Meloni ha perso il referendum. La grande sconfitta è stata lei nella misura in cui ne ha eluso la responsabilità, trattando il disastro come un incidente di percorso.
Non si può essere statista se la misura della tua politica è sempre quella di eludere il rischio, anche quando una scelta come quella di intervenire sugli assetti della Magistratura comporta, inevitabilmente, dei rischi. C’è un confine in fondo alle nostre determinazioni, da superare o guardare in lontananza.

Muoversi dietro le fila, mandando avanti un ministro a fare la guerra, per quanto a lui è demandata la titolarità tecnica del progetto, depone a sfavore del carisma che è tratto essenziale se si vuole imprimere una svolta alla perpetua, irrisolta storia dei rapporti tra poteri. Per parlare con parole care a certa retorica muffita, qui mancò l’onore ed il coraggio. Ma prima ancora mancò la credibilità. Perché è scontato che una riforma come quella della Giustizia pochi la comprendono fino in fondo, forse gli stessi che la propongono, e che gli elettori avrebbero agito di pancia, secondo idealismi destinati ad essere frustrati alla prova dei fatti – quando saranno vittime ignorate dalla Giustizia o presunti colpevoli da lei perseguitati forse capiranno, ma non è certo – o nell’illusione di poter agire su una realtà ormai collassata, come lo Stato che la protegge, e che certo la scombiccherata riforma del Governo non poteva salvare. Ci vorrebbe ben altro per far sì che la Giustizia sembri tale, almeno. Ma non accadrà mai, non nella Nazione fallita in cui viviamo.
Il problema è che se la tua riforma sia oscena o brillante non conta e non puoi sperare di affermarla se la tua autorevolezza come statista non è mai esistita. Il carisma in queste partite è tutto, quel maledetto raro carisma che viene dalla credibilità. Ma se fai l’amica di Trump, se non t’indigni per Gaza, se non consideri i colpi di mano in Venezuela o in Iran come sistematica distruzione di quello che rimane del diritto internazionale, allora non puoi dire, né tu né il Governo cosa è giusto e cosa non lo è nella Giustizia italiana oggi. Un disastro certo, ma abbiamo visto vergogne perfino peggiori introno. Le hanno viste tutti, tranne che dalla finestra di Palazzo Chigi
