ChatGPT, c'è chi lo crea, chi lo usa, chi ne prende spunto - LintellettualeDissidente.it
E’ un botta e risposta continuo. Ha iniziato Microsoft con ChatGPT si è accodato Google con Bard. Ora ritocca a OpenAI. E poi a chissà chi.
L’Intelligenza Artificiale è il minimo comune denominatore di questo 2023. Gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio e, presumibilmente, anche giugno: ogni mese, per non dire giorno, non si parla d’altro che delle schermate a distanza, in primis, tra due High Tech che vanno per la maggiore: Microsoft e Google.
Il colosso di Redmond ha deciso di investire su OpenAI, questa non è certo una notizia, così come i dieci miliardi investiti per far uso e abuso di ChatGPT, il chatbot del futuro che si sta evolvendo in un presente fatto di aggiornamenti, imitazioni e di novità.
Già con ChatGPT-4, OpenAI ha migliorato l’esperienza del suo bot, che ora produce risposte più sicure e utili, risolve problemi difficili con maggiore precisione grazie alla sua più ampia conoscenza generale e capacità di problem solving. E’ addirittura più creativo e collaborativo che mai, in grado di generare, modificare e interagire con gli utenti su attività di scrittura e tecnica, dalla composizione di canzoni alla stesura di sceneggiature, riuscendo a carpire anche lo stile di scrittura di un utente, catturandone le sue peculiarità.
Ma ChatGPT-4 è solo un’altra tappa d quel percorso ambizioso solcato da OpenAi e di conseguenza da Microsoft. Non solo. E’ anche fonte di ispirazione. Si dice che Apple stia traendo informazioni utili per lo sviluppo (futuro) di un suo ChatGPT, nello stile proprio del colosso di Cupertino: tutto ciò sarebbe in una fase embrionale, ma già che se ne parla e fa immaginare quello che ci potrebbe essere dietro.
Dagli Stati Uniti ecco le importanti rivelazioni sul volli fortissimamente un ChatGPT da parte di una delle multinazionale statunitensi di servizi finanziari appartenenti, tanto per capirci, al cosiddetto gruppo di Big Four, insieme a Bank of America, Citigroup e Wells Fargo.
Ebbene, con la più grande banca al mondo con una capitalizzazione di mercato di oltre 420 miliardi di dollari, JP Morgan starebbe sviluppando un servizio di intelligenza artificiale simile a ChatGPT in grado di fornire consigli sugli investimenti, come rivela la CNBC. Un servizio software simile a ChatGPT che si appoggia a una forma dirompente di intelligenza artificiale per selezionare gli investimenti per i clienti, un programma di intelligenza artificiale per selezionare titoli finanziari per dirla alla Josh Gerben, noto avvocato specializzato in marchi, un consulente finanziario 2.0. Avanti così, con ChatGPT.
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