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Esteri

Il mondo in bilico: e se Putin parlasse come Trump?

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Immaginiamo l’inquilino del Cremlino parlare di Paesi Baltici, Polonia e Finlandia come Trump di Venezuela, Iran e Groenlandia. E allora capiremo forse l’enormità del guai che dovremo affrontare. Un problema che sembra tutto tranne che passeggero.

 

A sorprendere non sono solo gli obiettivi, ma la simultaneità dei temi che Trump sta gettando sul tavolo, in una maniera che sembra sbrigativa e rabbiosa allo stesso tempo, come un giocatore che getta le ultime fiches  prima di andarsene, chiamato da altre faccende.

Trump comincia a far più paura di Putin – lintellettualedissidente.it ansafoto

Un crescendo da incubo e forse con qualche dubbio e apprensione incrina il riposo dei più stretti collaboratori, quelli che si erano goduti lo spettacolo da vicino  e ora no, potrebbero iniziare a chiedersi se alla fine di questa rapsodia  non ci sia forse un prezzo da pagare, come davanti ad un incendio. Forse non hai pagato per entrare, certo daresti tutto pur di uscire. E’ una realtà sull’ottovolante, quella di Trump ma il problema è che non ci troviamo nella Coney Island della sua New York.

Il problema è che non si vede il fondo, né un disegno plausibile, in Trump. Potrebbe essere il sintomo eclatante di una paura che vorrebbe tenere nascosta ma che prorompe come il segno di un morto in casa da troppi giorni dentro un condominio affollato.  Putin si sa, più o meno quello che vuole. Il resto sono speculazioni di varia forma e natura, una catalogazione alla Linneo di incubi europei, più o meno vero o interessati, per far correre il denaro dove lo si vuole continuare a spendere. Trump è un problema di tutt’altra natura, perchè non conosce confini, ha ossessioni multiple e confliggenti. E appare spietatamente  sincero e bugiardo allo stesso modo: dice quello che vuole con una sfacciataggine da sovrano d’altri tempi e mente sui motivi dei suoi desideri, perchè la verosimiglianza in questo gli interessa meno di zero. Il desiderio spiega sè stesso e spiega Trump. Certo vuole essere ricordato, quando non ci sarà più, esattamente come Putin e migliaia di altri leader prima di loro, alcuni ricordati ancora, altri nell’oblio. Il problema è che l’uomo de Cremlino vuole essere ricordato dai russi, intesi come complessità di popolo e appartenenza. Trump vuole essere ricordato solo dagli americani come lui. Gli altri yankee, per lui, non esistono

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