Macron vuole tornare a parlare con la Russia. L’intento, mai nascosto nelle interviste degli ultimi mesi, è diventato sempre più esplicito.
Ha le sue buone ragioni «Quando guardo il mondo così com’è, vedo una Cina che è nelle mani di un potere che ha una strategia a lungo termine, che non condivide i nostri valori, che a volte può essere un partner su alcuni temi, ma che in definitiva è autoritaria.

Dall’altra parte abbiamo gli Stati Uniti d’America, che stiamo scoprendo essere sempre più caratterizzati da regole extraterritoriali, da regole che possono cambiare e, soprattutto, da una capacità di coercizione che non è più lo Stato di diritto. La grande forza dell’Europa, nonostante tutto, è quella di rimanere un sistema basato sullo Stato di diritto. È una forza enorme, enorme, perché è un fattore di attrazione colossale» ha detto. Il problema è la prevedibilità, che tradotto nella lingua della diplomazia significa affidabilità. Per quanto brutale sai che l’obiettivo della Russia può essere spropositato, ma è esplicito e, per quanto si mostri come intollerabile ha una linea di demarcazione. Ma con Trump il problema è diverso perché la sua geografia è interna e diventa un problema di carte geografiche quando, passando dal pensiero all’azione si coniuga con il narcisismo. E allora davvero non ha limiti. Questo Macron l’ha capito. E ormai non solo lui.
E c’è la guerra, inoltre. Sul campo le forze russe sembrano prossime a conquistare tre centri urbani strategici in Ucraina: Huliaipole, nel sud-est, e le città di Pokrovsk e Myrnohrad, circa un centinaio di chilometri più a nord, come riferisce il New York Times, mentre i colloqui tra Mosca e Kiev non registrano progressi evidenti.
Secondo esperti militari e osservatori indipendenti, il controllo di questi centri darebbe a Mosca punti di appoggio urbani e basi logistiche per lanciare future offensive, oltre a un potenziale vantaggio nei negoziati mediati dagli Stati Uniti. Le nuove conquiste, inoltre, rafforzerebbero la tesi russa secondo cui l’avanzata sul terreno è inevitabile, spingendo Kiev a valutare eventuali concessioni per evitare ulteriori perdite.
