Proseguono le indagini per il ritrovamento di Kata - foto: ansa - lintellettualedissidente.it
Nessuna traccia di Kata dal 10 giugno, proseguono le indagini per il ritrovamento della piccola. Le autorità hanno scoperto qualcosa.
Superata una prima fase critica d’indagine, sembra che le autorità abbiano finalmente individuato una pista concreta da seguire ed approfondire. Le iniziali omissioni dei genitori della piccola avevano imprigionato gli inquirenti in una condizione di limbo, tuttavia – le successive rivelazioni – hanno permesso loro di sviluppare un quadro più dettagliato di quanto accaduto tre mesi fa circa. Sono state accantonate le ipotesi di pedofilia e rapimento, maggiore risalto invece riguardo un possibile raid o ritorsione.
Katherine Alvarez Vasquez e Miguel Angel Romero sono responsabili di azioni di rivalsa ai danni dei residenti dell’Astor Hotel. Aggressioni e violenze volte ad allontanare intere famiglie, con l’obiettivo di assegnare le camere a chi fosse disposto a pagare di più. Nelle ultime settimane, osservando attentamente le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, le autorità hanno individuato cinque sospettati.
I soggetti indagati, tra cui due zii della bambina, potrebbero aver usufruito di trolley e borsoni per trasportare Kata fuori dalla struttura dell’albergo. Le immagini li ritraggono con borse e valigie, la cui ampiezza corrisponderebbe alla grandezza del corpo della bambina. Verranno dunque effettuati ulteriori esami del DNA sul tessuto e nelle camere dei cinque indagati, in modo da individuare campioni compatibili.
Gli inquirenti procederanno presto con l’estrazione di alcuni campioni di DNA dai borsoni utilizzati dai cinque sospettati e concluderanno questa prima fase analizzando le camere assegnate loro all’interno dell’Astor Hotel. Laddove la polizia dovesse individuare il cosiddetto DNA Match, potrebbe di conseguenza identificare il vero responsabile del rapimento della piccola. Al contempo, è possibile che le autorità non trovino nessun campione compatibile – o peggio – che ottengano prove inutilizzabili, alterate dal tempo e dal frequente utilizzo dei borsoni.
Nel frattempo esperti di geologia e geofisica interverranno per analizzare il terreno che circonda la struttura. L’obiettivo consiste nell’individuare possibili alterazioni corrispondenti ad una buca oppure una fossa scavata di recente. Usufruiranno di strumenti sofisticati quali il Ground Penetrating Radar, perfetto per esaminare il sottosuolo. Laddove dovessero trovare qualcosa, entrerà in gioco una squadra di archeologi forensi, i quali si occuperanno dell’estrazione delle prove. Verranno infine utilizzate termocamere e termometri ad infrarossi per individuare presumibilmente il corpo in decomposizione della bambina. Ipotesi che, per quanto tragica, contemplerebbe la chiusura definitiva del caso.
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