Nel centro del Mar dei Caraibi, a metà strada tra le due grandi Americhe, l’isola di Cuba è tornata negli ultimi mesi polo di attrazione, centro di gravità e oggetto di interesse da parte di numerosi osservatori internazionali. Il celebrato ristabilimento delle relazioni diplomatiche degli Stati Uniti, catalizzato dalla telefonata intercorsa tra Raul Castro e Barack Obama il 17 dicembre 2014, è solo uno dei sentieri di sviluppo dell’interesse crescente del mondo verso un paese che sta riacquistando il ruolo di simbolo da esso ricoperto a lungo negli anni Sessanta e Settanta, quando milioni di giovani in tutto il mondo idealizzarono e semplificarono la complessa storia e il travagliato percorso della Rivoluzione avviata da Fidel Castro e Ernesto Che Guevara, guardando a Cuba come alla più dinamica centrale di resistenza contro l’ingerenza americana. Al dì là di retoriche e anacronismi, Cuba è oggi simbolo di qualcosa di molto più concreto e raffinato al tempo stesso: l’Isla Bonita si è trasformata negli ultimi anni nell’isola del dialogo.

Da baluardo del bipolarismo ed avamposto socialista nell’emisfero occidentale, lo Stato cubano è oggigiorno divenuto un paese emblema del multipolarismo, realtà di fatto dominante dell’odierna geopolitica globale. In tal senso, Cuba percorre i tempi in quanto è stata una tra le prime nazioni a prendere atto dei mutamenti internazionali in atto e a sapersi districare nel groviglio politico-diplomatico odierno in maniera efficace, riuscendo a esaltare la sua funzione di paese-emblema attraverso il dialogo con i maggiori centri di influenza a livello planetario senza, al tempo stesso, abdicare alla propria indipendenza. La storia di Cuba come crocevia del multipolarismo inizia all’inizio del nuovo millennio, quando il governo di L’Avana costruì una solida e duratura intesa con la Repubblica Bolivariana del Venezuela guidata da Hugo Chavez, con la quale il paese stabilì relazioni privilegiate in campo educazionale, commerciale ed istituzionale. L’intesa con Caracas consentì a Cuba di alleviare le sofferenze durissime causate dall’accentuarsi dell’embargo statunitense, il bloqueo, a partire dalla fine dell’Unione Sovietica e delle relazioni speciali che la superpotenza comunista aveva garantito per decenni al governo di Fidel Castro. La nascita dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA), datata 2004, segnò in tal senso una pietra miliare: Cuba e Venezuela costituirono formalmente il loro polo di aggregazione, istituendo un progetto comune volto al progresso sociale dei paesi latinoamericani e alla correzione delle loro asimmetrie interne, a cui col passare degli anni aderirono anche Ecuador, Bolivia e numerose nazioni mesoamericane e caraibiche. La strutturazione dell’ALBA avvenne in contemporanea alla ripresa di proficui contatti diplomatici tra Cuba e la Russia di Vladimir Putin, che iniziò nel 2008 ad operare ingenti investimenti per lo sviluppo del settore estrattivo e la fornitura di prodotti d’alta tecnologia e da allora in avanti accrebbe continuativamente la propria vicinanza a Cuba, testimoniata dal condono del 90% del debito accumulato da L’Avana nei confronti di Mosca, per un totale di 35 miliardi di dollari, proclamato in occasione della visita di Putin a Cuba nel 2014.

Contemporaneamente, l’ascesa al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio portò per la prima volta un latinoamericano ad insediarsi al vertice della Chiesa Cattolica, che a Cuba conosceva un momento di notevole sviluppo a partire dalla visita del 1998 di Giovanni Paolo II, in controtendenza coi dati del continente latinoamericano che presentavano ovunque una forte crisi nel numero dei credenti e nella stabilità degli istituti religiosi. Le relazioni si erano sempre fatte più strette tra Cuba e Vaticano a partire dallo storico incontro tra il Papa polacco e Castro a L’Avana, e dopo l’elezione dell’ex arcivescovo di Buenos Aires al ruolo di Vicario di Cristo hanno conosciuto un’ulteriore salto di qualità. Abile e raffinato diplomatico, Bergoglio ha incluso Cuba nella sua strategia volta alla costruzione di un dialogo globale sinergico, da lui perseguita tanto attraverso i canali ufficiali della diplomazia vaticana quanto per mezzo di decisioni personali, figlie di un grande carisma e di una ragionevolezza rara nei leader odierni. Il colpo da maestro di Papa Francesco riguardo Cuba è stato l’operato condotto dal Vaticano per mediare tra il governo castrista e la Casa Bianca al fine di porre fine ad una contrapposizione anacronistica e normalizzare una situazione che, con buona pace di alcuni esponenti repubblicani intransigenti sulla questione cubana, era fondata su presupposti oramai venuti meno, dato che al giorno d’oggi ritenere Cuba una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti d’America sarebbe una considerazione quantomeno azzardata. Il 17 dicembre 2014, l’Isla Bonita già inserita in maniera completa nella dialettica multipolare, forte di una collaborazione regionale rodata e capace di stabilire rapporti saldi con potenze globali politiche (la Russia) e morali (il Vaticano), vide l’apertura di una nuova era quando la storica telefonata tra Castro e Obama sancì la riapertura delle relazioni diplomatiche tra due nazioni separate da poche centinaia di miglia che, nel cinquantennio precedente, erano state però simili a una barriera invalicabile. Da allora è partito un percorso di progressiva apertura reciproca, tutt’oggi ancora in corso e che si protrarrà ancora a lungo nel tempo, dato che mezzo secolo di sfiducia reciproca non può essere cancellata completamente dall’oggi al domani e, soprattutto, la procedura di smantellamento del bloqueo da parte delle istituzioni statunitensi non ha seguito sinora ritmi serrati.

