Trump, l'Europa rischia grosso (Credits foto: Ansa) - L'intellettualedissidente.it
Sembra una folle partita a scacchi, quella tra Europa e Trump, con la speranza di un pareggio o almeno qualcosa di simile. Ma la partita a scacchi presume una parità tra i contendenti. E qui il confronto è impari
«La Danimarca può contare sudi noi, politicamente e finanziariamente. Stiamo raddoppiando gli investimenti in Groenlandia, con 530 milioni di euro proposti nel bilancio comune post 2027» ha dichiarato presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Gran Bretagna, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia hanno annunciato il dispiegamento di personale militare.
E ormai il momento che l’Unione si doti di una «nuova strategia di sicurezza europea», che la Commissione presenterà – ha dichiarato la von der Leyen – durante la presidenza cipriota. Lo scopo della strategia «è raccogliere le conoscenze, i cambiamenti geopolitici nel mondo e dare una risposta appropriata». II presidente di Cipro Nikos Christodoulides ha sottolineato che il rafforzamento dell’Ue è elemento prioritario nell’agenda di Nicosia. «Abbiamo concordato che un’Europa forte deve avere i mezzi e gli strumenti necessari per difendere i suoi cittadini e per salvaguardare la sua sicurezza energetica ed economica», ha spiegato il leader cipriota, accogliendo «con particolare favore» i progressi compiuti nel 2025 in quest’ambito, con lo strumento Safe da 150 miliardi di euro per gli appalti congiunti nella difesa e il piano Ue per la mobilità militare.
Ma i soldati europei non fermeranno Donald Trump. Di certo non freneranno l’intenzione del presidente americano di prendersi la Groenlandia. È stata durissima la risposta della Casa Bianca ai sette Paesi del Vecchio Continente – ai quali si sta unendo il Canada – che nelle ultime 48 ore hanno inviato contingenti in difesa dell’isola artica. La reazione statunitense sta gettando scompiglio a Bruxelles perché il ruolo affidato da Trump al suo vice Vance fa sospettare che l’obiettivo sia acuire la tensione e non allentarla. Il numero due della Casa Bianca ha più volte dimostrato di «odiare» l’Europa e di poter condizionare le scelte del tycoon. Affidare a lui il dossier artico – è il timore diffuso nella Cancellerie europee – significa andare allo scontro. La reazione della ministra degli Esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, dimostra che non solo l’incontro con i rappresentanti di Nuuk e Danimarca è andato male, ma che il vicepresidente è stato brutale. Motzfeldt è stata sul punto di piangere nel riferire dell’incontro, ammettendo di essersi sentita «sopraffatta» durante il summit con Vance e Rubio.
Ma non è da folli credere che le dichiarazioni di Donald Trump siano parte del solito copione seguito dal presidente Usa nelle trattative. Si troverà un accordo in cui la Groenlandia rimarrà della Danimarca e si terrà la sua autonomia amministrativa. Gli americani ci metteranno tutte le basi che vogliono e la faranno diventare un caposaldo della loro difesa e soprattutto del controllo delle rotte marine apertesi dopo lo scioglimento dei ghiacci nel Mare Artico. Alla fine Ue e Nato plauderanno all’accordo e la questione sarà risolta. Questa idea che era una costante della politica statunitense diventata più importante dopo che lo scioglimento dei ghiacci ha portato all’apertura di nuove rotte commerciali.
Diplomatici di sicura esperienza sono pronti ad escludere che gli Stati Uniti arrivino ad occupare militarmente la Groenlandia. Significherebbe uno scontro diretto con un alleato Nato e una crisi senza precedenti. Le minacce di Trump sono percepita come una tecnica negoziale: lanciare una posizione massimalista per spostare l’asticella e costringere l’interlocutore a trattare da una posizione più debole.
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