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Esteri

Trump, fine delle illusioni

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Una commedia pericolosa, quella di Trump e dell’Europa sull’isola contesa, che potrebbe trasformarsi da un momento all’altro in tragedia, se non avremo la fortuna di assistere ad una farsa.

La linea di confine è labile e la farsa sembrava prendere il sopravvento, con un manipolo di soldati inviati da un pugno di Paesi dell’Unione, che hanno agito ancora formalmente nel perimetro della Nato per dare un segnale al Mondo, o meglio, a chi crede di essere – con qualche buona ragione – il Re del Mondo, Trump.

L’arresto di Donald Trump per lui si è rivelato un vero e proprio affare (Credits foto: Ansa) – L’intellettualedissidente.it

Il problema è che il diversivo non è piaciuto affatto alla maestà cui era destinato. Il tycoon è apparso infastidito per una mossa che si è rivelata uno ibrido sgraziato e farsesco: un’azione di forza che di forza non ne ha mostrata affatto: un contingente costituito da qualche decina di militari, se contati distrattamente e con qualche eccesso. Pochi giorni al freddo, nel tentativo di dimostrare qualcosa. Forse ci sono riusciti.

 

Se si vuole dipanare il senso di questa storia folle si è obbligati a contemplare un’Europa pachidermica nelle proprie fissazioni e incline a rotolarsi pigramente nella polvere di antiche certezze, ha sciaguratamente tardato a comprendere con quale guaio si fosse imparentata: una maledizione ereditata dalle generazioni precedenti, diplomazie e caste europee, ben pagate e altrettanto bene illuse, che si erano passate di mano in mano un mela avvelenata, quella dell’amicizia con il Nuovo Mondo, che regalava all’Europa  protezione e sicurezza, come un nipote di successo ricorda una parente non troppo lontana, nobilmente decaduta, attenta e scaltra. Il nipote ha pazientato e ha passato il testimone, anche lui. Il cambio della guardia è avvenuto sempre lì, nello Studio Ovale. Gli inquilini si sono mostrati più o meno affidabili e rispettosi, ma il sole era sempre alto nel cielo, nel medesimo punto di ieri, l’ombra non si allungava.

Ma un giorno è entrato lui, Trump, avvelenato di suo da un’elezione persa, con la folle spavalderia di chi è stato ad un nulla da perdere tutto, travolto da processi e faide, sfiorato da un proiettile che poteva davvero cambiare la Storia. Si è salvato restando sè stesso. Ed ha deciso di colpire lui il Mondo e cambiarlo per sempre. La Groenlandia è la sua Balena Bianca, forse. Forse no. E questa incertezza è davvero la parte più ingombrante del problema. Più di una balena spiaggiata e morente, che tanto assomiglia al Mondo che fu. E all’Europa.

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