Come funziona la nuova obbligazione in euro di Unicredit
Nella settimana di vigilia alla prima emissione retail del Tesoro del 2024 arriva un nuovo corporate bond targato Unicredit. Da lunedì 19, infatti, la banca milanese ha lanciato una nuova obbligazione di durata a 13 anni che sarà sottoscrivibile fino a venerdì 1° marzo.
Nello stesso giorno dovrebbe terminare (salvo eventuale chiusura anticipata) anche il collocamento del neo-BTP Valore 2030, di durata a 6 anni e tassi fissi e crescenti. Quanto al corporate bond, invece, come funziona la nuova obbligazione in euro di Unicredit che paga un tasso di interesse fisso del 7,70% solo per i primi 3 anni?
Per questo prestito obbligazionario (ISIN IT0005583643) l’emittente ha proposto una struttura cedolare di tipo misto. Il titolo paga infatti un tasso fisso per i primi 3 anni e poi uno variabile nei restanti 10, ma entro un dato range minimo-massimo. Nello specifico vale quanto segue:
Il 19 febbraio 2037 arriverà l’ultima cedola netta e in più ci sarà il rimborso del prestito, pari al 100% del valore nominale sottoscritto. Al riguardo, il taglio minimo di sottoscrizione è di 10.000 euro, lo stesso previsto per l’altro bond Unicredit lanciato a gennaio. In questo caso si tratta però di un bond callable con tassi step-down e si parte dal 6,50% lordo annuo nel primo biennio.
Al termine del collocamento il bond sarà liberamente scambiato, e quotato, sul MOT di Borsa Italiana e su Bond-X. A quali prezzi? Semplice, ai corsi che il mercato riterrà utile attribuire al titolo nel corso del tempo. Questo vuol dire che in futuro i prezzi potranno portarsi al di sopra o al di sotto del valore nominale di 100. Si tratta del c.d. rischio mercato, di cui l’investitore deve tener conto. La certezza del prezzo a 100 esiste solo a scadenza, poi nel mentre tutto dipende.
Il bond non soffre del rischio cambio (è denominato in euro), mentre potrebbe esserci quello di liquidità. Questi bond solitamente non registrano volumi eccessivi di scambi giornalieri.
Ancora, il prospetto del bond ricorda al risparmiatore che vanno valutati tanto il rischio emittente quanto quello inflazione. Il rendimento reale del bond, cioè quello aggiustato rispetto al carovita nel corso del periodo di maturazione, potrebbe essere negativo.
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