di Valentina Gaspardo

“Sociologico”, “economico”, “politico”, “storico”… definiscono nel nostro quotidiano i diversi approcci entro i quali vorremmo accogliere un problema. Ci proponiamo così di affrontare le differenti questioni che via via ci si presentano in termini di “spazio sociale”, di “motivo economico”, di “strategia politica”, di “continuità storica” e molti altri.
Se ne deduce allora, su questa falsa riga, che tutto vada affrontato da diverse prospettive (discipline), e che ciascuna di esse sia ben definita e conchiusa nel suo ambito dalle parole del relativo specialista.
Quale poi debba essere l’esito migliore e vero non si sa dire, e, anzi, sull’onda postmoderna talvolta si afferma a gran voce che «dipende da che punto di vista lo affronti!», e cioè che un evento ha la sua ragion (in)sufficiente a seconda della disciplina che lo spiega.
Nessuno, a dire il vero, è in grado di adeguarsi ad una constatazione siffatta, proprio perché ciascuno si propone – anche colui che asserisce ciò, il quale dice implicitamente: è vero che dipende dalla prospettiva in cui lo si affronta, e quindi: è veroper ognuno di questi quello che asserisco; contraddicendo così il significato che voleva imporre (su tutti!), quello della valenza relativa – di mostrare la verità della situazione data.

Proprio per il motivo per cui è solo la verità (si dica pur: dei fatti, storica, sociologica, ecc…) che si vuole cercare muovendo da ciascuno di questi approcci, l’unico punto di vista è quello filosofico. Ogni affermarsi è filosofare; la differenza è solo di grado.
Spiegare alcunché è esibire le ragioni di un gesto, di un fatto, di una situazione, e ciò non vuol dire altro che cercarne la verità. Si parta da dove si vuole e si classifichi con i nomi più disparati, ma il fine ultimo di ogni analisi e la plausibilità del suo esito rimangono i medesimi.
Non basta etichettare come “storica”, “sociologica”, “economica”, ecc. un’ottica per renderla diversa dalla filosofica, per far sì che si discosti dall’unico fine che perseguiamo. Può infatti esser buona o meno, piena di nozionismi o feconda: e però sarà sempre e solo filosofia.
Ciò non significa che non si possa distinguere; si tenga però presente che verità è mostrare relazioni e gerarchia tra i significati, e di conseguenza che rifiutare una soluzione perché appartiene ad altri studi equivale al rifiuto di confronto, dialettica, dialogo.
Violenza è tanto impedire l’espressione di una voce, quanto lasciare le voci sussistere nelle loro contraddizioni – lasciarle cioè inascoltate.