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Economia

I libretti di Poste Italiane devono essere inseriti nel modello 730? La risposta non è scontata

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I libretti di Poste Italiane sono uno strumento di risparmio molto diffuso, ma come bisogna comportarsi dal punto di vista fiscale? Scopriamo insieme cosa bisogna fare.

Secondo alcune stime, in Italia, ci sono circa 81 milioni di buoni fruttiferi e libretti postali. A proposito dei libretti di Poste Italiane a quanto pare, in media, un italiano su due è titolare di questo strumento di risparmio. Ma in molti ancora non sanno come comportarsi sotto l’aspetto fiscale.

I libretti vanno dichiarati? – lintellettualedissidente.it

I libretti di Poste Italiane sono particolarmente popolari e apprezzati dai piccoli risparmiatori perché rappresentano uno strumento sicuro e garantito dallo Stato. Sebbene nel corso degli anni questo strumento abbia perso appeal sotto l’aspetto della convenienza, continua ad essere una delle soluzioni preferite dagli italiani.

Tuttavia, molti risparmiatori non sanno come comportarsi con i libretti di Poste Italiane per quanto riguarda l’aspetto fiscale: devono essere inseriti nel modello 730?

I libretti di Poste Italiane: tutto ciò che devi sapere sull’aspetto fiscale

I libretti di risparmio postale sono emessi da Cassa depositi e prestiti e collocati sul mercato da Poste Italiane. Essi rappresentano uno degli strumenti di risparmio preferiti dagli italiani, perché il capitale è garantito dallo Stato.

Ci sono, poi, anche altri aspetti che favoriscono la popolarità di questi strumenti come la possibilità di accreditare la pensione o uno stipendio o di collegarvi un conto corrente. Attualmente, esistono due tipi di libretti postali: quello ordinario, con un interesse dello 0,001%, e il libretto Smart che parte da una cifra minima di €1000 e vincola le somme per 180 giorni, con il riconoscimento di interessi dell’1,50% all’anno.

I libretti di Poste Italiane – lintellettualedissidente.it

Sugli interessi maturati sul libretto di Poste Italiane viene applicata un’imposta sostitutiva dell’IRPEF pari al 26%. Si tratta della stessa tassazione prevista per le plusvalenze.

La disciplina poi prevede l’applicazione di un’imposta di bollo sui libretti per un valore pari a 34,20 euro all’anno. Tuttavia, l’imposta viene applicata solo quando la giacenza media annua complessiva di tutti i libretti intestati alla stessa persona supera i €5000.

Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi, i libretti postali non devono essere inseriti nel modello 730 perché la tassazione avviene alla fonte. In sostanza, è compito di Poste Italiane operare la ritenuta della somma depositata sul libretto e versare l’importo all’erario. Dunque, in questo caso, Poste Italiane funge da sostituto d’imposta.

Allo stesso modo, è necessario comunicare le giacenze medie annue depositate sui libretti per la compilazione del modello ISEE.

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