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Il marito della bellissima Ivanka, figlia del presidente, è una delle figure più discusse dell’amministrazione Trump. All’inizio della campagna elettorale i media si sono spesso fatti gioco dell’espressione timida di quel giovane trentaseienne all’apparenza così gentile e pacato. Una figura che stonava accanto al fervore di Donald Trump. Poi si sono scagliati contro di lui per le accuse di nepotismo dopo la nomina a senior adviser del presidente, cadute dopo che Kushner ha abbandonato il ruolo di editore dell’Observer (acquistato nel 2006) e il comando dell’azienda di famiglia. Ora invece i media parlano del genero del presidente come il “Rasputin” della Casa Bianca: titolo precedentemente affibbiato anche a Bannon. Dopo tante cantonate questa volta pare che le testate americane non si siano scansate così tanto dalla realtà. I legami di Jared Kushner con l’establishment americano si sono rivelati troppo evidenti per non procedere con un’analisi del genero di Donald Trump, soprattutto dopo il recente cambio di rotta del presidente statunitense sia in politica estera che nella scelta dei funzionari di governo. Cambio di rotta in totale contrapposizione alla dottrina non interventista e isolazionista portata avanti durante tutta la campagna elettorale e che appare sempre più probabile sia stato deciso da forze interne alla Casa Bianca ma contrarie alla linea di Trump.

Kushner ha fatto passi da gigante da quando aveva iniziato guidando la campagna mediatica del candidato repubblicano sui social. Si è guadagnato sempre di più la fiducia di ‘The Donald’ tanto da riuscire a influenzare le sue decisioni sulla scelta dell’amministrazione – è Kushner che ha spinto Trump a licenziare il precedente manager della sua campagna, Corey Lewandoski – è stato nominato senior adviser, ruolo che gli ha permesso di presenziare a tutti gli incontri più rilevanti nell’agenda del presidente americano, e di fatto, nonostante l’assenza di esperienza e di credenziali politico-diplomatiche, è lui che tiene in mano i dossier su Israele, Cina, Canada e Messico. Senza contare che il 4 aprile è stato Kushner a recarsi in Iraq per consultarsi con le truppe sul territorio, quando la norma vuole che sia il segretario di stato, in questo caso Rex Tillerson, a portare a termine questo genere di impegni. Inoltre è di questi giorni la notizia dell’estromissione di Steven Bannon, braccio destro di Trump fin dagli albori delle presidenziali, dal National Security Council. Bannon a cui si vuole affidare ora un altro ruolo, che sia meno importante e che non gli permetta di avere accesso ai dossier di sicurezza americani. Decisione che, anche stavolta, è stata presa dopo le pressioni di Jared Kushner, accusato dallo stesso Bannon di tramare contro di lui.

Jared Kushner in Iraq

Jared Kushner di ritorno dall’Iraq aggiorna i funzionari di governo; Bannon è in fondo alla sala

Un passo indietro

Jared Kushner è nato e cresciuto a Livingstone, nel New Jersey, in una famiglia ebrea ortodossa. I suoi genitori sono sopravvissuti all’Olocausto e sono arrivati negli Stati Uniti dalla Bielorussia nel 1949. Il padre, Charles Kushner, si è distinto da subito nel settore immobiliare e nel 1985 ha fondato il colosso della real estate nord-americana “Kushner Companies”, diventata in poco tempo un’azienda multi-miliardaria. Secondo alcune fonti non autorevoli – essendo dichiarazioni di suoi ex compagni universitari – il giovane Jared non ha mai brillato negli studi. L’inchiesta del giornalista Premio Pulitzer Daniel Golden invece va ben oltre quelle che potrebbero essere semplici illazioni. Secondo Golden, Kushner figlio è stato accettato ad Harvard solo dopo una generosa donazione all’università da parte di Kushner padre (si parla di 2.5 milioni di dollari); donazioni che, secondo quanto affermato nel bestseller del giornalista americano “The Price of Admissions”, sono state elargite nello stesso periodo anche alla Cornell University e a Princeton.

