Non era previsto che Donald Trump esortasse la Cina a inviare navi in Medio Oriente. La richiesta di aiuto è la misura della sua follia
Trump ha fatto rapire Maduro per ridurre l’influenza di Pechino in America Latina, ha dato noia alla Groenlandia per allontanare la Cina da quelle acque, ha attaccato l’Iran con proposti non diversi; mettere in crisi uno dei principali fornitori di petrolio del Dragone. Ora vorrebbe uscire dalla regione più instabile del mondo e chiede aiuto alla Cina. Meglio non domandarsi cosa penserebbe Kissinger di lui.

A giudizio del Financial Times la Cina “non ha alcuna intenzione di inviare dragamine nello Stretto di Hormuz. La domanda è se Xi Jinping vuole vedere Trump messo all’angolo. Una cosa è che la Cina ottenga un vantaggio diplomatico sugli Stati Uniti; un’altra cosa è mettere alla prova Trump per scoprire se è il Dottor Stranamore”. Sì meglio non spingere troppo all’angolo qualcuno che ha dato qualche segno di follia – e di stupidità il che è anche peggio – per capire come andrà a finire. Il gioco della fine del mondo lo facciamo un’altra volta. Trump è “chiaramente riluttante a farsi fotografare su un podio con Xi mentre la guerra con l’Iran infuria ancora. L’immagine di un presidente americano, per non parlare di Trump, che si reca nella Città Proibita con la ciotola per l’elemosina è troppo sgradevole” commenta il Financial Times.
Trump alla sua solita maniera, con quel borbottio ripetuto, infantile e possente allo stesso tempo, ha detto : “Non so sul viaggio a Pechino. Mi piacerebbe andare in Cina ma sento di dover essere qui perché c’è la guerra. Potrei ritardare il viaggio di un po’: abbiamo richiesto uno slittamento di un mese”. Il tycoon doveva essere in Cina dal 31 marzo al 2 aprile. Dunque la guerra stravinta prenderà ancora del tempo, sta dicendo. A fine febbraio Trump immaginava di arrivare a primavera con un cocktail in qualche sontuoso terrazzo di Teheran, con la folla giù che lo acclamava. E’ rimasto a Washington. E osserva mille navi ferme davanti al suo futuro.
