di Tommaso Franci

La nostra società è un inferno perché non è ecologica. È un inferno intellettualmente perché non pensare ecologicamente è non pensare (e nel pensiero comprendiamoci pure anche l’arte). Ed è un inferno fisicamente perché senza ecologia abbiamo surriscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai, siccità ,incendi,desertificazione ecc. Non pensare ecologicamente è non pensare anche perché senza ecologia abbiamo simili nichilistici effetti fisici. Senza considerare poi che non pensare ecologicamente è non pensare anche perché finora storicamente non s’è pensato ecologicamente e se si continua a pensare in accordo con la tradizione cioè senza novità non si pensa ma si fa i ripetitori. Detto questo che cosa significa ecologia? Non avere o ridurre il più possibile effetti nichilistici e non pensare convenzionalmente. Ecologia essendo massima salvaguardia della massima diversità. Cosicché in una società ecologica e in una storia ecologica e se ecologica davvero non si potrebbero avere per definizione deficit cognitivi e artistici perché non saremmo mai conformisti e convenzionali. Pena il non essere ecologici. Una delle cause e degli effetti del non essere ecologica da parte della nostra società sta nelle otto ore lavorative. E quando si dice nostra s’intende stavolta il mondo intero del Duemila. Per il mondo intero del Duemila le otto ore lavorative essendo un valore non negoziabile, non discutibile, non negoziato, non discusso. Essendo appunto un valore. L’ambiente di vita essendo. Essendo la vita nell’ambiente da esso costituito. Ma che cosa cosa significa lavorare otto ore? (E quindi che cosa significa la nostra società? se la nostra società si basa sulle otto ore lavorative?) Quali sono le sue cause ed effetti? (E quindi quelli della nostra società nella misura in cui essa si identifica con il lavorare otto ore pro die?) Che cosa cosa significa lavorare otto ore e quali sono le sue cause ed effetti? Non rendersi conto che cosa cosa significhi lavorare otto ore e quali siano le sue cause ed effetti. Potremmo rispondere così. Dimostriamolo e rendiamoci poi conto di che cosa significhi e quali siano cause ed effetti di un simile non rendersi conto causa ed effetto delle otto ore lavorative.

La quantità della nostra vita giornaliera scaglionata in ventiquattro ore. Otto ore lavorative. Restano sedici ore. Otto di sonno (se si vuole rispettare la fisiologia). Restano otto ore. Mediamente e approssimativamente almeno un’altra ora (di vita) va persa per il tragitto casa-lavoro/lavoro-casa. Ci restano sette ore. Togliamone una per il necessario incameramento d’energia (non dico per pranzare e cenare siccome in un’ora non si può fare né l’una né l’altra cosa). Ed almeno un’altra ora va tolta per la necessaria igiene personale. Ci restano cinque ore. Un’ora è lo stretto indispensabile per informarsi anche solamente ai fini della sopravvivenza nella nostra società cosiddetta della comunicazione, ma che come pure è stato precisato andrebbe considerata dello stoccaggio e della moltiplicazione esponenziale dei dati o informazioni. Informarsi sull’incremento quotidianamente esponenziale di questo stoccaggio non è quindi un optional ma dai vaccini alle tasse è una necessità di sopravvivenza. Restano quattro ore. Almeno un’ora anche il single (condizione pure questa da ricollegare con le otto ore lavorative) dovrà dedicarla o è inevitabile che la dedichi a rapporti familiari e comunque sociali. Siano essi pure ridotti ad una telefonata o ad una mail coinvolgenti all’altro capo del mondo genitori o conoscenti o anche centralinisti per un’offerta commerciale. Eccoci giunti così alle tre ore di libertà che la nostra società in media ci permetterebbe quotidianamente. Tre ore che computiamo senza considerare ad esempio né l’attività fisica che – al pari del sesso (distinguibile pur essendo un’attività fisica dall’esercizio ginnico in senso stretto) – sarebbe necessaria quanto un salvavita né tutte le ore disperse in beghe burocratiche di ogni tipo e nella risoluzione dei continui problemi dei nostri apparati tecnologici in mancanza dei quali non potremmo vivere così come viviamo e che vanno dall’automobile al computer alla lampadina a LED nello specchio del bagno. E senza considerare nemmeno gli indispensabili acquisti di cibo e vestiario che anche se ridotti all’indispensabile portano via ore ed ore a quella libertà personale che di questo passo si riduce sempre di più. E senza considerare infine il gioco (attività strutturante per ogni animale). Ma lasciamo pure come media le tre ore di libertà quotidiane bilanciando all’ingrosso tutte queste ore impegnate nelle pratiche di sopravvivenza appena richiamate con i giorni festivi e vacanzieri (il cui numero in Italia e nel mondo viene assottigliandosi di anno in anno: la Costituzione italiana è basata sul lavoro. Ma il lavoro italiano non è basato sulla Costituzione italiana). E concludiamo di avere tre ore nette di libertà al giorno feste e vacanze comprese. Che fare in queste tre ore? Niente. Non si può fare proprio niente (a parte violenze e uccisioni) in tre ore quotidiane di libertà o di relativo ammorbidimento delle costrizioni.

