrei transitarono per il porto di Trieste fra il 1920 ed il 1930.

Eugenio Pio Zolli

L’affermazione del fascismo sconvolse drammaticamente la sua esistenza: dapprima costretto a cambiare nome in Italo Zolli per via dell’italianizzazione forzata attuata al regime, in seguito licenziato dall’università di Padova, dove insegnava lingua e letteratura ebraica dagli anni ’20, per via delle leggi razziali fasciste. Si prospettavano tempi duri per gli ebrei d’Europa, la guerra era alle porte, insieme all’Olocausto, e Zolli trovò proprio nella comunità ebraica italiana un rifugio sicuro e l’opportunità di continuare a guadagnarsi da vivere, nel 1940 fu infatti nominato rabbino capo di Roma. Durante l’occupazione nazista, Zolli diventò un punto di riferimento per tutti gli ebrei italiani, non solo a livello spirituale, ma anche materiale, occupandosi di raccogliere viveri e denaro per i più bisognosi, per coloro che avessero perduto ogni bene per via delle confische, e di nascondere e aiutare a scappare altrove i fuggitivi. È proprio in questo periodo che l’esistenza di Zolli cambierà per sempre. Il 27 settembre 1943 il colonnello delle SS Herbert Kappler ordinò ai vertici rabbinici romani di barattare 50 chilogrammi d’oro per la salvezza degli ebrei capitolini. A Zolli fu data soltanto una giornata per recuperare quanto richiesto, pena l’immediata deportazione nei campi di concentramento tedeschi dei suoi correligionari. Le difficoltà di Zolli nel reperire tutto l’oro richiesto lo spinsero a contattare Pio XII, l’allora pontefice, uno statista legato alla comunità ebraica da un rapporto di amore-odio per via di questioni teologiche, dipinto come collaboratore della Germania nazista e sostenitore delle ideologie fasciste. Pio XII autorizzò la destinazione di 15 chilogrammi d’oro (20 secondo altre fonti) nell’aspettativa di fermare il proposito del rastrellamento del ghetto di Roma da parte nazista, che sarebbe avvenuto ugualmente a meno di un mese di distanza, il 16 ottobre, nonostante le forti proteste vaticane.

L’incontro con il pontefice e la grande disponibilità mostrata dalla Santa Sede e dalla comunità cattolica nell’aiutare gli ebrei nei giorni del rastrellamento spinsero Zolli a ringraziare pubblicamente Pio XII durante la riapertura del Tempio Maggiore di Roma e a mutare in maniera inspiegabile ed improvvisa il suo atteggiamento nei confronti dei suoi correligionari. I leader rabbinici tentarono di riavvicinare Zolli, proponendogli la carica di direttore del Collegio Rabbinico, ma senza successo. Il 23 settembre 1945 nella basilica di santa Maria degli Angeli e dei Martiri, Israel Anton rinacque a nuova vita, ricevendo il battesimo cattolico ed assumendo i nomi Eugenio Pio, in onore di colui che si prodigò di salvare le vite di coloro che prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale lo accusarono di antigiudaismo e collaborazionismo.

Pio XII davanti ai microfoni di Radio Vaticana (1947)

La conversione di una delle più importanti figure dell’ebraismo europeo novecentesco al cattolicesimo gettò la comunità ebraica mondiale inizialmente nello sconforto, e in seguito nella pura rabbia. Dagli Stati Uniti giunsero numerose offerte di denaro in cambio di un ritorno all’ebraismo, le riviste della comunità ebraica italiana uscirono listate a lutto, e la famiglia Zolli dovette trasferirsi per via delle minacce di morte, trovando ospitalità in un primo tempo in un convento romano. All’ex rabbino furono affidate cattedre d’insegnamento all’università La Sapienza e al Pontificio Istituto Biblico, e iniziò a dedicarsi alla scrittura di opere religiose, inerenti Gesù, l’ebraismo ed il dialogo ebraico-cattolico, ed autobiografiche, tenendo seminari in tutto il mondo aperti soprattutto ai suoi ex correligionari. L’obiettivo esistenziale di Zolli diventò la salvezza del popolo eletto, ossia di coloro che si ritenevano già salvati. Sebbene accusato dagli ebrei di tutto il mondo di essere un apostata opportunista, convertitosi semplicemente per ricambiare l’aiuto del pontefice e dei cattolici durante l’occupazione nazista, Zolli e la sua famiglia si trasformarono in cattolici zelanti. I libri, gli insegnamenti e le riflessioni dell’ex rabbino su Gesù e sulla rilettura in ottica cristiana dei testi sacri giudaici ed in particolare delle profezie di Isaia, diedero luogo ad una piccola ondata di conversioni dall’ebraismo al cattolicesimo.

Pio XII in mezzo alla folla dopo il bombardamento di Roma

Ma che cosa spinse Zolli ad abbandonare di punto in bianco le proprie convinzioni? Nel settembre 1944, durante la celebrazione dello Yom Kippur, il giorno dell’espiazione del popolo ebraico, gli sarebbe apparso Gesù in una visione lucida e ad occhi aperti, dicendogli che quella sarebbe stata la sua ultima volta al Tempio Maggiore. Ritornato a casa, quella stessa sera, mantenendo il più stretto riserbo sull’accaduto, la moglie e la figlia gli raccontarono di avere avuto rispettivamente una visione ed un sogno inerenti Gesù. Da quel giorno Zolli iniziò segretamente un percorso individuale di maturazione spirituale ed apertura della mente e dell’anima ad una verità sino ad allora sempre rifiutata. Di lì a breve avrebbe iniziato a scrivere “più con le lacrime che con l’inchiostro” una delle sue opere più importanti, Christus, poi pubblicata nel 1946 da Anonima Veritas Editrice. Sin da giovane appassionato di misticismo, perciò accanito lettore e studioso della Qabala e simpatizzante della corrente di rinnovamento spirituale ebraica hassidista, spiegò attraverso scritti e seminari di vedere nel cristianesimo il completamento evolutivo dell’ebraismo e nella figura di Gesù il compimento delle attese messianiche dei discendenti di Abramo.

Morì il 2 marzo 1956 all’età di 74 anni, lo stesso giorno dell’ottantesimo compleanno di Pio XII, forse una semplice coincidenza o un altro degli eventi enigmatici della sua vita. Oggi di Zolli non si parla e neanche si scrive, il suo nome è stato censurato negli ambienti più ecumenici della chiesa cattolica perché la sua conversione rappresenta una ferita ancora aperta per la comunità ebraica e quindi un ostacolo al dialogo interreligioso, ma la storia della sua vita e le sue elucubrazioni teologiche continuano ad essere un passaggio obbligato per tutti quegli ebrei (e non solo) che ogni anno decidono di rinascere a nuova vita attraverso il battesimo, vedendo in esso la risposta a quella domanda flagellante: “quid est veritas?”.