Luca Delfino nel 2010, durante il processo per la morte di Luciana Biggi - lintellettualedissidente.it Ansafoto
Uscirà dal carcere di La Spezia per entrare, poche ore dopo, in una struttura Rems a Genova, per la psicoterapia.
Luca Delfino, il “killer delle fidanzate”, tornerà presto libero, con tutta la sua dignità restituita, per legge, avendo scontato la pena. La condanna stabilita dal giudice per l’omicidio di Antonella Muntari, 16 anni e 8 mesi di prigione, sta per esaurirsi. Il pm aveva chiesto l’ergastolo, senza ottenerlo. Il 28 luglio lascerà il carcere di La Spezia e nello stesso giorno dovrà entrare in una Rems – Residenza per le misure di sorveglianza – a Genova Pra’, precisamente a Villa Caterina.
I giudici lo considerano ancora socialmente pericoloso, quindi occorre un periodo di transizione prima di riacquisire tutti i diritti. Gli abitanti del quartiere hanno già paura di ritrovarselo di fronte. Non riescono a togliersi dagli occhi, e li si può capire, l’immagine di un uomo capace di uccidere l’ex fidanzata Antonella Multari a coltellate. Ben 42 colpi di coltello, brutali e feroci.
La donna stava passeggiando con un’amica lungo una via di Sanremo, il 10 agosto 2007, quando Luca Delfino la aggrediva e stroncava la sua vita. Aveva solo 32 anni. Delfino non accettava di essere lasciato dalla donna, che si era allontanata da lui per sfuggire alla sua ossessione. Lui la cercava continuamente, perseguitandola. Finché lei è tornata a vivere con i genitori, nella speranza di riuscire a non vederlo più.
Delfino è stato sospettato anche dell’assassinio della fidanzata precedente, Luciana Biggi, sgozzata in un vicolo di Genova nell’aprile 2006. Allora non ci furono prove nei confronti dell’uomo, che non venne mai nemmeno arrestato. Dopo lo spaventoso massacro di Antonella, forse il più efferato fra tanti femminicidi accaduti in Italia, il ministro Mara Carfagna fece approvare la legge sullo stalking.
I femminicidi hanno poi continuato a segnare di sangue le cronache italiane. E’ però Luca Delfino, con la sua personalità e la sua storia, a preoccupare i residenti del quartiere genovese, in cui si dovrà presto trasferire. Tra i nuovi vicini di casa, l’uomo incute timore anche in seguito ad alcune notizie circolate nel 2019, secondo le quali avrebbe confessato a un altro carcerato il femminicidio di Luciana e di un altro detenuto. Voci che però non hanno avuto seguito. E’ stato condannato per un solo delitto, per quanto impressionante.
Il suo avvocato, Riccardo Lamonaca, che lo rappresenta da molti anni, sostiene che non si tratta di un Vallanzasca, bandito capace di evasioni rocambolesche. E nemmeno dell’Uomo Ragno. Al contrario, Delfino è ansioso di guadagnarsi la libertà, alla quale tiene moltissimo. Lo tratteggia come un detenuto esemplare che cerca di meritarsi una seconda possibilità. Il giornale genovese Il Secolo XIX spiega che in carcere il killer ha beneficiato di diversi bonus, grazie alla buona condotta.
Del caso si sta occupando anche la politica. Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli ha dichiarato di dubitare che il colpevole di un assassinio così violento sia pronto per uscire. Mentre si discute e il vicinato di Villa Caterina ha i brividi, la direzione della struttura ha fatto sapere di aver rafforzato le misure di sicurezza. Sono state collocate reti più adeguate, nel timore che un fuggiasco possa scavalcarle.
Ed è stata assunta una guardia giurata, capace di intervenire con le arti marziali se ci saranno episodi di violenza o tentativi di evasione. Tra l’altro, non si tratterebbe di evasione vera e propria, per un uomo che ha già scontato la pena. E’ una fase intermedia, durante la quale Delfino verrebbe appunto sottoposto a psicoterapia e sorveglianza.
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