Un errore colossale, ma Trump non può tornare indietro. Il segno che un’altra soglia è stata superata l’ha data il segretario al Tesoro americano.
«Nei prossimi giorni, potremmo levare le sanzioni al petrolio iraniano che è già in navigazione» ha detto Scott Bessent . Sarebbe uno stupefacente rovesciamento di rotta dopo 56 anni di misure economiche degli Stati Uniti contro Teheran, proprio quando per la prima volta i due Paesi si affrontano in una guerra aperta e protratta. «Sono dieci giorni o forse due settimane di offerta di greggio in più», ha aggiunto Bessent.

II fatto che l’amministrazione Trump parli di una simile ipotesi dà la misura di quanto i rincari dell’energia mordano. Bessent per ora cerca di fare dichiarazioni che calmino il mercato; ma senz’altro la Casa Bianca è disposta ad andare anche più lontano, pur di disinnescare i rincari del gallone di benzina per l’elettore medio negli Stati Uniti. Le sanzioni alla Russia sono già sospese. Molti investitori iniziano a pensare che Trump possa tentare qualcosa di ancora più audace: bloccare, limitare o tassare l’export di energia americana – la principale fonte mondiale del settore – per tenere entro i confini il più possibile del gas e petrolio prodotti negli Stati Uniti e così separare al ribasso i prezzi statunitensi da quelli del resto del mondo. Molte di queste azioni sarebbero illegali e creerebbero terremoti sui mercati.
L’attacco iraniano ha già messo fuori uso il 17 per cento della capacità di gnl del Qatar per un periodo fino a cinque anni, ponendo a rischio le forniture della compagnia statale QatarEnergy. Compresi i contratti con l’ Italia. La società potrebbe dover dichiarare la «forza maggiore» sui contratti a lungo termine relativi a forniture dirette in Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina secondo quanto dichiarato a Reuters dall’amministratore delegato Saad al-Kaabi.
