Iran, una buona notizia per Putin - lintellettualedissidente.it Ansafoto
Trump regala la Nato a Putin. E l’Europa potrebbe cambiare per sempre. Il presidente Usa si dice “disgustato” dall’Alleanza atlantica, definita come la “tigre di carta”. E dalla quale intende uscire al più presto.
Il primo aprile 2026 potrebbe essere ricordato così, come il giorno in cui l’architettura di sicurezza occidentale, così come la conosciamo dal 1949, ha iniziato a sgretolarsi definitivamente. In un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano britannico The Telegraph, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di stare seriamente valutando il ritiro degli Usa dall’Alleanza Atlantica. E mentre si crogiola su un cessate il fuoco – a detta sua richiesto dall’Iran, ma smentito dall’Iran stesso -, l’Unione europea si interroga sulle conseguenze che queste parole avranno sulla tenuta occidentale.
La scintilla che ha portato i rapporti tra la Casa Bianca e le cancellerie europee ai minimi storici è il conflitto in corso contro l’Iran, iniziato lo scorso febbraio con attacchi aerei congiunti da parte di Stati Uniti e Israele. Trump ha accusato duramente gli alleati europei di non aver sostenuto lo sforzo bellico americano, in particolare dopo il rifiuto di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, arteria vitale attraverso cui transita il 20% del petrolio mondiale.
“Non sono mai stato convinto dalla Nato,” ha affermato Trump, aggiungendo che l’uscita degli Stati Uniti dal Trattato è ormai “oltre la riconsiderazione”. Il presidente, inoltre, ha manifestato il proprio disgusto per quello che percepisce come un tradimento: mentre gli Stati Uniti sono stati “automaticamente” al fianco dell’Europa nella difesa dell’Ucraina, gli alleati non sono stati pronti a fare lo stesso, bloccando persino le basi aeree militari nazionali al transito statunitense.
Le parole di Trump arrivano dopo le dichiarazioni del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, rilasciate durante un’intervista a Sean Hannity su Fox News. Rubio, un tempo strenuo difensore dell’Alleanza, ha usato toni durissimi, descrivendo la Nato come una “strada a senso unico”. Secondo Rubio, il valore dell’Alleanza Atlantica non risiedeva solo nella difesa dell’Europa, ma nella possibilità per gli Stati Uniti di proiettare la propria potenza attraverso basi militari strategiche. “Se ora non possiamo usare quelle basi per difendere gli interessi dell’America, allora perché siamo nella Nato?” ha chiesto provocatoriamente il segretario di Stato, sottolineando che gli Stati Uniti pagano i due terzi dei costi della difesa dell’Alleanza.
Rubio ha confermato che, una volta concluso il conflitto in Iran, Washington dovrà “riesaminare il rapporto” con i partner transatlantici.
Dall’altra parte dell’Oceano, la risposta dei leader europei non si è fatta attendere. Il presidente francese Emmanuel Macron, nel corso di un’intervista con l’emittente nipponica Nhk durante una visita a Tokio, ha ribadito con fermezza che la Francia non è stata consultata e non partecipa alla guerra contro l’Iran. “Questa è stata la posizione della Francia dal primo giorno”, ha dichiarato Macron, sottolineando l’assenza di coordinamento tra Washington e i suoi partner. Una guerra, quella contro l’Iran, che è già stata definita “illegale” dal presidente spagnolo Pedro Sánchez.
Più cauta la risposta tedesca, secondo la quale, Donald Trump non è nuovo a questo tipo di dichiarazioni. “Lo ha già fatto in passato”, ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius rispetto alla minaccia di lasciare la Nato. “Trattandosi di un fenomeno ricorrente, potete probabilmente giudicarne le conseguenze da soli”, ha aggiunto, alludendo alle passate dichiarazioni di Trump.
L’Italia, dal canto suo, ha assunto una posizione prudente sulla guerra in Iran, ribadendo che nessuna operazione militare può partire dal territorio nazionale senza autorizzazione. Il caso più rilevante è stato quello della base di Sigonella: gli Stati Uniti non possono usare basi Nato per operazioni militari senza un’autorizzazione preventiva del governo, perché gli accordi bilaterali prevedono che ogni missione con possibile finalità offensiva debba essere approvata prima da Roma. Nel caso specifico, alcuni velivoli statunitensi diretti verso il Medio Oriente erano già in volo quando l’Italia ha scoperto che non si trattava di semplici trasferimenti logistici, ma di asset potenzialmente impiegabili in un’azione bellica; poiché Washington non aveva richiesto l’autorizzazione in anticipo, il governo italiano ha negato l’atterraggio a Sigonella, rivendicando il proprio controllo politico sull’uso del territorio nazionale.
Intanto, il braccio di ferro è in corso anche con il Regno Unito, al quale Trump non ha risparmiato parole dure. Il presidente americano ha deriso la flotta britannica, affermando: “Non avete nemmeno una marina”. Il riferimento va a quanto accaduto all’inizio del conflitto iraniano, quando quattro dei sei cacciatorpediniere britannici erano fuori servizio per riparazioni, costringendo Londra a “prendere in prestito” una nave dalla Germania per i propri compiti Nato nell’Atlantico del Nord.
Il modello “Pay-to-Play” e l’incognita del Congresso
Secondo quanto riportato dal Telegraph, l’amministrazione Trump starebbe considerando un nuovo modello per la Nato basato sul principio del “pay-to-play” (pagare per partecipare). In questo scenario, gli alleati che non raggiungono gli obiettivi di spesa (recentemente fissati al 3% del Pil) potrebbero essere esclusi dai processi decisionali o dalla protezione dell’Articolo 5 che stabilisce che un attacco armato contro uno o più membri in Europa o Nord America è considerato un attacco contro tutti.
Ma Trump può davvero ritirare gli Stati Uniti dalla Nato così facilmente? Nel 2023, ad esempio, il Congresso degli Stati Uniti ha adottato una legge che impedisce al presidente di ritirarsi dalla Nato senza il consenso del Senato o un atto del Congresso stesso. Paradossalmente, proprio Marco Rubio fu uno dei co-promotori di quella legislazione, sostenendo allora che un’uscita dalla Nato dovesse essere rigorosamente discussa dai rappresentanti del popolo americano.
Mentre la crisi diplomatica infuria, e tra gli Washington e Bruxelles è in corso un braccio di ferro, sul fronte militare Trump ha annunciato sul proprio social network Truth che il nuovo regime iraniano avrebbe chiesto un cessate il fuoco. Il presidente americano ha però posto una condizione invalicabile: la situazione sarà valutata solo quando lo Stretto di Hormuz sarà “aperto, libero e sicuro”. L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti rimane quello di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari, obiettivo che Rubio definisce “quasi raggiunto” grazie alla distruzione della base industriale e della marina di Teheran.
Un cessate il fuoco, però, che è stato prontamente smentito dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, il quale ha definito “false” e “infondate” le dichiarazioni di Trump, come riporta l’agenzia di stampa Mehr.
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