Il blocco dello Stretto di Hormuz genera la maggiore interruzione di forniture della storia. «Siamo davanti a un’emergenza senza precedenti».
Sono le parole di Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’Energia. L’Europa è il Paese più esposto alle fibrillazioni intorno al Medio Oriente. La Germania sceglie il sussidio, limitando i rincari del carburante. La Francia eroga aiuti a trasporti e pesca.

La Spagna impone tetti alla pompa e sconti fiscali a chi installa pannelli solari. Croazia e Repubblica Ceca congelano i listini di diesel e benzina, la Svezia taglia le imposte. Roma ha deciso di varare una sola misura per attutire l’impatto, introducendo un taglio temporaneo delle accise. Già prorogato. In Asia i governi stanno fondendo austerità civile e retromarce climatiche per garantire la produzione. L’India limita l’uso del gas naturale. Lo Sri Lanka chiude gli uffici pubblici a metà settimana, incentivando il telelavoro e imponendo blackout quotidiani. La Corea del Sud fissa tetti settimanali all’uso dei veicoli istituzionali. Nelle Filippine scatta lo stato di emergenza, con settimana corta e trasporti gratuiti per gli studenti. Giappone e Corea del Sud rimuovono i limiti alle centrali a carbone per stabilizzare la rete, sacrificando la decarbonizzazione per la continuità operativa. Nel continente africano l’impennata dei costi rischia di annullare decenni di sviluppo. Molti governi stanno introducendo razionamenti sui derivati del greggio, preparando blackout programmati.
