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Trump come Putin in Ucraina

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Trump come Putin in Ucraina. Ma il leader russo non ha mai perso il lume. Qui il pericolo sembra esserci. Trump dice tutto ed il contrario.

Nell’arco di quarantott’ore Trump è passato dall’affermare il rallentamento delle operazioni militari contro l’Iran per missione quasi compiuta, all’intimidazione di immediata riapertura di Hormuz alla navigazione commerciale pena fuoco alzo zero all’annuncio, a sorpresa, che da due giorni Usa e Iran stavano conducendo «ottimi e produttivi colloqui sulla completa e totale risoluzione delle loro ostilità in Medio Oriente».

Iran e Ucraina, crisi simili

 

Trump aveva dato istruzioni al Pentagono di rinviare per cinque interventi contro centrali e infrastrutture energetiche iraniane. Cosa succederà dopo questo periodo di grazia «dipende dal successo degli incontri e conversazioni in corso». Da parte di Teheran nessuna conferma. Al contrario, i dinieghi del presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Imperterrito, Trump invece raddoppiava parlando di rinuncia all’atomica e cambio di regime in corso a Teheran. Scopriremo chi mente. Possibilmente entrambi.

In un’inchiesta del New York Times Ronen Bergman ha vivisezionato gli enormi errori di Intelligence che hanno infilato Donald Trump in un ginepraio fatto di droni, missili, petroliere e mine vaganti. Soprattutto da parte israeliana. Una delle voci più autorevoli all’interno dei Servizi militari, Shahar Koffman, aveva avvertito che il rovesciamento del regime era poco probabile. Era sulla linea del precedente capo del Mossad, Yossi Cohen, che considerava i tentativi di innescare un’insurrezione popolare «una perdita di tempo». Il suo successore, David Barnea, era invece sicuro che si potesse fare «con la decapitazione del potere politico e due o tre giorni di raid massicci». E aveva convinto Benjamin Netanyahu. Che a sua volta ha convinto Trump. Il rovesciamento del principio di von Clausewitz, «la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi». Per Bibi, Donald, e Barnea, ha osservato l’analista francese Sylvain Cypel, vale il contrario: «Prima si bombarda». Poi torna in campo la politica.

Secondo Aaron David Miller, per anni inviato del dipartimento di Stato in Medio Oriente, le parole di Trump «significano prima di tutto che l’amministrazione si è resa conto dei limiti del suo potere militare» dice a Repubblica e si dice convinto su tre dati di fatto, ormai «Primo, l’amministrazione ha riconosciuto i limiti della forza militare. Secondo, riconosce che il regime, per quanto indebolito, non crollerà. Terzo, il potere degli iraniani è aumentato».

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