Titoli di stato strategie investimento
Investire per il solo gusto di dire di averlo fatto in genere può avere poco senso. Se ad esempio in una competizione ci sta benissimo la massima per cui “l’importante è partecipare”, non vale altrettanto quando si tratta di risparmi.
Tuttavia, coniugare tempo, rischio e rendimento non è proprio il massimo della semplicità. Il reddito fisso può costituire una valida soluzione, e nella misura in cui lo si forza un tantino può diventare anche “fisso e frizzante”. Presentiamo ora 3 titoli di Stato a cedola ricca per 3 strategie di investimento alternative.
Partiamo subito forte con un BTP con cedola lorda al 6,50%, il 5,6875% netto anno (ISIN IT0001174611). Ad esempio, 10mila € sul titolo garantirebbero un incasso pulito ben oltre i 500 €, spese bancarie incluse.
Il BTP in scadenza il 1° febbraio 2033 (tra quasi 9 anni) è il classico titolo di mezzo (ISIN IT0003256820). La cedola è del 5,75% annuo lordo, ma il rendimento effettivo netto a scadenza è più basso (intorno al 3,14%) per via del prezzo sopra cento. L’obbligazione in questi giorni scambia sotto i 115 centesimi, mentre in autunno lo si acquistava anche a 107.
A inizio decennio, quando il decennale rendeva lo 0,8-0,9% annuo a scadenza, il titolo prezzava sui 150-155 centesimi. Oggi però guai a covare sogni di plusvalenze faraoniche e quindi confidare che il bond possa ripetere quei prezzi. Al 99% resteranno solo dei felici ricordi del passato! La scadenza residua andrà sempre più a ridursi e la BCE impiegherà tanti anni per tornare, se tornerà, ai tassi zero di ieri.
Infine, ecco il classico titolo ‘tranquillo’, ossia lo strumento di investimento più adatto al cassettista sicuro di portare a termine l’impegno preso. Il BTP con codice ISIN IT0005508590 ha scadenza al 30 aprile 2035, 11,21 anni residui, e una cedola al 4,00% annuo lorda quasi piena. Il bond prezza infatti 100,21 al tempo dell’articolo, per cui curando di una spanna il prezzo di carico lo si potrebbe inserire in portafoglio anche alla pari. A quest’ultimo ipotetico prezzo, il rendimento totale dell’obbligazione sarebbe del 40% circa, oltre alla garanzia del capitale a scadenza. Se l’inflazione media di periodo si attestasse al 2%, il titolo proteggerebbe il capitale e garantirebbe un ritorno reale positivo.
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