Si odiano ma non lasciano il tavolo . Credit ANSA-Lintellettualedissidente.it
Russia e Ucraina si odiano, ma fingono di trattare. Sei ore di colloqui «molto tesi», ma evidentemente non abbastanza da far saltare il tavolo. Proseguono i negoziati trilaterali a porte chiuse tra i delegati di Russia, Stati Uniti e Ucraina a Ginevra.
Restano le questioni centrali – i territori contesi e le garanzie di sicurezza – in una cornice resa ancora più tesa da nuovi raid russi sulle infrastrutture energetiche ucraine.
I russi dicono che sono stati discussi «grandi temi e grandi compromessi», il capo della delegazione ucraina, Rustem Umerov, ha detto invece che «le discussioni si sono concentrate su questioni pratiche e sui meccanismi di possibili soluzioni».
Dopo il nulla ad Abu Dhabi si tenta ancora tra soluzioni che sembrano inconciliabili. Prima dell’inizio dei colloqui Trump aveva lasciato trasparire ancora una volta la sua impazienza verso Kiev, affermando che «farebbe meglio a venire al tavolo delle discussioni, e rapidamente» proprio mentre nella notte precedente la ripresa dei colloqui la Russia ha continuato ad esercitare pressione sull’Ucraina con massicci bombardamenti sulle sue infrastrutture energetiche. Zelensky ha risposto alle pressioni di Trump che già nei giorni scorsi lo aveva invitato a «darsi una mossa», affermando che la Russia vuole «concludere un accordo di pace» in modo fin troppo prevedibile «Affinché la pace sia reale ed equa, dobbiamo agire sull’unica fonte di questa aggressione», cioè la Russia, perché «è Mosca che continua con gli omicidi, gli attacchi massicci e gli assalti». e sul Donbass, ha ribadito «il popolo ucraino rifiuterebbe un accordo di pace che preveda il ritiro unilaterale dalla regione orientale e la sua cessione alla Russia». Ma negli Stati Uniti l’agenda interna – in particolare le elezioni di medio termine – spinge Trump a cercare risultati rapidi e se alcuni diplomatici americani a Ginevra hanno parlato di un possibile accordo anche entro l’estate Zelensky giura che l’Ucraina non patirà più compromessi unilaterali. Ma non si è arrivati alla rottura: i negoziati che avanzano per attrito e logoramento, esattamente come la guerra che dovrebbero fermare
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