Il 2016 è stato invece l’anno che ha definitivamente celebrato il ruolo di Cuba come crocevia del dialogo, grazie a due eventi di rilevanza storica che hanno avuto luogo sull’isola e non mancheranno di far sentire la loro eco negli anni a venire. Il 12 febbraio, all’aeroporto di L’Avana l’incontro tra Papa Francesco e il patriarca moscovita Cirillo ha segnato un momento cruciale nel dialogo interconfessionale cristiano, dato che il Papato di Roma e il Patriarcato di Mosca, superando una contrapposizione iniziata nel 1448, siglarono proprio a Cuba una dichiarazione congiunta nella quale proponevano azioni e impegni comuni in campo culturale, sociale e pastorale al fine di rafforzare il dialogo e la cooperazione a livello planetario. In tal contesto, la scelta di Cuba come luogo dell’incontro ha palesato l’effettività della nuova apertura al mondo di Cuba, esplicitato il carattere ecumenico dell’azione della Chiesa di Roma e, indirettamente, segnato un nuovo punto a favore del multipolarismo.  Più recente, invece, è stato il raggiungimento dell’accordo tra il governo della Colombia e il gruppo guerrigliero delle FARC, attivo da oltre mezzo secolo in un’opera di destabilizzazione del governo di Bogotá, che proprio a L’Avana è stato concluso nella giornata del 23 giugno, a coronamento di anni di sforzi della diplomazia cubana, supportata in questo campo dalla controparte venezuelana, che si è profusa in un’opera di mediazione cruciale per negoziare la cessazione di un conflitto intestino che è costato alla Colombia oltre 250.000 morti. Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, e Timoleon “Timochenko” Jimenez, leader delle FARC, si sono stretti la mano in presenza di Raul Castro: l’evento ha sancito la conclusione a una contrapposizione antica, sicuramente più concreta e brutale di quella che ha opposto Cuba e Stati Uniti, posto i presupposti per il raggiungimento di una pace che sembrava sino a pochi anni fa irraggiungibile e, elemento da non sottovalutare, dimostrato l’effettiva rilevanza dell’ALBA e la dedizione dei paesi membri verso politiche di cooperazione, sviluppo e stabilizzazione regionale che non vengono negate neppure a paesi decisamente esterni al campo bolivariano come la Colombia di Santos.

Cuba, definita dal giornalista del “Fatto Quotidiano” Fabio Marcelli come “più bella e rivoluzionaria che mai”, vive una fase positiva delle sue relazioni internazionali e, nuovamente, acquisisce una forza e un’importanza che travalicano le reali dimensioni demografiche ed economiche del paese. Gli obiettivi del paese nei prossimi anni dovranno essere focalizzati, oltre che sul rafforzamento delle prospettive diplomatiche, sulla stabilizzazione del sistema economico interno al fine di far convivere la moderata, progressiva apertura al libero mercato verificatasi negli ultimi anni con la necessità di mantenere in esistenza alcune delle principali connotazioni positive del sistema cubano, tra cui ad esempio l’efficientissimo sistema sanitario e le politiche redistributive messe a punto negli ultimi anni. Ritagliatosi un posto nel mondo in maniera originale grazie a una combinazione unica di fattori, Cuba ora deve mantenerlo e, nel periodo di maggior crisi dei governi latinoamericani ispirati all’ideologia del socialismo del XXI secolo, a tenere alta la loro bandiera è proprio Cuba, la capostipite che ha superato gli stenti e le difficoltà di un quindicennio ancora più duro e ora si ritrova, rinnovata, sempre più aperta nei confronti di un mondo che, passo dopo passo, a sua volta si apre a Cuba.