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Economia

Pensioni, il governo cerca la quadra: a farne le spese sarà Opzione Donna?

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Sacrificato dalla nuova Legge di Bilancio l’anticipo pensionistico riservato alle lavoratrici tramite la misura di Opzione Donna? Ecco i dettagli.

Sappiamo che nel corso del suo recente intervento al Meeting di Rimini organizzato dal movimento cattolico di Comunione e Liberazione, il Ministro dell’Economia Giorgetti ha detto senza mezzi termini che la nuova Legge di Bilancio non potrà garantire “i soldi per fare tutto” e che “il compito della politica è quello di dettare delle priorità”. 

La definizione della nuova Legge di Bilancio è prevista per la fine dell’anno – LIntellettualeDissidente.it

Dunque è chiaro che la maggioranza dovrà scegliere cosa includere e cosa no nella nuova manovra economica di fine anno, a partire dalla prima riunione post-vacanze dell’esecutivo. Così com’è chiara anche la volontà del Governo di includere la manovra tra i 9 e gli 11 miliardi sul taglio del cuneo fiscale.

Le nebbie più fitte, invece, riguardano le misure pensionistiche: quante e quali verranno incluse nella nuova Finanziaria? Ebbene, quella che è stata indicata come una delle più probabili a essere sacrificata, come vociferato da più fronti e riportato anche dal quotidiano La Repubblica, è Opzione Donna, ovvero l’anticipo pensionistico dedicato alle lavoratrici italiane.

Le caratteristiche di Opzione Donna e le conseguenze della sua possibile esclusione dalla Finanziaria

Opzione Donna è una misura di anticipo pensionistico dedicato alle lavoratrici, introdotta nel 2004 dal secondo Governo Berlusconi. Da allora, la misura ha comportato la pensione anticipata rispetto ai requisiti ordinari per circa 170.000 cittadine italiane. Con la Legge di Bilancio 2022 la misura era sta rimodulata con criteri di concessione più stringenti e ora pare che l’esecutivo intenda sacrificarla del tutto.

Ad oggi, per l’anno 2023 risultano essere pervenute 7.536 richieste di ottenimento dell’anticipo pensionistico di Opzione Donna a fronte delle circa 11.000 pervenute nello stesso periodo dell’anno precedente 2022 – LIntellettualeDissidente.it

L’obiettivo potrebbe essere di innalzare il requisito anagrafico dai 58 e dai 59 anni ai 60, mantenendo la soglia contributiva sempre di 35 anni e rivolgendo la misura a tre tipologie di lavoratrici: donne con un soggetto famigliare a carico, donne con invalidità civile certificata a partire dal 74% e lavoratrici licenziate.

Nonostante lo scontento conseguente previsto, il Governo pare intenzionato a proseguire su questa direttiva anche a fronte di quanto risulta in termini di avanzamento delle domande di ottenimento della misura nell’anno 2023, diminuite rispetto allo scorso anno dalle circa 11.000 in totale alle attuali 7.536.

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