Ucraina e Russia: si stratta sul nulla, perché l’ostinazione rimane, da entrambe le parti. Si apre il secondo round di consultazioni trilaterali con poche speranze. Ci sono gli Stati Uniti a mediare ma la condizione è peggiore dell’ultima volta.
La “tregua del gelo” è servita solo a preparare il peggiore attacco degli ultimi due mesi, “che ha coinvolto un numero record di missili balistici russi” nonostante Trump dica che Putin “ha mantenuto la parola”, con la pausa finora concordata. E come sempre non capisci a che gioco stia giocando, il tycoon.

E’ convinto dell’esatto contrario Volodymyr Zelensky che, dopo la manciata di ore di stop di bombardamenti concesso dalla Russia su richiesta di Donald Trump, si trova ad aggiornate il bilancio delle vittime di questo conflitto che sta per entrare ormai nel suo quinto anno. “Ogni attacco russo di questo tipo conferma che l’atteggiamento a Mosca non è cambiato: continuano a scommettere sulla guerra e sulla distruzione dell’Ucraina e non prendono sul serio la diplomazia“, ha affermato Zelensky
I passati vertici diplomatici tra i tre paesi non sono riusciti a portare a un accordo, neanche minimo. E le possibilità di progresso sembrano oscurate dal massiccio bombardamento con droni e missili russi scagliato da Mosca, alla vigilia dei colloqui, sulla rete energetica Ucraina, che ha lasciato nuovamente centinaia di migliaia di abitazioni senza elettricità e riscaldamento. La capitale è al buio con temperature che toccano i -20° e l’operatore elettrico Dtek ha riferito che “sono state colpite centrali elettriche e termiche a Kiev, Kharkiv, Odessa e Dnipro“.
La Russia non ha alcun reale interesse nei colloqui di pace, tanto meno nella pace stessa. È vero: Trump ha chiesto a Vladimir Putin un cessate il fuoco, che lui ha concesso per una poche ore. Una mossa che gli ha permesso di ottenere il plauso del capo della Casa Bianca, il quale ha creduto si trattasse di un tentativo per rafforzare il dialogo e la fiducia. Ma la presunta “tregua del gelo” ha permesso ai russi di accumulare più armi da lanciare con forza nel momento più critico. “Hanno ritardato l’attacco, aumentato il numero di missili e droni e ci hanno colpito nei giorni più freddi” ha detto il leader di Kiev.
Un percorso percorribile verso la pace resta complicato. Eppure degli spiragli negoziali restano ancora aperti. Mosca continua a ribadire che una soluzione del conflitto è possibile solo perseguendo “lo spirito di Anchorage”, ovvero il presunto accordo stretto dal presidente russo e l’omologo statunitense lo scorso 15 agosto in Alaska, avanzando richieste territoriali massimaliste nei confronti dell’Ucraina. Il nodo, irrisolto, resta il Donbass, l’area di oltre 6.400 chilometri quadrati che include le regioni di Luhansk e Donetsk, ancora non conquistate dalla Russia dopo quasi quattro anni di combattimenti.
Da mesi, i funzionari russi chiedono il ritiro dell’Ucraina anche dalle zone del Donetsk non ancora occupate e un riconoscimento internazionale della sovranità russa su esse. Una richiesta irricevibile per Kiev, che da più di un decennio conta il sangue versato dagli ucraini per difendere questo fazzoletto di terra. Ma la violenza dei bombardamenti russi sulle città ucraine negli ultimi mesi ha spinto Zelensky a dirsi pronto a un congelamento dell’attuale linea del fronte e creare una zona demilitarizzata nella regione di Donetsk, in cambio del ritiro delle truppe ucraine e russe dalle aree sotto il loro controllo.
