di Luigi Iannone

Ha ragione Carlo Gambescia. La prima sensazione che si prova dinnanzi ad un volume che raccatta scritti di un autore, e peggio ancora già pubblicati in ordine sparso, è quella di chiudere ed andare oltre perché si è quasi certi che l’esito possa essere deludente. La percezione è di sfogliare un’opera raccogliticcia utile per rinfoltire il numero delle pubblicazioni. Una pura espressione narcisistica. Eppure, nel suo caso (Sociologi per caso, Edizioni Il Foglio, p. 103, euro 10) l’operazione è solo per alcuni versi liminare; nel senso che taluni scritti pur essendo già stati pubblicati, ora sono rielaborati ed ampiamente rivisti. La gran parte sono invece inediti ed hanno delle specifiche caratteristiche che non possono farli rientrare nel caso prima citato. Innanzitutto hanno una contiguità evidente, un filo rosso che li tiene assieme. Una connessione nemmeno tanto nascosta che si palesa in una singolare ‘lettura sociologica’ di autori di primissimo piano quali Dante, Machiavelli, Evola, Jünger, Pareto, Mann, Tolstoj e Pasolini che proprio sociologi non sono.

In verità, Gambescia tenta un’operazione inconsueta, proprio perché cerca di estrapolare ‘competenze sociologiche’ dal pensiero di autori così disparati e perciò prendendo in carico <<il tentativo di rinvenire nelle loro opere (o meglio in parte di esse), l’intersecarsi di alcune categorie concettuali – frutto di un preciso canone sociologico – con le costanti regolarità della politica>>. Ma partendo dalle classiche categorie sociologiche, si discosta per innervare il suo lavoro a questioni e tematiche che intessono una chiave molteplice di rimandi con l’economia, la religione, o per l’appunto, con la politica. Il tentativo è chiaro: <<partire dai fatti, riflettendo su di essi, per tornare sui fatti>>. Una sorta di circolo analitico in cui talune tematiche vengono setacciate partendo da un punto di vista sociologico; poi, analizzate attraverso vari altri contesti, per poi finire di nuovo nell’imbuto terminale di una connessione in cui si sveli un profilo netto del contesto storico culturale. Un viaggio che, dunque, parte dalla sociologia per farvi ritorno non prima di aver intercettato tanti altri campi.

Ed è interessante porsi in questa condizione di circolarità nel momento in cui Gambescia fa riferimento a delle ‘regolarità’ o ‘costanti’ del pensiero politico e perciò del pensiero sociologico. Passando per Tucidide e Machiavelli (‘conflitto’), Bodin e Hobbes (‘sovranità e contratto’), Mosca, Pareto e Michels (‘élite e ferrea legge delle oligarchie’), Tönnies (‘comunità-società’), Weber (‘potere’) e Schmitt (‘amico-nemico’), l’autore ci ricorda che il pensiero si muove lungo un crinale fatto di costanti e di discontinuità a cui aggiunge di suo altri tre elementi: la regolarità individuata nella coppia ‘istituzione-movimento’; l’alternarsi tra progresso e decadenza; la presenza della tradizione in ogni società come fulcro di irradiazione di valori. Su questo fronte, fatto appunto di regolarità e costanti, disconnessioni o fratture, si costituisce per Gambescia qualcosa in più di una semplice lettura superficiale dei fatti e che egli indica nel canone meta politico, il quale non è niente altro che uno studio minuzioso degli abissi della politica ma che sa andare oltre la realtà storica. La metapolitica si immerge nei fatti, per comprendere le leggi che li regolano, per poi tirare fuori quello statuto ferreo e a volte conflittuale di valori che ne guidano il percorso. Dunque, una scienza dei fatti che però non si piega ad essi, e che perciò non può che divenire <<nemica di tutti i contendenti>>.

Vista in questo modo parrebbe una glaciale anche se lucida analisi ma che pure andrebbe riproposta all’infinito proprio per tentare di cavarne fuori delle leggi eterne ed immutabili. In realtà, lo studio di taluni ambiti su cui hanno indugiato gli autori citati all’inizio come Dante o Machiavelli, Schmitt o Pareto, dimostrerebbe che c’è qualcosa in più, di insondabile eppure di profondamente umano che, tanto negli aspetti positivi che in quelli negativi, distorce questa regolarità acquisita, e che Gambescia indica nella ‘genialità’ di taluni di loro. Nella folle e lucida capacità analitica, tanto immersa nei fatti quanto capace di trarne leggi senza tempo, proprio perché frutto di straordinaria abilità e sagacia.