La pensione di Quota 103 diventa più alta
La Quota 103 è una misura di pensionamento anticipato ancora in vigore nel 2024 dopo la proroga introdotta dalla Legge di Bilancio. Dal 2023 con questa misura molti lavoratori hanno detto addio al lavoro a partire dai 62 anni di età con 41 anni di contributi. Un vincolo della misura, che nella versione 2024 è stato inasprito, è temporaneo.
Significa che arrivati ad una certa età, il vincolo viene meno. E il trattamento percepito aumenta di importo. In pratica, la pensione di Quota 103 diventa più alta. Ecco perché questo accade e di cosa stiamo parlando.
Il vincolo della Quota 103 è quello dell’importo massimo fruibile che non può superare le 4 volte il trattamento minimo. Questo è il vincolo 2024 che, come dicevamo, è stato inasprito. Infatti, fino al 2023 la misura prevedeva un importo massimo fino a 5 volte il trattamento minimo. Ma questo vincolo decorsi gli anni che separano il lavoratore dalla pensione di vecchiaia, viene meno. La Quota 103 consente di anticipare la pensione prima dei 67 anni di età. Come anticipato, l’età minima è a 62 anni, ma non mancano lavoratori che hanno sfruttato il canale di uscita anticipato a 65 o 66 anni già nel 2023. Per loro il 2024 potrebbe essere già l’anno giusto per dire addio alla penalizzazione di assegno. Perché di taglio di pensione si tratta dal momento che il lavoratore che avrebbe diritto ad un trattamento più alto, lo perde per tutta la durata dell’anticipo.
Il lavoratore uscito dal servizio a 66 anni con la quota 103 nel 2023 ha recuperato di fatto un anno di pensione. Nel 2024 al compimento dei suoi 67 anni di età, riceverà un nuovo calcolo del trattamento. Perché, se ha diritto ad una pensione più alta di 5 volte il trattamento minimo (come era la soglia 2023), otterrà ciò che effettivamente gli spetta. Lo stesso accadrà a chi in pensione ci va quest’anno con questa misura. In questo caso la pensione nel 2024 verrà liquidata per un importo massimo di 2.394,44 euro lordi al mese (il trattamento minimo 2024 è pari a 598,61 euro). Se, in base alla sua contribuzione, la sua pensione doveva essere per esempio di 2.500 euro al mese, evidente che abbia perduto circa 105 euro al mese di trattamento. A 67 anni invece l’interessato percepirà quanto effettivamente gli spetta.
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