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Esteri

La sconfitta dell’Ucraina è un affare per Trump

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La sconfitta dell’Ucraina è un affare per Trump. Un affare anche per Putin, certo, ma prima è per la Russia un questione di sopravvivenza. Questa convergenza potrebbe distruggere Kiev il che significa, più o meno, imporre le condizioni volute dal Cremlino. Una sciagura.

Una sciagura in buona parte cercata, a dire il vero, per tutte le volte che Kiev ha accettato di farsi strumento delle innumerevoli provocazioni da parte dell’Occidente, immaginando di avere la forza e le capacità di essere perno tra il Cremlino e Washington, chiamando Bruxelles nella mischia, agitando l’antico timore della minaccia che veniva da Est.

Zelensky ha poco tempo (Credits foto: Ansa) – L’intellettualedissidente.it

E così Kiev, in mezzo a questo caos, a dirigerlo, condizionarlo, usarlo come arma di affabulazione e ricatto, come forma di compensazione di antiche ruggini con la Russa. Per giocare in uno scacchiere simile ci vuole ben altro lignaggio di quello conferito dal destino e dalla Natura a Kelenskj che certo non è uno stupido ma ha il limite di credere che gli altri lo siano. E se non sei nell’Europa del XVIII secolo, e non comandi su un orizzonte temporale più che ampio, ecco che ogni strategia, e tra queste anche la più dissennatamente azzardata, può saltare. Se, per esempio, arriva qualcuno che si chiama Trump. E trasforma tutto in affari. E ha un appuntamento elettorale, fra pochi mesi, dannatamente importante, perché da questo dipende il proprio destino, personale e politico. Gli affari di cui si parla sono qualcosa di reale. E imponente.

L’Economist, che sembra non parlare a caso, ha stimato quanto potrebbe davvero valere, per gli Stati Uniti, un deal, un accordo con Mosca. «Volodymyr Zelensky, citando rapporti dell’intelligence ucraina, sostiene che la Russia ha promesso accordi per un valore di 12.000 miliardi di dollari agli Stati Uniti in cambio dell’allentamento delle sanzioni. In Europa crescono i timori che il presidente Donald Trump possa costringere l’Ucraina a concessioni paralizzanti entro giugno – la sua più recente scadenza per la pace – per inseguire l’oro in Russia». Si parla di fine primavera perchè l’estate è davvero l’ultima spiaggia, la linea rossa che Kiev non sembra poter oltrepassare. Le elezioni americane per il rinnovo del Congresso sono ad inizio novembre, e Trump non vuole perderle. Portare in dote una pace – e un racconto pieno di miliardi, anche – non sono una carte che il tycoon può disdegnare. Quindi pace a qualsiasi costo, sembra dire il prossimo futuro. E a Washington  non interessa se quel prezzo dovrà pagarlo Kiev.

 

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