Parallelamente alla guerra sul campo, in Siria si gioca un’agguerrita guerra mediatica. Il fatto stesso che si parli ancora, in determinate testate giornalistiche, di guerra civile siriana la dice lunga sull’attendibilità delle notizie che giungono in Occidente. Dopo il grande scossone dovuto al tradimento dei curdi da parte degli americani, con il conseguente ritorno di fiamma della Turchia sul fronte nord-orientale della Siria, il sistema mediatico occidentale ha subito e sta tutt’ora subendo una sorta di progressivo disvelamento della realtà. Se Assad era a tutti gli effetti il cattivo da destituire favorendo le istanze dei ribelli siriani, la presenza di questi ultimi tra le fila dei turchi per annientare i curdi ha totalmente ribaltato le carte in tavola, soprattutto dopo che Bashar al-Assad ha schierato le proprie truppe in difesa degli stessi curdi che, per perseguire il sogno indipendentista, si erano alleati con Israele e Stati Uniti.

Rimanendo sul tema dell’informazione, chi ha seguito in questi anni il conflitto siriano conoscerà sicuramente i White Helmets. Gli elmetti bianchi sono un’organizzazione umanitaria fondata da James Le Mesurier, agente segreto britannico, trovato morto a Istanbul quattro giorni fa. Nata nel 2013, l’organizzazione ha trovato ampio consenso presso i media occidentali tanto da meritarsi una serie Netflix e una candidatura al Nobel per la pace. In Italia oltre all’entusiasmo incontenibile di Left, salvo poi rettificare goffamente, è Roberto Saviano a farne le lodi. Nell’aprile del 2017, ospite di Maria De Filippi ad Amici, tiene il solito monologo sui meriti di questa organizzazione nel salvataggio dei civili in Siria. E lo stesso Saviano d’altra parte che con Laura Boldrini diffonderà con straordinaria determinazione la notizia dell’attacco con armi chimiche da parte di Assad a Douma, che avrebbe colpito dei civili. Le prove di tali attacco furono confezionate proprio dai White Helmets e consegnate all’Opac, giustificando così la controffensiva di Regno Unito, Francia e Usa nel 2018, con l’opinione pubblica chiaramente a favore.

A metà ottobre 2019, poco tempo dopo l’operazione “Fonte di Pace” – l’offensiva turca verso i territori curdi -, Wikileaks rende noti documenti che attestano l’avvenuta manipolazione delle prove dell’attacco chimico di Douma: l’ennesima bufala fabbricata ad hoc per screditare il legittimo governo siriano. Ma le ombre sui White Helmets non si fermano qui. Gli idoli del progressismo occidentale sono stati spesso immortalati in compagnia dei terroristi di Al-Nusra. Così si esprime John Pilger, eminente reporter già pluripremiato: “Al-Nusra in Siria sa come intervenire. Sa perfettamente come manipolare i mass media. Guardiamo agli Elmetti bianchi: pura propaganda con la quale sono riusciti a ottenere persino dei premi. Loro sanno cosa dire al pubblico e in politica, ogni giorno

Sarebbe stato interessante chiedere a Le Mesurier perché consegnare le false prove all’Opac e quali rapporti esistevano con il terrorismo islamico, soprattutto dopo che i White Helmets si sono schierati con i ribelli siriani, tagliagole estremisti anch’essi amati dalla narrazione occidentale. Non avrebbe guastato una bella domanda sul perché esistano video in cui membri dei White Helmets mettono in scena finti salvataggi, con tanto di urli farlocchi e scenari di devastazione. Quesiti a cui non potremo avere risposta, anche se l’integrità di questa organizzazione sembra piuttosto compromessa. Le domande dovremmo farle a coloro che possono rispondere, a quelli che per otto anni, e ancora oggi, continuano a disseminare fake news per danneggiare l’immagine di Bashar Al-Assad e del popolo siriano, che sta eroicamente resistendo agli attacchi del terrorismo e dell’Occidente. Dovremmo chiedere spiegazioni al Corriere della Sera, che in un articolo dell’11 novembre 2019 sostiene ancora le ragioni dei White Helmets, cercando di addossare le responsabilità dell’omicidio di Le Mesurier alla Russia.

Sarebbe opportuno domandare a queste redazione come siano passate dal difendere a spada tratta i ribelli siriani per poi piangere i curdi, bombardati dagli stessi ribelli. Contraddizioni degne di chi non ha mai avuto un quadro chiaro della situazione, ma ha rimbalzato negli anni notizie fasulle e, non contento, continua a farlo ancora oggi. Il doppiopesismo vergognoso che pervade la narrazione mediatica della guerra siriana è rappresentato proprio dall’assurda glorificazione dei White Helmets. Nessuno è mai stato in diretta nazionale con un servizio sugli eroi siriani di Deir ez Zor che, totalmente isolati, per intere settimane hanno bloccato l’avanzata del califfato. Non è meglio un po’ di propaganda sui White Helmets che salvano vite dalla furia omicida del dittatore Assad?