Matteo Renzi ospite della trasmissione televisiva "Quinta Colonna"

Un anno di Renzi tra Nord e Sud

A un anno dall'insediamento del governo Renzi, è facile evidenziare una sequenza impressionante di provvedimenti a favore del Nord del Paese. A continuare una tradizione che dura da sempre.
di - 25 febbraio 2015

Il 22 febbraio si è concluso il primo anno del governo Renzi. E’ stato interessante, in corso d’opera, notare come l’attuale classe dirigente abbia continuato, come le precedenti più prossime ma anche più lontane, a mantenere inalterata la frattura esistente tra Nord e Sud. Non potrebbe essere altrimenti, in effetti; lo stato di sottosviluppo che attanaglia le regioni meridionali dipende dai meccanismi generali che regolano il sistema capitalistico. Nonostante ciò, ancora una volta, anche con questo governo, è stato dimostrato il ruolo determinante dello stato nel mantenere inalterata la situazione di subordinazione del Mezzogiorno. Si possono citare i casi più eclatanti in semplice ordine cronologico. Già negli ultimi giorni di Enrico Letta, il cosiddetto decreto IMU-Bankitalia, rivalutando il capitale della Banca d’Italia, aveva mostrato che la musica non era cambiata: i grandi azionisti come Unicredit e Assicurazioni Generali (due esempi tra i tanti casi possibili) avevano ricevuto grandi benefici da quanto accaduto. E’ questo un fatto notevole, che testimonia ancora una volta come il Mezzogiorno sia il territorio d’Europa più debancarizzato (l’espressione è di Tremonti) e come ogni effettiva questione che riguardi la realtà creditizia a livello nazionale sia di riferimento delle sole classi dominanti delle regioni settentrionali.

Insediatosi Renzi, marzo si apre con la denuncia di Marco Esposito: il federalismo fiscale calcola i «costi standard» quando il Mezzogiorno è sospettato di sprechi e utilizza la «spesa storica» quando al Sud si spende poco. Con il risultato paradossale che il «fabbisogno standard» di asili nido viene calcolato a zero nelle città dove non è mai stato attivato, come Giugliano, Torre del Greco, Pozzuoli, Portici e Casoria. Ancora una volta, nella destinazione totale dei fondi, molte realtà meridionali risultano ampiamente penalizzate. A maggio, è la volta del caso dell’edilizia scolastica: su 36,8 milioni di euro stanziati, il 94,6% di questi vanno a province settentrionali. A luglio, si parla degli investimenti per l’Alta Velocità: su 100 miliardi di euro stanziati, il 90 per cento di questi vanno alle regioni del Nord e il 10 per cento a quelle del Sud. Agosto è il mese dei fondi PAC per l’agricoltura. Su 52 miliardi disponibili, ancora una volta l’80% dei fondi totali va al Nord. Ancora ad agosto, nel contesto del co-finanziamento nazionale ai fondi dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020, con la motivazione della bassa capacità di spesa, vengono sottratti al Mezzogiorno 10 miliardi di euro destinati a possibili investimenti. Tra settembre e novembre si è nel periodo del cosiddetto Sblocca-Italia, con il quale si centralizzano le competenze in maniera energetica: è la strada, ad esempio, per continuare nello sfruttamento delle risorse petrolifere della Basilicata, a tutto vantaggio delle grandi multinazionali del settore e delle classi dominanti locali che partecipano al compromesso a svantaggio delle classi subordinate. Ad ottobre, risulta eclatante la distribuzione degli investimenti per i collegamenti ferroviari a livello nazionale: ancora una volta, alle regioni settentrionali va il 98,8% dei totali 4.859 milioni di euro stanziati. Nei primi giorni di febbraio, viene invece annunciata la possibilità di istituire un Ministero per il Mezzogiorno, e contemporaneamente, dei 5,5 miliardi di fondi provenienti dall’Unione Europea per i fondi di coesione, viene stabilito che soltanto 490 milioni andranno alle regioni meridionali.

E’ questo un elenco fin troppo superficiale, ma che dimostra come l’azione statale sia costantemente indirizzata a favorire l’accumulazione capitalistica soprattutto in una parte del Paese. Le necessità di ristrutturazione fanno sì che, attualmente, la maggior parte degli investimenti disponibili venga messa a disposizione di alcune realtà geografiche ben determinate: ed è così, ad esempio, che l’Expo milanese, facente parte di quel grande progetto di accumulazione di cui si è detto, agisce come un vero e proprio ente di polarizzazione dei capitali pubblici a livello nazionale. E’ la realtà, questa, di uno stato che, da strumento quale è delle classi dominanti, non può che prendere atto ed anzi ingrandire la frattura esistente nella Penisola. E’ così che il sottosviluppo meridionale, prodotto dal funzionamento del sistema capitalistico, non può che risultare approfondito e acutizzato dal dualismo stesso esistente all’interno del sistema socio-economico italiano.

Per approfondire con il Circolo Proudhon

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