Donald Trump (Credits foto: Ansa) - L'intellettualedissidente.it
Trump, che aveva fatto campagna elettorale contro le guerre, ha attaccato sette Paesi: più di qualunque altro presidente in epoca moderna. E il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a bombardare l’Iran finché sarà necessario. «Sin dall’inizio abbiamo previsto quattro o cinque settimane, ma abbiamo la capacità di andare avanti più a lungo» ha detto alla Cnn.
Trump avverte che il colpo più duro contro l’Iran deve ancora arrivare e non esclude di «mandare soldati americani sul terreno, se necessario».
Dopo elenca i quattro obiettivi della sua campagna e il cambio di regime non c’è, così come è sparito l’incitamento all’insurrezione del popolo iraniano. L’impressione emersa dal suo discorso alla Casa Bianca e dal briefing capo del Pentagono Hegseth, è che l’amministrazione volesse fare un po’ di chiarezza sulla propria strategia e abbassare le aspettative di vedere presto la democrazia rifiorire a Teheran, scrive Repubblica. La strategia resta oscura e contradditoria e l’impressione è di un Trump costretto a navigare a vista, sorretto solo dallo strapotere delle armi, in un’area critica per gli equilibri economici del pianeta.
La finalità ultima degli attacchi all’Iran è chiara: incentivare alla ribellione, spingendo la popolazione a scendere in piazza. Ma a parte i caroselli di auto per festeggiare l’uccisione di Khamenei, non ci sono scintille di rivolta. La veemenza della reazione militare fa temere che gli ayatollah siano pronti a spegnere ogni protesta in un bagno di sangue, anche a costo di provocare una guerra civile. Uno scenario quest’ultimo che potrebbe trascinare il Medio Oriente nel caos. Senza il collasso della teocrazia sciita, il conflitto rischia di prolungarsi.
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