Zelensky rischia di uscire di scena a causa del conflitto in Iran. Le attenzioni del mondo orsa sono sullo Stretto di Hormuz, inevitabilmente.
A rendere l’idea non è un osservatore qualunque ma Dmitrij Suslov vicedirettore del Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola Superiore di Economia e ascoltato consigliere del Cremlino.

Le sue considerazioni appiano logiche, e riducono la politica estera ad un semplice gioco di equilibri, addizioni e sottrazioni attuate da chi agisce in una posizione di forza per poterlo fare. Nessuna teoria complessa, solo una fotografia semplice e nitida del reale «Trump è in una situazione disperata. Ha commesso un errore enorme decidendo l’attacco contro l’Iran, di cui non aveva previsto resilienza e capacità di reagire. Non ci sarà regime change, l’ipotesi è già sfumata. Trump non aveva neppure messo in conto l’impatto sui prezzi del petrolio e l’instabilità delle forniture, un rischio per lui, in vista delle elezioni di Mid Term» dice Suslov e le sue considerazioni sembrano riflettere con esattezza una realtà che le dichiarazioni concitate di Trump non riescono a scalfire. Il presidente americano glorifica le proprie scelte ma sembra più parlare a sé stesso, e soccorrere quella parte del proprio ego incapace di ammettere errori. E sull’Iran l’errore è così enorme che la sola ombra sembra oscurare il lontano sole dei suoi ragionamenti.
«Trump sospende le sanzioni per calmare i mercati – osserva Suslov – Intanto il petrolio russo ha smesso di essere tossico e ora lo vendiamo a prezzi maggiorati. C’è la coda per acquistarlo e questo ci assicura molti soldi in più per i prossimi mesi. – ma non sono in gioco solo questioni economiche avverte il consigliere del Cremlino – C’è un aspetto militare importante: l’esaurimento dei sistemi di difesa missilistici americani, impiegati nel Golfo, soprattutto i Patriots che sono i soli a poter intercettare i nostri missili balistici. Ora l’Ucraina non potrà più averne, penso per anni. La penuria di questi sistemi avrà conseguenze anche in Europa e Asia, da dove gli Stati Uniti sono costretti a ritirarli. Infine, c’è un altro vantaggio: la Cina diventa ancora più dipendente dal petrolio russo, Pechino ha già deciso di dare il via alla costruzione della seconda pipeline diretta tra i nostri due Paesi»
