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Esteri

Trump, disposto a tutto per fermare la Cina

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“C’è del metodo in questa follia” si legge in Shakespeare quando la finta pazzia di Amleto era diventata motivo di scandalo e riflessione.

Si potrebbe dire qualcosa di simile con riferimento a Trump e ai sui colpi di testa. Il problema non è la follia, perché non c’è follia evidentemente – o meglio, in uno scenario folle non passa più come tale – ma quale è il punto di equilibrio, nella benedetta ipotesi che esista, o il fine ultimo. Il paesaggio è allo stesso tempo complesso e semplicissimo a seconda del punto di osservazione.

Trump: decido io (Ansa) – L’Intellettualedissidente.it

 

Complesso se si ascoltano le variegate ambizioni del tycoon, un fuoco d’artificio di che sembra il disegno di un bambino prepotente e viziato, orfano di genitori e padrone del mondo. Un imperatore con una bulimica fame di potere e affari, senza regola che non sia la sua. Semplice se si osserva il filo comune che lega le sue parole. Una linea sinuosa ma percepibilissima che si chiama Cina. Tra il 2002 e il 2022 il valore degli scambi bilaterali Cina-America Latina è aumentato da 18 a 500 miliardi di dollari.

 

Prima del colpo di mano da parte di Trump la Cina era  un partner fondamentale per il paese con le maggiori riserve di greggio del mondo: Venezuela – 20 per cento del totale – come per la prima economia dell’area, il Brasile. La disastrata – anche per le sanzioni Usa – economia di Caracas è diventata sempre più dipendente dai prestiti cinesi – oltre 100 miliardi di dollari – che vengono ripagati con una parte delle colossali esportazioni di oro nero verso il gigante asiatico. L’80 per cento dei 921 mila barili al giorno esportati da Caracas nel novembre scorso è finito in Cina; c’è da immaginarsi lo smarrimento di Pechino nel vedere Maduro catturato per ordine di Trump.

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