Zelensky non pensa alla pace. Per orgoglio o per calcolo. E in questo calcolo potrebbe esserci geniale incoscienza o tronfia stupidità.
Sarà il tempo a dircelo perché alla fine solo il tempo l’arbitro di questa contesa. Putin certo non pensa alla pace, e non ha altre alternative se non quella di portare via all’Ucraina il territorio che si era dato come obiettivo inziale, forse minimo, forse sottovalutando la reazione occidentale, a cui non aveva voluto attribuire una lealtà pavida infantile nei confronti di Kiev, lasciando la popolazione ucraina sola a morire sul campo.

Quando Putin dice che non gli interessa una tregua ma solo la pace, non è un concetto incoraggiante come potrebbe apparire: significa piuttosto che non vuole concedere all’Ucraina il tempo di rifiatare, bensì imporle le sue condizioni a titolo definitivo. Quindi: oggi incamerare integralmente le quattro province ucraine che occupa solo in parte, inclusa la linea fortificata ucraina nel Donbas che impedisce ai russi di avanzare verso ovest, limitare per diktat la forza dell’esercito ucraino e costringere Zelensky a tenere elezioni con l’obiettivo di liberarsene. Domani attendere che l’Europa si frantumi, a partire dall’auspicata vittoria dei “patrioti” francesi nel ’27, per spingerla d’intesa con Trump ad abbandonare Kyiv. A quel punto potrà partire la seconda fase della guerra, con l’obiettivo finale di trasformare l’Ucraina in una seconda Bielorussia.
Zelensky cerca di ottenere per l’Ucraina quanto basta per tirare avanti in attesa che anche Putin dimostri di non essere eterno perchè sa benissimo che la firma di Putin sotto qualsiasi trattato vale quanto carta straccia, come la sua, come quella di Trump e in modo rimarchevole ora che sotto l’amministrazione del tycoon il diritto internazionale non esiste più e il mondo è diventato un’ombra di forza oscura e primordiale che s’impone in ragione di sé stessa. Questo caos vede molte vittime, altre né vedrà: un libro di disastri che ognuno per la sua parte ha contribuito a scrivere e Zelensky in questo un ruolo se l’è conquistato con il giusto disonore per quanto ambisca a fare la vittima. Le generazioni perdute in questi quattro anni sono le vittime. Gli altri sono gli impresari de disastro. E i commedianti che dimenticano di essere tali. E intanto fanno a affari, mentre introno a loro c’è il disastro.