Perché non si può fare niente in tre ore quotidiane di libertà? E che cosa significa fare qualcosa? Stando alla nostra tradizione umanamente “fare” significa “sapere”. Noi ci chiamiamo homo sapiens considerando il sapere la nostra differenza specifica. E questo non soltanto per il Linneo del 1758 e per la scienza. Ma pure per il Dante (anche se è il greco Ulisse che tiene la “orazion picciola”) del “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. E per l’Aristotele dell’incipit della Metafisica (di cui i versi citati di Dante sono un calco e un’integrazione. Con “virtute e canoscenza” che potrebbe considerarsi anche un’endiadi qualora – socraticamente – riconducessimo la prima alla seconda).  Saremmo conformisti e convenzionali se seguissimo passivi la tradizione. Ma se pure veniamo da una tradizione che tende a identificare significato identità valore specificamente umani con il sapere tuttavia nonostante i nomi di Linneo Dante e Aristotele tale tradizione almeno su questo punto non è stata di fatto seguita. Altrimenti non ci sarebbero le otto ore di lavoro al giorno che sono di impedimento ad ogni sapere o per usare una parola più corretta ad ogni studio.  Studi fisica, economia, musica? Impossibile con tre ore al giorno di fisica, economia o musica raggiungere in questi campi un qualche risultato riconoscibile. Lo dimostrano coloro che vengono definiti studiosi di fisica o economia o musica cioè fisici ,economisti e musicisti. I quali si occupano ben più che per tre ore al giorno delle rispettive discipline. Si può discutere se non sia una schiavitù la specializzazione. E magari tre oltre al giorno per una qualsiasi disciplina potrebbero essere sufficienti o addirittura di troppo. Ma per essere un fisico degno del nome e cioè capace o in grado di dare un contributo personale di un qualche livello alla disciplina non bisogna confinarsi in essa. Bisogna occuparsi di matematica e le ore da tre passeranno quantomeno a quattro. E poi bisognerà studiare inglese. Perché a livello internazionale oggigiorno questa è la lingua della scienza. Con ciò le ore diventano cinque. E poi bisognerà andare in laboratorio. Oppure ammesso e non concesso che ci bastino il foglio e la matita del fisico teorico bisognerà reperire i testi da studiare. Con altre ore che vanno ad aggiungersi a quelle di studio effettivo. Per non dire della necessità di un qualche aggiornamento almeno a livello generico nei vari ambiti culturali. Dalla biologia alla letteratura passando per chimica e storia. Ma tutto questo è impossibile avendo a disposizione soltanto tre ore. E quindi è impossibile mettere a frutto quella che secondo la nostra tradizione è la “semenza” dell’uomo ossia il “seguir virtute e canoscenza”.

