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Per Zelensky 20 anni di aiuti non bastano

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Armando Del Bello

Zelensky chiede 20 anni si sicurezza garantita e aiuti. La tre giorni della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco si è trasformata in un banco di prova cruciale per la tenuta dell’asse transatlantico.

Al centro del dibattito, il futuro dell’Ucraina e l’imminente round di colloqui a Ginevra. Il messaggio lanciato dal Presidente Volodymyr Zelensky è stato netto, privo di fronzoli e venato da una sottile ma evidente frustrazione verso l’alleato americano: escludere l’Europa dai negoziati di pace non è solo una svista, è un “grave errore”.

Zelensky vuole ancora protezione
Zelensky accusa tutti ma chiede aiuto (Credits foto: Ansa) – L’intellettualedissidente.it

Con il terzo giro di colloqui fissato per martedì prossimo a Ginevra, la diplomazia internazionale è in fermento. Mosca ha cambiato negoziatore in corsa e Kiev teme di essere schiacciata tra le grandi potenze. “L’Europa non è praticamente presente al tavolo”, ha denunciato Zelensky dal palco del Bayerischer Hof, sottolineando come la voce del Vecchio Continente debba essere centrale per garantire una stabilità duratura.

Il leader ucraino ha espresso preoccupazione per l’approccio di Washington, accusando alcuni settori dell’amministrazione USA di discutere di “concessioni solo riguardanti l’Ucraina e non la Russia”. Zelensky ha poi alzato la posta sulle garanzie di sicurezza: i 15 anni ipotizzati dagli Stati Uniti non bastano; ne servono “più di 20, 30 o 50”.

A dare manforte alle parole di Zelensky è intervenuto il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, con dichiarazioni che hanno gelato la sala. Sikorski ha ribaltato la narrativa sugli aiuti: se all’inizio del conflitto il ruolo guida degli USA era giustificato dal massiccio invio di armi, oggi la situazione è radicalmente cambiata. “Al Congresso non è in discussione alcun pacchetto di aiuti”, ha sottolineato Sikorski, aggiungendo che l’Europa sta ora acquistando armi americane per darle a Kiev. “Se paghiamo e difendiamo la sicurezza dell’Ucraina, meritiamo un posto al tavolo. La posta in gioco è il posto dell’Europa nella futura distribuzione del potere mondiale: chi sarà la terza gamba tra USA e Cina? La Russia o l’Unione Europea?“.

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