La vita di Jared ha subìto una svolta decisiva nel 2008 quando, mentre stava seguendo un master di Legge alla New York University (altro istituto che ha ricevuto dai Kushner una donazione pari a 3 milioni di euro) il padre è stato arrestato per evasione fiscale, donazioni illecite e per aver ricattato sua sorella. Perché mentre Charles Kushner era indagato dallo stesso procuratore generale Chris Christie che lo avrebbe poi fatto condannare, il fondatore delle Kushner Companies, sentendosi braccato, ricattò sua sorella più giovane – Ester Schulder – perché riteneva che insieme a suo marito stesse collaborando con le autorità giudiziarie per “incastrarlo”. Lo squalo del settore immobiliare americano pagò una prostituta 10mila dollari per adescare il marito della sorella, fece filmare a sua insaputa il rapporto e lo spedì ai coniugi Schulder come minaccia e avvertimento. Da quel momento in poi toccherà a Jared Kushner, allora ventisettenne, prendere in mano le redini della “Kushner Companies”. E’ da quando ricopre il ruolo di CEO dell’azienda di famiglia che comincia a stringere rapporti con i personaggi più potenti degli Stati Uniti, dai membri dell’establishment che suo padre già finanziava (motivo per cui sarebbe stato poi condannato a scontare due anni di prigione), fino ad arrivare a governatori, banchieri e al magnate dei media Rupert Murdoch, con cui ora sta cercando di ricucire lo strappo con Trump dopo le accuse mosse da quest’ultimo a Fox News.

Ristretta rete di conoscenza della famiglia Kushner

Ristretta rete di conoscenza della famiglia Kushner

L’influenza di Kushner e quel forte legame con i democratici e Israele

Kushner è riuscito a passare da semplice “spin doctor dei social” di Trump a suo consigliere più stretto. Se Lewandoski, Micheal Flynn e ora (con ogni probabilità) Bannon sono fuori dall’amministrazione Trump è a seguito dei consigli, manifestati sotto forma di forti pressioni, del genero del presidente. E’ lo stesso Bannon che ora accusa Kushner e il tenente McMaster, subentrato a Flynn sempre su consiglio del marito di Ivanka, di star ridimensionando l’amministrazione prestabilita. Al di là dei recenti cambiamenti dei funzionari di governo è molto probabile che sentiremo parlare di Kushner, in futuro, nell’ambito della politica estera. Come già accennato è lui che tiene in mano i dossier più importanti in ambito internazionale; già ha partecipato a tutti gli incontri più importanti con i capi di stato incontrati da Trump, fa parte del Consiglio di Sicurezza e, di fatto, è uno degli uomini più a stretto contatto con il presidente. Ma Kushner, che è stato già indicato da alcuni come l’eminenza grigia che gioca dietro le quinte come infiltrato dell’establishment nello Studio Ovale, verrà allo scoperto quando si saranno calmate le acque. Una volta completato il processo di ridimensionamento degli uomini del cerchio magico di Trump, Kushner giocherà un ruolo cruciale nella disputa tra Israele e Palestina.

La famiglia di Kushner conosce il premier israeliano Netanyahu da moltissimo tempo. Più testate hanno raccontato che quando Kushner era solo un adolescente lasciò il suo letto all’amico di famiglia Netanyahu, andando a dormire sul divano. Durante il primo incontro ufficiale tra Donald Trump e Netanyahu, è lo stesso leader israeliano ex Mossad che, sorridendo, ricorda di conoscere Jared “da quando è un bambino.” Sempre in quell’occasione, Trump la sparò grossa, ma questa volta c’èra qualcosa di diverso: sembrava veramente che avesse in mente qualcosa. Disse: “Con Netanyahu stiamo pensando a una soluzione per il conflitto israelo-palestinese così buona (“so good”) che molti dei presenti non la capirebbero.”

Le premesse che lasciano immaginare Kushner come protagonista dei prossimi anni della politica americana ci sono tutte.