Dalla Russia arrivano problemi per Unicredit
Dalla Russia arrivano problemi per Unicredit, ma il titolo sta reagendo molto bene continuando nella sua progressione rialzista.
La Corte di arbitrato di San Pietroburgo ha posto sotto sequestro conti e proprietà della controllata russa di UniCredit per un valore di quasi 463 milioni di euro. La decisione è legata a un contenzioso con RusChemAlliance, un’impresa per la produzione di gas liquido partecipata da Gazprom. Il contenzioso è nato dall’emissione di un “performance bond” da parte di UniCredit e altre banche su un contratto con il consorzio Linde per la costruzione di un impianto di trattamento del gas. Linde ha abbandonato il progetto a causa delle sanzioni dell’Unione Europea, ma la società russa ha preteso il pagamento delle garanzie, che le banche hanno rifiutato per non violare le sanzioni. Di conseguenza, la disputa è finita in tribunale, con il sequestro conservativo degli asset di UniCredit.
Questa vicenda ricorda il caso recente di Ariston Thermo Group, la cui controllata è stata posta in amministrazione temporanea a un’impresa del gruppo Gazprom. La Farnesina, che sta seguendo il caso, discuterà la questione nella riunione del “tavolo Russia” il 20 maggio. Questo intervento si inserisce in un contesto di progressivo disimpegno di UniCredit dalla Russia, in linea con le direttive della BCE di ridurre l’esposizione verso il paese. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha dichiarato che la banca ha ridotto la sua esposizione cross border sulla Russia del 91% in due anni e la presenza locale del 67%. La strategia di UniCredit è di continuare a ridurre la propria presenza in modo ordinato e accelerato, con l’obiettivo di azzerare l’esposizione cross border nei prossimi 12-15 mesi e ridurre significativamente la banca locale.
La notizia shock arrivata dalla Russia ha solo frenato l’ascesa delle quotazioni che al momento sono quasi ferme in attesa, molto probabilmente, di ulteriori sviluppi. La tendenza, quindi, è rialzista e potrebbe svilupparsi secondo lo scenario mostrato in figura. Solo una chiusura settimanale inferiore a 29,663 € potrebbe favorire una ripresa del ribasso.
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