Azioni sottovalutate con un dividendo superiore al 6%
Il Monte dei Paschi di Siena ha proposto di distribuire una cedola in base ai risultati finanziari del 2023, due anni prima del previsto rispetto al piano industriale. Il dividendo per il 2024, relativo all’esercizio 2023, ammonta a 0,25 € per azione, per un rendimento superiore al 6%. La cedola sarà staccata il 20 maggio 2024 e pagata il 22 maggio. Se a questo si aggiunge anche la sottovalutazione secondo il rapporto prezzo su utili e le raccomandazioni degli analisti, si comprende come queste azioni potrebbero essere interessanti nel lungo periodo. A questo, poi, si aggiunga anche l’appeal speculativo.
Il governo italiano mira a cedere la sua quota restante del 39,23% nel Monte dei Paschi di Siena in tempi brevi, anticipando di due anni il piano industriale. Questa mossa potrebbe portare all’azzeramento, o quasi, della sua partecipazione nella banca più antica del mondo. Una delle opzioni è creare un terzo polo bancario nazionale, aumentando la concorrenza nel settore del credito. Tuttavia, se non si trovasse un partner industriale, il governo potrebbe optare per la vendita sul mercato.
Il Monte dei Paschi di Siena ha riportato risultati finanziari positivi per il 2023, incluso un utile netto di oltre 2 miliardi di euro e l’intenzione di distribuire una cedola con due anni di anticipo. Se l’assemblea approverà la proposta, lo stato italiano incasserà circa 125 milioni di euro di dividendo.
Gli analisti finanziari, come quelli di Deutsche Bank e Exane, hanno rivisto al rialzo i target price per le azioni del Monte, indicando un potenziale aumento della capitalizzazione fino a 7 miliardi di euro. Questi dati riflettono il recente aumento delle azioni del Monte in Borsa, che hanno raggiunto quota 4 € con una capitalizzazione intorno ai 5 miliardi di euro.
Considerando che il governo ha partecipato all’ultimo aumento di capitale nel novembre 2022, investendo 1.600 milioni di euro, e ha ottenuto ricavi di 920 milioni di euro dalla vendita del 25% delle azioni lo scorso novembre, sembra probabile che la vendita della quota restante possa generare entrate significative per il governo.
La tendenza in corso è rialzista e al momento non si intravedono pericolo lungo il percorso tracciato in figura. Solo una chiusura settimanale inferiore a 3,244 € potrebbe favorire un’inversione ribassista.
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