Con il paradosso risiedente nel fatto che da un lato i Linneo ,Dante e Aristotele predicano il sapiens di Homo celebrando la nostra specificità di studiosi. Ma dall’altro gli effetti di una cultura dominata dai Linneo, Dante e Aristotele sono stati quelli distruttori dello studio e quindi della specificità umana e consistenti nelle otto ore lavorative. Insomma. O Linneo,Dante e Aristotele non hanno avuto il peso per il nostro mondo che si è soliti riconoscere loro a partire dai programmi scolastici oppure se hanno avuto tanto peso allora ce l’hanno avuto pure per un fenomeno così importante e condizionante fino alla dannazione le nostre vite come le otto ore lavorative.  E a ben vedere non è nemmeno una eterogenesi dei fini quella in cui sono incorsi Linneo,Dante e Aristotele. Con il paradosso – tra la loro celebrazione dello studio od otium e le otto ore di lavoro anti-studio e anti-otium ma generatrici di stress – che cade considerando la mancanza di ecologia in Linneo Dante Aristotele. Considerando il loro non tentare di ridurre il più possibile effetti nichilistici tramite ad esempio la considerazione senza soluzione di continuità tra organico ed inorganico e tra l’uomo e gli altri animali. Oppure tramite la massima salvaguardia della massima diversità. Certo Linneo almeno in linea di principio con le sue tassonomie tendenti all’imparziale – od a non cadere nello specismo – si salva da queste accuse. Ed infatti la disanima ecologia deve pur avere – proprio per motivi ecologici! che così ne confermano direttamente la correttezza! – i suoi antesignani e se si parla adesso  di ecologia lo si deve al fatto tutto ecologico che nella nostra società non potrà esserci assenza assoluta di essa (si consideri però che Linneo – per quanto negli effetti da lui derivabili possa venire considerato filosofico/ecologico – di per sé non ha fatto almeno in senso proprio filosofia; e senza filosofia cioè senza una visione generale ed organica delle cose è difficile potersi considerare ecologi). Ma Dante ed Aristotele (non a caso tanto più letti ed ammirati di Linneo) non si salvano di certo – col loro antropocentrismo talmente fanatico da farsi teologia o con la loro teologia talmente fanatica da farsi antropocentrismo – dall’accusa di mancanza di ecologia o addirittura di essere anti-ecologici. E se dalla mancanza di ecologia non consegue necessariamente la giornata lavorativa di otto ore tuttavia essa ne consente la possibilità la quale invece viene esclusa dall’ecologia. Essendo nichilistico per una “semenza” da studioso non poter studiare.

Appendice sull’eliminazione della domenica.

Nel vigente sistema delle otto ore lavorative la domenica e la festa e la vacanza e il riposo comandato sono inutili e ipocriti – e però anche necessariamente conseguenti – quanto le medicine antiretrovirali dopo aver fatto di tutto a livello individuale per prendere l’Aids in una società che fa di tutto a livello collettivo – con tabù sessuali e sperequazione economica – per attaccarti l’Aids.  Il vigente sistema delle otto ore lavorative e la domenica e la festa e la vacanza e il riposo comandato sono esattamente l’opposto della ouverture del Tannhäuser. Sono Aids. Sono – non soltanto a livello metaforico ma anche fisico – causa dell’Aids. Si va a puttane per motivi interconnessi alle otto ore lavorative. Per amare e farsi amare ci vuole infatti tempo. Si è puttane per motivi interconnessi alle otto ore lavorative. Per non esserlo bisogna – quantomeno a livello di condizione necessaria anche se non sufficiente – bisogna non vivere in una società che si basi sulle otto ore lavorative e su di un’economia di competizione (e quindi di sperequazione – o viceversa) e di consumo che ne è la causa e l’effetto delle otto ore lavorative – che sono consumo di uomo tramite consumo di ambiente extra-umano e viceversa.  Le medicine antiretrovirali poi vengono prodotte entro il sistema delle otto ore lavorative. Sistema che risulta concausa del contagio di Aids. Le medicine antiretrovirali finché saranno prodotte da un sistema di consumo come quello delle otto ore lavorative non debelleranno l’Aids. Assuma pure l’Aids altre forme tipo l’ebola o simili. La domenica e la festa e il riposo comandato vengono prodotti entro il sistema delle otto ore lavorative. Sistema che risulta concausa del contagio del consumo di uomo tramite consumo di ambiente extra-umano (e viceversa). Ossia del consumo di uomo tramite consumo di suolo (e viceversa). Con l’umanità dell’uomo che si consuma impedendole di conseguire la sapienza. Cioè impedendole di studiare. Con il conseguimento della sapienza che – socraticamente – coincide o si realizza nella possibilità di studiare. Anche tabù sessuali e sperequazione economica causa-effetto delle otto ore di lavoro cooperano ad impedire lo studio. Impedimento valevole come sindrome da immunodeficienza acquisita in tutti i sensi. Dal culturale al medico. La domenica e la festa e la vacanza e il riposo comandato finché saranno prodotti da un sistema di consumo – umano perché extra-umano e viceversa – come quello delle otto ore lavorative non debelleranno il consumo di uomo tramite consumo di ambiente extra-umano (e viceversa). Stanno infatti a causa ed effetto di questo consumo. Assuma pure questo consumo altre forme rispetto alla servitù della gleba od al gas di petrolio liquefatto.