Putin, l'alleanza persa (ansa) - L'intellettualedissidente.it
Ora che la Groenlandia è in bilico, appesa agli umori e alle parole di Trump e della sua amministrazione, forse un dubbio sarà venuto a Bruxelles.
Il dubbio di aver troppo rapidamente additato Vladimir Putin come il nemico numero uno dell’Europa, al punto che il clamoroso sabotaggio del Nord Stream 2, avvenuto con la silenziosa benedizione di Kiev se non con la pianificazione del progetto – e volto a distruggere gli approvvigionamenti di gas a basso costo dalla Russia alla Germania – è passato sotto silenzio.
Un punto di svolta epocale, che ha costretto l’Europa a mercanteggiare altrove le forniture ed in una posizione di netto svantaggio. A trarne profitto, neanche a dirlo, l’America di Biden prima e e ora quella di Trump. Ma per tenere salda l’amicizia ci si è spinti fino a questo punto, e oltre, con Trump che, rientrato nello Studio Ovale con la grazia di un elefante faceva redigere le sue liste di proscrizione contro l’intero Mondo e le Nazioni colpevoli di avere una bilancia commerciale favorevole nei confronti degli Usa. Mesi di trattative e numeri che salivano e scendevano per salire di nuovo: così la percentuale delle tariffe per le merci in entrata è stato un mare in tempesta, con Trump che sulla tolda della nave americana che gridava e minacciava, tutti. E tutti a fingere di trattare e presto disposti ad arrendersi all’amico americano che non era più tale.
Pochi mesi dopo ecco il cupo colpo di mano a Caracas e, neanche il tempo di comprenderlo arrivano le dichiarazioni raggelanti sulla Groenlandia. In un modo o nell’altro. Il motivo di questa slavina che si sta trasformando in valanga: l’aver tolto dallo scenario mondiale un contrappeso come la Russia, con la quale l’Europa non può ora neanche pensare ad un’alleanza di contenimento per arginare Trump che arriva a sequestrare una nave russa accusata d aver violato le sanzioni decise contro Caracas. La situazione è pesante, l’equilibrio del mondo è a pezzi. Il prezzo da pagare per la difesa ad oltranza di Kiev sembra ora inimmaginabile. E siamo solo all’inizio.
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