E se lo facessero semplicemente per noia? Pensiamo a un giovane musulmano della banlieue parigina, ma anche a un giovane piccolo borghese e, naturalmente, a un giovane disoccupato di qualche nostra periferia. Un po’ di sballo il sabato sera, o anche le altre sere, visto che non avendo un lavoro non c’è nessun bisogno di alzarsi presto. La cultura comune carica di (ricordi di) valori ogni giorno sbandierati, soprattutto in caso di attacchi terroristici, come ciò che dobbiamo difendere a tutti i costi. E le facce dei concittadini poco persuasi, ma anche dei politici e delle autorità, che compunti cantano la Marsigliese. E il parlamento, la legge di stabilità, la difesa del libero mercato e della produttività che ci permetta di competere con la Cina nel produrre auto, telefonini o scarpe. Nessuna sezione di partito dove andare la sera a discutere di politica; nemmeno l’oratorio, ormai (Celentano: Nemmeno un prete per chiaccherar…).
Insomma, il vuoto di una vita sociale sempre più limitata nei suoi orizzonti, non una visione “alternativa”in cui si possa credere. Tutto si svolge tra l’estremo della frustrazione – un sempre maggior numero di persone, per lo più giovani, che non lavorano e non studiano, semplicemente sopravvivono, (come molti adulti espulsi dal “mercato del lavoro”non cercano nemmeno più una ricollocazione professionale qualunque), e l’estremo della rabbia per l’ipocrisia generale: la democrazia diventata solo una scusa per imporre il dominio di una parte del mondo su ll ’altra (vi bombardiamo perché, avete il diritto a una costituzione democratica), la fantasmagoria del consumismo di cui non si può godere perché nel frattempo – statistiche lo provano – la povertà è diventata endemica, e così il degrado di città sempre più invivibili… D’accordo, stiamo forse esagerando il quadro, ma i suoi tratti caratteristici sono questi: un’atmosfera di diffusa rassegnazione, a cui si rimedia con gli psicofarmaci o decisamente con la droga. E volete che un sedicenne che vive in questa cornice sappia davvero resistere alla “tentazione” dell ’alternativa violenta, che gli promette non tanto la vita eterna e le settantadue vergini riservate ai martiri della jihad, ma intanto gli offre l’appartenenza a una comunità di combattenti mossi da un ideale, sanguinario quanto si vuole, ma sempre meglio della sopravvivenza a cui è condannato dalla sua quotidianità . E a proposito di sopravvivenza: volete che si rifiuti all’idea della guerra santa e del martirio per amore o rispetto della vita, cioè di una vita che ha perso per lui ogni significato?
Nei giorni scorsi, cercando di immaginare se e come possa la nostra “civiltà” con i suoi “valori ” difendersi da questi attacchi devastanti, si è detto che i nostri nemici hanno dalla loro parte il fanatismo, la forza di una dedizione alla causa che li prepara ad affrontare la morte e dunque moltiplica la loro capacità di nuocerci. E’ vero, noi siamo più scettici e per ciò meno disposti a mettere in gioco la vita. Abbiamo eserciti fatti sempre più di droni; e tutto l’apparato militare somiglia sempre più a una macchina che si mette in moto secondo rigorosi algoritmi . La disumanizzazione dei conflitti non consiste tanto nelle decapitazioni, ma nel fatto che la macchina lavora sempre più in autonomia, escludendo l’umano. Apprendiamo che l’addestra – mento si fa anche sempre più spesso con i videogiochi. Una sorta di passaggio diretto dal l’infanzia dei giochi all’adolescenza del kalashnikov. E a proposito di umanità: che vita personale avranno i convertiti alla jihad, gli adepti dell’Isis e dei suoi ideali di purificazione del mondo dall’empietà degli infedeli? Durante il periodo del khomeinismo più repressivo in Iran, qualcuno (io ero tra quelli) aveva persino proposto di bombardare Tehran con videocassette porno e confezioni di profilattici. Tenendo conto che la secolarizzazione dell’Europa è avvenuta anche mediante una progressiva “corruzione” dei costumi, la ricerca della felicità come diritto umano riconosciuto è stata anche un ricerca del piacere.
E i giovani jihadisti che si sottopongono al duro addestramento che ne fa, secondo la nostra mitologia, dei guerrieri quasi invincibili, che piacere cercheranno, che felicità sperano che non sia solo la promessa delle settantadue vergini dopo il martirio? A quanto pare, non sono vulnerabili alle lusinghe del mondo capitalista (che Marx chiamava anche prostituzione generalizzata). Forse non è casuale che uno degli obiettivi dell’attacco di venerdì 13 sia stata una sala di concerto dove si ballava. Possibile che siano così disumani anche nei confronti dei piaceri più elementari? Ma qui, forse, si incontra lo stesso paradosso che, su scala ben più vasta, è attestato dal fenomeno della migrazione che viene anche e specialmente dai paesi islamici verso l’Europa e la sua “diabolica ” cultura consumista. I terroristi attaccano una cultura estranea e intollerabile anche perché ne sono esclusi. Il vuoto di valori che essi percepiscono nel nostro modo di vita è certamente un aspetto della disuguaglianza e della povertà in cui molti di loro sono costretti a vivere. Su questo, più che sull’aumento dei controlli polizieschi, si dovrebbe provare a puntare. Certo, l’Occidente com’è ora non ha molto da offrire per rendere attraenti i suoi “valori”. Sarebbe qualcosa se riuscisse a offrire agli “altri”una faccia un po’più accogliente e amichevole.

Fonte: Il Fatto Quotidiano