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Esteri

Crans Montana, i ragazzi in trappola senza saperlo

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Passano le ore ed i dispersi sono destinati ad entrare in una lista che solo al pensiero rende folli, quella delle vittime. Ma l’epilogo sembra già scritto: da ore il figlio non risponde e quel silenzio è già una sentenza non scritta.

Si pensa ad eventualità possibili solo nella disperazione. Bastano poche parole di un esperto per capire l’enormità di quanto accaduto a Crans Montana. E le parole sono quelle di Antonio Bandirali, che ha lavorato una vita come responsabile della sicurezza del Centro comune di ricerca dell’Unione Europea a Ispra.

Emanuele Galeppini tra le vittime del Crans Montana

 

Tra le mille coincidenze del destino c’è anche questa: l’esperto ha una casa a Crans Montana, distante poco più di un chilometro dal luogo della tragedia, Le Constellation. “Sono stato in quel locale più volte per prendere il caffè, fermandomi sempre al piano superiore, da cui si vede la scala che dà accesso al piano interrato, dove si sono sviluppate le fiamme la notte scorsa. Ritengo che a Le Constellation ci fossero gravi carenze dal punto di vista della sicurezza. In Italia non sarebbe mai potuto avvenire un disastro del genere, perché abbiamo delle norme per prevenire simili evenienze”. Parole che suonano surreali se si pensa a leggi, regolamenti e direttive che perimetrano la nostra vita e che non s’immagino distanti o estranee al contesto europeo. E ci si chiede come la Svizzera, pensata come luogo di geometrie limpide e regole che nascono certe di essere attuate possa esserci un vuoto di regole da consentire quel disastro. Qualcosa non torna.

Giovanni Tamburi: i genitori, disperatamente, lo cercano

Bandirali spiega “da noi la legge prevede che, oltre alla porta d’ingresso, debba esserci un’uscita di sicurezza da 1.20 metri ogni 75 persone. Lì c’erano oltre 300 persone. Sarebbero servite cinque porte, ce n’era solo una” Una sola porta diventato un passaggio infernale per decine di ragazzi che hanno tentato la fuga, mentre nel locale la temperatura saliva follemente “Quando ci si trova in una sala sotterranea tutto, dalle sedie al soffitto, dovrebbe essere ignifugo. Non è possibile che da una singola fiammella possa svilupparsi un incendio simile se tutto è a norma. Per i soffitti, in particolare, in Italia si utilizza la vernice intumescente, che reagisce al calore e protegge la struttura”. E’ stata una trappola dunque, creata dell’incuria e fatta scattare dal destino.

La mattina della tragedia Bandirali era già lì “Ora piangiamo le vittime, praticamente impossibili da riconoscere perché carbonizzate, ma c’è anche l’enorme problema dell’assistenza ai numerosi intossicati: hanno bisogno della camera iperbarica e ogni ospedale ne ha solo una, due al massimo. Quindi li stanno portando negli ospedali dell’intera Svizzera, sperando di riuscire a salvarne il più possibile”.

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