Emanuela Orlandi, si torna a parlare dello zio
Emanuela Orlandi, lo zio rimane una figura ricorrente, anche troppo. Un teorema che si scontra con una narrazione infinita dove l’attenzione ed portata altrove.
“Ormai ho capito che Emanuela devo cercarmela da solo”. Queste le parole del fratello Pietro Orlandi, dopo l’ultima audizione della commissione bicamerale d’inchiesta al giornalista Pino Nicotri dopo che, come già avvenuto nel corso della prima convocazione, ha ribadito la sua posizione a favore della pista familiare.
“Non si è indagato abbastanza sullo zio Mario – ha spiegato ai commissari il giornalista – Di recente ho capito che quando finiva il lavoro alla buvette della Camera a volte passava a prendere Emanuela all’uscita della scuola di musica per riaccompagnarla a casa”. E poi ha valutato “sorprendente e inspiegabile” che non siano mai stati rilevati elementi concreti e pubblici sulla questione: “Per tornare a casa sua doveva per forza passare da corso Rinascimento, corso Vittorio Emanuele, attraversare il ponte sul Tevere e passare vicino al Vaticano”, ha precisato.
E poi si è scagliato contro le modalità in cui sono state eseguite le indagini a suo tempo: “L’alibi dello zio non è mai stato verificato, perché non sono mai state state ascoltate la moglie, la figlia e la cognata: potrebbe anche trattarsi di un falso alibi”, ipotizza. Da chiarire, secondo il giornalista, anche i motivi per cui il padre di Emanuela Orlandi nella serata del giorno della scomparsa abbia chiamato soltanto suor Dolores, la direttrice della scuola di musica e lo zio Mario Meneguzzi. “Da chiarire anche dove si trovasse: era a Roma o nell’abitazione di Torano?”, si chiede ancora. “Dobbiamo dedurre che Ercole Orlandi abbia chiamato il cognato non per avvertirlo della scomparsa di Emanuela, ma per chiedergli se avesse sue notizie”. Non ha tardato ad arrivare la reazione di Pietro Orlandi che, ancora una volta, si è scagliato dalla parte della famiglia come, già a più riprese, ha fatto nel corso di questi anni di commissione bicamerale e ogni altra volta che sono arrivate accuse in quella direzione. “È tutto molto molto imbarazzante – ha dichiarato in un post condiviso sui suoi canali social – Ho capito ormai che Emanuela devo cercarmela da solo e la Verità, quella verità che nessuno sembra volere o cercare, la tirerò fuori, se lo mettano tutti bene in testa”.
Soltanto il mese scorso Pietro Orlandi era tornato a parlare di un ennesimo depistaggio quando sono state pubblicate delle notizie relative alla perquisizione della casa dello zio, risalente a oltre due anni prima
“Non ho commenti, per me è un depistaggio – aveva detto – Leggo titoli falsi che danno per certa questa pista. Perquisizioni avvenute non ora come vogliono far credere, ma diverso tempo fa ma che non hanno portato a nulla, come era logico, e sono state totalmente inutili. Evidentemente per qualcuno la necessità di tornare a depistare è necessaria per allontanare dalla verità“, ha spiegato.
Qualche giorno dopo è stato anche il figlio dello zio Mario a a parlare : “C’è chi fa di tutto, con infamia, per allontanare la verità, da ambienti ecclesiastici e non solo. Sicuramente è pesante sopportare quello che ormai da due anni viene scientemente riproposto nei confronti di mio padre che non può difendersi. A questo penserò io a tempo debito“.
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