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Estera e Mondo

Groenlandia e Venezuela, Trump vuole tutto

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Ci vorrà tempo prima di poter fare un bilancio e comprendere cosa passa per la testa a Trump. Perché a tirare le somme i conti non quadrano e la logica che dovrebbe sostenerli ancora meno.

Un calcolo deve esserci, perché un ragionamento sconnesso con la realtà può essere la disgrazia di un leader travolto dagli eventi è più difficile che avvenga a freddo, quando sei tu a dare le carte. Ed è ancora più rare che avvenga quando si è circondati da un team capace di comprendere, le carte, e non  c’è il nemico alla porta. E’ questo il motivo per cui la strategia di Trump sui due incendi che ha appanna acceso appare ancora lungi dall’essere compresa. Per il momento solo ipotesi certo non aiutate dalla singolare simultaneità con cu Trump ha aperto fronti così distanti e tutt’altro privi di incognite.

Donald Trump senza freni – lintellettualedissidente.it Ansafoto

In Venezuela ha vinto facile, fino al punto in cui ha deciso di giocare la partita. Il difficile viene adesso, con una vice presidente che acquista il potere ad interim, le opposizioni che restano al loro posto e il potere, come lo aveva disegnato Maduro, lungi dall’idea della fuga. Il piano A è stato delineato da Rubio: la persistenza di un ricatto economico così pesante sull’esportazione da diventare una costante capace di annullare tutte le variabili dell’incertezza: militari, nazionalismo, rivolta. Un piano semplice, così semplice che non prevede alternative o vie di fuga. La posta in gioco è altra quanto il rischio e il rischio non sembra calcolato o trattato alla stregua di una febbre.

La partita con la Groenlandia sembra ancora più facile, e nasce dalla convinzione che nessuno in Europa è disposto a morire per una terra immensa, fatta di ghiaccio e freddo, meno che mai gli stessi abitanti. Qui è come rubare le caramelle ad un bambino, avranno pensato nelle Studio Ovale e sembra anche vero. Un bambino orfano e che potrebbe essere incline agli affari, se consideriamo che gli abitanti dell’isola potrebbero essere convinti a venderla, passando dalla Danimarca agli Stati Uniti. Per un immobiliarista la soluzione più semplice. Per l’Europa una trauma senza possibilità di cura.

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