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Esteri

Macron dice a Meloni di tacere

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Il presidente Emmanuel Macron ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di “smettere di commentare quello che succede a casa degli altri”. Il riferimento è alla morte di Quentin Deranque, il giovane di estrema destra morto in un pestaggio la settimana scorsa a Lione.

Macron e Meloni, vecchia ruggine – foto: ansa – lintellettualedissidente.it

 

Ieri la premier aveva parlato della vicenda definendola una “ferita per tutta l’Europa”. In un post pubblicato su X, Meloni si è espressa così: “L’uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente. La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni, è una ferita per l’intera Europa. Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia“. Molte parole, forse troppe, che sembrano voler ascrivere la vicende francese tra le carte utili alla quelle retorica governativa che ogni tanto affiora, un vittimismo velato da una promessa di vendetta ogni qualvolta a Palazzo Chigi si sentono assediati, o amano immaginarsi tali. Ecco allora che il pestaggio in strada di un militante di destra richiama altre storie di un passato remoto, anche nostre, le riannoda e porta al presente, dimenticando la data ed il contesto. Ma per il Palazzo questa retorica può essere utile. Soprattutto quando non c’è un altro potere e contraddirla. E questa volta c’è, in Francia

Le troppe parole di Palazzo Chigi sono state poco gradite da Macron che, a margine della sua visita in India, ha detto di essere stupito dal fatto che “i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, sono sempre primi a commentare quello che avviene altrove. Lasciate che ognuno se ne stia a casa sua e le pecore saranno ben custodite“.

A Palazzo Chigi il richiamo di Macron è stato accolto  “con stupore”, riferiscono fonti interne. Meloni “ha espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica uccisione del giovane Quentin Deranque e ha condannato il clima di odio ideologico che sta attraversando diverse nazioni europee”. “Dichiarazioni che rappresentano un segno di vicinanza al popolo francese colpito da questa terribile vicenda e che non entrano in alcun modo negli affari interni della Francia”. Dopo l’uccisione dell’attivista di estrema destra, 11 persone sono state messe in stato di fermo. La maggior parte di loro risulterebbe legata a movimenti di estrema sinistra, e tra loro ci sono tre collaboratori del deputato di La France Insoumise Raphael Arnault.

A tal proposito Macron ha ribadito che “non c’è posto nella Repubblica per movimenti che adottano e legittimano la violenza“, invitando i partiti “estremisti” a “fare pulizia” nei loro ranghi. “Nulla può giustificare, né per nessuno, né in uno scontro mortale per la Repubblica, un’azione violenta“, ha insistito il titolare dell’Eliseo. “Ogni volta che qualcuno ti dice di aver creato milizie per autodifesa perché dall’altra parte c’è un discorso di violenza, non sta solo commettendo un errore politico, ma morale, e sta creando le condizioni per quello che sta succedendo. Quindi tutti, ovunque, devono fare pulizia”, ha sottolineato. “Dobbiamo mantenere la calma” e “riaffermare i principi della Repubblica“, ha esortato il presidente, prendendo di mira sia i “movimenti di estrema sinistra” che “i movimenti di estrema destra, che a volte hanno anche attivisti al loro interno che giustificano azioni violente“.

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