di Alessio Mannino

Mario Draghi, l’amministratore delegato dei banksters altrimenti noto come presidente della Bce, avvisa i mercati: «Nel caso di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione», ovvero di deflazione, «il consiglio direttivo della Bce è unanime per quanto riguarda l’utilizzo entro il proprio mandato di ulteriori strumenti non convenzionali per affrontare i rischi». Leggi: quantitative easing, creazione di moneta dal nulla. Che naturalmente finirà nelle casse delle banche, come ha più volte fatto la Fed negli Stati Uniti. Si mette in circolo altro denaro virtuale per drogare il cavallo dopato. Così i mercati potranno continuare il loro gioco preferito: la speculazione. Capirai che avviso e che paura. Ma chi sono i famigerati “mercati”? Non sono un’entità metafisica, un fenomeno naturale, la giustizia divina. Sono nient’altro che persone giuridiche – e fisiche – mosse da interessi, dall’avidità di puro guadagno. Il fatto nessuno si degni di rendere pubblici i loro nomi, la dice lunga su chi comanda davvero, nel mondo. Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, il vertice è composto da cinque Sim (Società di Intermediazione Mobiliare e divisioni bancarie), cioè J.P Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc Usa, e da cinque istituti di credito, ovvero Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Linch, Bnp-Parisbas. Queste dieci banche hanno conquistato il 90% del totale dei titoli derivati, la fetta più grossa dell’intero mercato della finanza globale. Il debito pubblico italiano è posseduto all’87% da banche più assicurazioni, formando insieme il gruppo dei cosiddetti investitori istituzionali, più noti come speculatori.

Per l’esattezza, ad essere in mano estera è il 60% dei titoli italiani. Secondo l’economista Fumagalli «i mercati finanziari sono espressione di una precisa gerarchia: lungi dall’essere concorrenziali… essi si confermano come fortemente concentrati e oligopolistici: una piramide, che vede, al vertice, pochi operatori finanziari in grado di controllare oltre il 70% dei flussi finanziari globali e, alla base, una miriade di piccoli risparmiatori che svolgono una funzione meramente passiva». Lassù, nell’empireo della razza eletta, un club di professionisti della speculazione gestisce il mondo con l’unico fine di moltiplicare i propri profitti, e qua giù il risparmio, i soldi delle famiglie, li segue come un gregge di buoi. 

Federico Rampini, brillante inviato di un giornale certamente non sospettabile di odio preconcetto per la finanza, la Repubblica, in un articolo rimasto famoso (“Wall Street, le cene del ‘club dei derivati’. Così i banchieri decidono la speculazione”, 13 dicembre 2010) ne parla come di «una vera e propria “cupola” di grandi banchieri»: nove rappresentanti di altrettante banche, l’élite della prima Borsa del mondo, che controllano in modo esclusivo il commercio dei titoli “tossici”, i derivati, in gergo CDS (Credit Default Swaps). Sono in buona parte i soliti: Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank, Barclays, Ubs, Credit Suisse. Secondo il New York Times, ogni terzo mercoledì del mese questi signori si incontrano a Manhattan per concordare le mosse e dirigere dall’alto, e in segreto, il mercato dei junk bonds, la spazzatura finanziaria. La fonte è, anche qui, ufficiale: un’inchiesta della Commodity Futures Trading Commission, organo di vigilanza federale degli Stati Uniti.

E ancora. Uno studio dell’Istituto Svizzero di Tecnologia pubblicato sulla rivista scientifica New Scientist ha scoperto che mettendo ai raggi X il groviglio di partecipazioni incrociate nella proprietà di tutte le 43.060 multinazionali presenti al mondo (su un database di 37 milioni di società, l’Orbis), è possibile enucleare un gruppo privilegiato di 1.318 investitori che detiene il 60% dell’economia reale mondiale, mobiliare e manifatturiera. Districandosi nei meandri degli assetti proprietari, i ricercatori hanno individuato un gruppo ancora più ristretto di nomi ancora più legati fra loro. In breve, il risultato finale vede 147 soggetti controllare il 40% della ricchezza industriale del pianeta. Meno dell’1% è a capo dell’intero intreccio. E’ composto per la maggior parte, guarda caso, da banche e fondi d’investimento. Gli stessi di sempre: Barcalys, JP Morgan Chase, Ubs, Merryl Lynch, Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs, Bank of America, Unicredit, Bnp Paribas. I nodi che tengono avvinte questa super-entità in una specie di consiglio supremo della finanza non deve far pensare a un vertice che decide e procede all’unisono. Gli autori della ricerca ipotizzano con ogni verosimiglianza che un tale numero, 147, è ancora troppo elevato per concludere che sia operante una collusione scientifica.

Non è dimostrabile, insomma, che agiscano di concerto, ingegnando complotti in sistematica concordia. E’ certamente più probabile che si considerino portatori di interessi comuni e facciano cartello quando risulti utile per aumentare i profitti o ci si debba difendere da tentativi di attaccarne la posizione di dominio (eventuali colpi di coda della politica o di qualche popolazione recalcitrante a farsi colonizzare), ma per il resto è realistico immaginare che si sfidino sul mercato. «La realtà è talmente complessa che dobbiamo rifuggire i dogmi, sia che si tratti di teorie cospirazioniste o di libero mercato», ha affermato uno degli scienziati, James Glattfelder. «La nostra analisi è basata sulla realtà». L’anonima sequestri finanziaria, come si vede, non è per niente anonima. Fosse per me, li prenderei uno ad uno, questi razziatori, li esproprierei e li manderei alla catena di montaggio. Dopodichè, metterei fine al crimine organizzato chiamato “mercato finanziario”: abolirei le Borse. Tanto un giorno, le azioni, le obbligazioni, i futures e tutta la carta straccia di Piazza Affari non varranno quanto un terreno, una casa di mattoni, qualche mucca, e un buon fucile.